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Tesseramento, aria di antico

 

Il tesseramento del Pd in provincia di Avellino sa di antico, anzi di vecchiume. Una corsa affannosa all’accaparramento delle tessere da parte di presunte correnti interne, simile a quel parapiglia che un tempo succedeva nella Dc, partito nel quale ho militato, mostrando sempre un disappunto verso le degenerazioni correntizie, uno dei mali più letali che ha contribuito al definitivo tramonto del partito. Allora si discettava sul tesseramento gonfiato con una sorprendente moltiplicazione di nomi che, secondo le malelingue , i capibastone copiava persino dall’elenco telefonico. Un reclutamento non sempre perfetto perché spesso affioravano tra gli iscritti nomi di defunti, tanto che la Dc tra gli innumerevoli epiteti si conquistò anche quello di partito che aiutava i vivi, servendosi dei morti. Macabro rito che il partito democratico almeno ci risparmia, anche se in alcune competizione di primarie sono diventati ferventi elettori filippini, cinesi, bulgari, trasformando il PD da partito di popolo a partito di Popoli. La partecipazione esterofila alla competizione delle primarie è diventata un elemento inquinante che ha indebolito lo strumento dell’ adesione spontanea e democratica alle scelte della classe dirigente, sottratta ai voleri e ai capricci di una ristretta cerchia oligarchica che soprattutto nella prima repubblica era funzionale alla imperante partitocrazia. E allora a cosa serve la corsa al tesseramento se poi la scelta del segretario dovrebbe essere fatto con primarie libere insieme alla selezione della rappresentanza di altri livelli? Qualcuno discetta, fuori dal tempo, che si deve tornare al partito della militanza con la variante che nel passato, malgrado i tesserati fantasma c’era comunque un’attiva militanza, attraverso la fitta rete di sezioni dei partiti, oggi invece c’è un tesseramento senza militanza e senza circoli se non sulla carta. Lo stesso Pd ha subito con Renzi un’ evoluzione leaderistica che rischia di sconfinare in una forma di cesarismo tanto che le candidature di questo partito alle prossime elezioni politiche saranno ispirate direttamente dal segretario, con una scelta non proprio “esentasse”. Per il seggio parlamentare si parla ,infatti, di una vera e propria tariffa che i candidati dovranno versare con un prezzario che varia da partito a partito: dai 150mila del Pd, ai 145 mila euro della Lega fino ai 70milaeuro di Forza Italia, seggio meno costoso per l’incombente declino che accompagna il partito del Cavaliere. Il caro seggio è stato adottato da tutti i parti sotto la nobile dizione di “erogazioni liberali”ma di libero, in realtà, hanno ben poco. Quei “contributi” sono tanto obbligati da fungere come condizione stessa della candidatura e della permanenza a Montecitorio. L’acquisto del seggio è stato incoraggiato dall’indegno sistema elettorale del Porcellum che prevedeva la nomina dei deputati e senatori da parte dei partiti e non la loro libera elezione. Un sistema che non è andato del tutto in soffitta ma è stato sostituito dall’Italicum, versione corretta e riveduta di quella immonda legge che ha favorito anche l’acquisto del seggio, introducendo nella politica una moderna forma di simonia più indegna di quella osservata dalla Chiesa nella nomina dei vescovi , titolo un tempo acquistato da famiglie influenti per un loro rampollo, come al mercato dell’araldica venivano acquistati i quarti di nobiltà da parte di personaggi alla Mastro Don Gesualdo in cerca di un blasone per aristocratizzare le ricchezze accumulate. Un ritorno alla politica dei casati e delle lobby, in cui il cittadino elettore ha perso ogni influenza, figurarsi quanto possa contare un semplice iscritto a un partito che ormai è diventato sempre di più il partito del leader.
edito dal Quotidiano del Sud

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