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Tentò di uccidere per tre volte la sua ex compagna: si discute in Appello il ricorso di Crisci

In primo grado fu condannato con rito abbreviato a 17 anni di reclusione dal Gup del tribunale di Avellino

Si discuterà domani mattina  dinanzi alla Corte di appello di Napoli  il ricorso di  Pellegrino Crisci, il 41enne di Sirignano,  che  a giugno  del 2023, in un’ora di follia ferì con una pistola la sua ex Michela Principe, un passante colpendolo alle gambe e  sparò contro due carabinieri intervenuti per bloccarlo. Crisci è stato condannato, in primo grado  il 4 giugno scorso,  a 17 anni di reclusione,   dal Gup del tribunale di Avellino, Giulio Argenio dopo che il pm Luigi Iglio aveva chiesto 18 anni di reclusione per il 41enne accusato di tentato triplice omicidio.

Le accuse mosse nei confronti di Crisci si basano sulle indagini condotte dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Avellino e comprendono quindici capi d’imputazione. Il quarantenne è assistito legalmente dagli avvocati Gaetano Aufiero e Carmine Procentese, mentre la parte civile, rappresentata da Michela Prencipe, è difesa dall’avvocato Nicola D’Archi.

Pellegrino Crisci, detenuto nel carcere di Agrigento, è stato accusato dalla Procura di Avellino di tre tentati omicidi e una serie di altri reati, dopo aver sparato diversi colpi di pistola alla sua ex compagna, Michele Prencipe, il 19 giugno 2023. La donna è riuscita a sfuggire all’aggressione, ma le minacce da parte di Crisci  erano continuate anche dal carcere, sia attraverso chiamate da un telefono scoperto dagli inquirenti, che attraverso lettere. Crisci era già sottoposto agli arresti domiciliari per maltrattamenti nei confronti della sua ex compagna Michela Principe. L’ imprenditore del settore automobilistico, di Sirignano era sottoposto alla misura perché il 6 dicembre del 2021 aveva aggredito la sua ex compagna, con un coltello, dopo averle rotto il naso. Crisci era anche finito nel carcere di Poggioreale nell’ambito di un’inchiesta della DDA di Napoli, unitamente a Bernando Cava detto Aldo. Entrambi erano accusati di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso nei confronti di un imprenditore del Mandamento. Misura poi annullata dal tribunale del Riesame.

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