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Tra Prodi e Schlein, l’eterno dilemma del riformismo

Sono le voci che vengono da un lungo silenzio quelle che agitano il centrosinistra che si interroga su quale possa essere la via d’uscita da una complessa riflessione che ormai irrompe sulla marcia di Elly Scheln. La segretaria del Pd si sente accerchiata, ascolta, replica e organizza il futuro del Pd, presentandolo nella prossima conferenza programmatica.
DA TRIESTE
A MILANO E ORVIETO
A fare emergere il fuoco che covava sotto la cenere, consegnando al gruppo dirigente del Pd una prima questione di verifica, erano stati i cattolici che da Trieste avevano, attraverso voci autorevoli, reclamato un loro spazio nel centrosinistra. Il confronto, sia pure con toni diversi, ma con lo stesso obiettivo, era stato approfondito nei convegni di Milano e Orvieto le cui risultanze avevano prodotto la richiesta di maggiore partecipazione dei cattolici in politica, pronti a dare un contributo nel sociale. Schlein, sia pure con un atteggiamento prudente, aveva mostrato interesse e disponibilità ad una apertura.
SPUNTA
FRANCESCHINI
Da un lungo silenzio, appena appena interrotto dalla presentazione dei suoi libri, Dario Franceschini, ex segretario del Pd, già ministro della cultura, esponente di rilievo della ex Dc, dalla sua officina culturale lancia una proposta che fa discutere. In sintesi: l’Ulivo di Prodi non esiste più; le coalizioni vanno ripensate e gestite in modo diverso rispetto al presente; ciascun partito si presenti al corpo elettorale per proprio conto; dopo il voto accordo tra i partiti sul programma; requisito indispensabile il cambio della legge elettorale. È lo stesso Franceschini a definire la sua proposta “provocatoria”. E infatti la provocazione coglie nel segno.
Il dibattito nel centrosinistrasi modula tra favorevoli e contrari. Nel primo caso, i favorevoli, si dichiarano interessati alla proposta, tra gli altri, Giuseppe Conte.
«Quella di Franceschini è una proposta – dice il presidente del M5s – che guardo con attenzione, perché è un tentativo di rendere compatibili le differenze. L’importante è condividere l’obiettivo di porre al centro dell’azione politica il cambiamento della società».
Tra i nettamente contrari alla proposta si schierano i Verdi- Sinistra che affermano con Angelo Bonelli: «Ma come è pensabile presentarsi agli elettori dicendo: andiamo divisi perché non siamo in grado di esprimere una proposta comune, facciamo però un accordo tecnico sui collegi. Mi pare solo – afferma Bonelli – un incentivo all’astensionismo»,
IL “NO” DI SCHLEIN
E DI PRODI
Andare al voto divisi per battere la destra? Per Elly Schlein non se ne parla proprio. La segretaria del Pd è ancora una volta prudente. Ascolta, ma non commenta. Anzi la sua proposta è nella unità delle forze del centrosinistra.
In cuor suo forse ha anche difficoltà a bocciare la proposta di Dario Franceschini che fu uno dei suoi maggiori sponsor nella sfida con Bonaccini per la guida della segreteria del Pd. Ma lei tira diritto e rilancia a chi l’accusa di «non avere una visione rispondo che ce l’abbiamo anche bella forte. È quella che tiene inscindibilmente insieme la giustizia sociale, la giustizia climatica, il lavoro dignitoso, l’innovazione, i diritti delle persone. Magari – dice Schlein – a qualcuno non piace, ma ce l’abbiamo». Poi aggiunge: «Magari è quello che non si aspettavano dal Pd di prima, ma oggi il partito si è autodeterminato in questa direzione. E perciò non si torna indietro». Ce n’è per tutti coloro che le vorrebbero mettere il bastone tra le ruote e che per pensiero e generazione sono distanti dal suo modo di procedere. Alcune puntualizzazioni sembrano richiamare il contrasto della segretaria con l’ex commissario europeo Romano Prodi.
Il quale, come fa Schlein, boccia la proposta Franceschini senza mezzi termini. «Ma come si può fare il discorso di Franceschini due anni e mezzo prima delle elezioni? Se scriviamo oggi – afferma Prodi in una intervista a Repubblica – che dobbiamo andare al voto senza un’idea, anzi che dobbiamo proprio evitare di avere un’idea comune, si possono anche vincere le elezioni, ma si uccide il Paese. Politica è dire quel che serve all’Italia per la distribuzione del reddito, la sanità, la casa. Non dire solo che mancano le risorse, ma dire come vanno riformati gli ospedali, i medici di base, le case di comunità».
A prima vista sembrerebbe che tra i due, Prodi e Schlein, ci sia una intesa almeno sul percorso riformistico del centrosinistra, programma chiaro con problemi di fondo a cui dare risposte, bocciatura, senza se e senza ma, della proposta Franceschini e altre necessità urgenti per battere la destra. Eppure la segretaria del Pd non si fida. E lo dice con chiarezza a chi dal lungo sonno propone l’eventualità delle primarie. « Chi frena il cambiamento – dice – impresso sull’onda della vittoria, è pregato di non disturbare». Linguaggio asciutto, Schlein non le manda certo a dire.
LA CONFERENZA
PROGRAMMATICA
In questo clima, nel quale il centrosinistra, e il Pd in particolare, è attraversato da spinte diverse, Elly Schlein prepara la Conferenza programmatica, un appuntamento straordinariamente importante non solo per i temi in discussione, l’unità del partito e il ruolo di perno nella coalizione, ma soprattutto per l’appuntamento con le prossime elezioni regionali. E c’è da affrontare il tema della legge elettorale da cui dipendono il posizionamento dei partito rispetto alla cattura del consenso.
C’è chi pensa al cosiddetto Mattarellum introdotto nel 1993 e con il quale si è votato alle Politiche dal 1994 al 2005. E poi c’è una domanda che inquieta e che si ripropone in occasione di ogni turno elettorale: l’astensionismo che è sintomo di una crisi dei partiti e di una politica che non affascina più, che grida senza concludere.
Per l’alleanza di centrosinistra, o del campo largo, c’è inoltre il problema della classe dirigente centrale e periferica capace di mobilitare le persone alla partecipazione politica. In quella sede non si potrà non riflettere sulla rivoluzione globale dopo la rielezione di Trump alla Casa Bianca e dell’imprevedibile Musk le cui iniziative creano disorientamento giorno dopo giorno. C’è tanto da dire nel corso della Conferenza che dovrà ripensare al ruolo della sinistra, al modo con cui fare opposizione per sconfiggere una destra che, tra nostalgie e rigurgiti neonazisti striscianti, rischia di condurre il Paese alla deriva.
E per dirla con le parole di Achille Occhetto: «Dopo Trump, Giorgia Meloni ha fatto l’irresponsabile scelta di aprire un conflitto tra i poteri dello Stato. I calcoli politicisti non servono, serve mobilitare la democrazia militante».

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Gianni Festa

Cronaca

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