L’amicizia come spazio di ascolto, accoglienza e condivisione, specchio in cui riconoscersi e imparare a mettersi in discussione, senza mai smettere di essere un approdo sicuro. E’ il senso del legame profondo tra due protagoniste del panorama politico e sociale campano e nazionale, Rosetta D’Amelio e Luisa Cavaliere raccontato nel bel libro curato da Pasquale Gallicchio “Tu sei per me lo specchio e il porto”, edito da Liguori. Lo sottolinea bene Laura Valente nell’introduzione “L’amicizia tra Luisa Cavaliere e Rosetta D’Amelio non è mai stata un accordo pacifico, un rifugio comodo o una semplice complicità. A prima vista le loro traiettorie sembrerebbero quasi inconciliabili. Da un lato c’è Luisa: femminista, radicale, comunista, orgogliosamente irriverente con radici ben piantate nel Cilento, una terra di luci crepuscolari e suoni arcaici. Dall’altro c’è Rosetta che ha scelto di abitare i luoghi del potere formale per tentare di cambiarli dal di dentro. La sua è una sfida giocata sul terreno della concretezza e della costruzione paziente, fin da quando – nei giorni drammatici e sospesi del terremoto dell’Irpinia, si è trovata in prima linea a gestire l’emergenza”. Poichè “Nello specchio e nel porto di Luisa e Rosetta e sotto l’ombra protettrice di una Badessa del Goleto scopriamo che si può essere accolti senza essere imprigionati, guardate senza essere possedute e cambiate senza essere negate”.
Luisa Cavaliere sottolinea come il libro consegna la storia di “Due donne che non rinunciano alla passione politica, anzi la coltivano cercando di rispondere alle domande che il loro tempo ha imposto. Non senza smarrimenti, non senza silenzi: omissioni che forse avrebbero meritato voce ma che restano tali”. A parlare di un volume che si inserisce in un mosaico molto più grande è Rosetta D’Amelio: “quello delle storie di donne, delle donne forti dell’Irpinia, della mia terra. Donne che hanno affrontato prove durissime nei tempi dell’emigrazione perchè la nostra è e resta una terra di emigrazione…”. Per ribadire come “Con Luisa ho riscoperto ancora di più il valore delle radici, mi sono legata ancora di più alla mia terra, consapevole di ciò che rappresenta per me”.
“Cara Rosetta – scrive Luisa -Noi siamo state dentro la politica in un modo che oggi mi sembra quasi difficile da spiegare. Non era una scelta tra le tante, era un destino generazionale. Si doveva pensare, si doveva prendere posizione, si doveva agire. Noi lo abbiamo fatto. Ma già allora, anche stando nello stesso campo eravamo diverse. Tu avevi una naturalezza che io non ho mai posseduto. Una capacità di stare nei luoghi, nelle relazioni, senza esserne divorata. Io, invece, ero attraversata da un’inquietudine continua, da una specie di attrito interno che mi rendeva difficile accettare le cose così come erano. Forse è proprio da lì che nasce una delle linee più profonde della nostra differenza”.
Centrale nell’esperienza di militanza di Luisa l’incontro con il femminismo, che sarà cifra distintiva della sua esistenza e del suo impegno “un ‘esperienza di rivelazione….Accorgermi che il mondo, così come lo avevamo pensato e nominato, era costruito come se il soggetto fosse uno solo. Invece no. I soggetti erano due. Due corpi, due esperienze, due modi di stare nella storia. Sembra una cosa semplice, quasi banale. Eppure non lo era affatto, perchè per secoli quella differenza era stata cancellata, o peggio, resa invisibile”. Di qui l’impegno costante per modificare narrazioni consolidate e strutture sociali che ignoravano quella differenza. Ed è ancora Cavaliere a soffermarsi sulle diversità di vedute, carattere e opinioni che non le hanno mai allontanate ma hanno piuttosto finito per unirle: “Tu più capace di mediazione, di costruzione, di relazione. Io più spigolosa, più refrattaria alla seduzione, più incline a rompere che a tenere insieme”. Per ribadire che “la nostra amicizia non si è fondata sull’uguaglianza ma sulla possibilità di stare dentro una differenza senza avere paura”.
Tanti i ricordi che scorrono nelle pagine, dal legame di Rosetta con nonna Rafaniello “un’ombra buona che le dimora dentro” che aveva occupato il municipio contro il rincaro delle tasse, con il padre, protagonista della Resistenza e la madre capace di trasformare la propria casa in uno spazio sempre aperto, al sisma del 1980, in cui Rosetta riuscì a salvarsi per un colpo di fortuna e decise di restare a Lioni per offrire il suo contributo alla rinascita dell’Irpinia. Poco prima della scossa, lei che allora studiava sociologia a Roma, era passata a salutare zia Teresa e zio Pietro che abitavano all’inizio del Corso, d’istinto aveva rifiutato l’invito a entrare di Teresa per farle provare le calze che le stava confezionando, aveva risposto che le avrebbe provate la prossima volta. Qualche istante dopo, appena rientrata a casa, il boato del sisma, era in salvo mentre la casa di zia Teresa e zio Pietro era stata rasa al suolo. Cominciava la terribile conta delle famiglie, il tentativo disperato di salvare chi era rimasto sotto le macerie, la riscoperta dello spirito di solidarietà e sacrificio di una comunità. In quei giorni terribili il suo impegno si tradusse in gesti concreti, partecipò ai Comitati Popolari, diventò segretaria del Pci a Lioni e con Luisa Cavaliere fondò le prime cooperative femminili. La passione politica prendeva la forma di impegno sociale per poi diventare scelta istituzionale.
Ad alternarsi nel libro pensieri e immagini, ricordi che hanno segnato una vita e hanno restituito un senso alle proprie scelte. Dalle speranze riposte nella stretta di mano tra Berlinguer e Moro al dolore per il ritrovamento del corpo di Moro, un omicidio capace di far tremare le fondamenta della democrazia. In quella stagione di caos e dolore, Berlinguer sarà per lei un riferimento costante per l’idea di politica che incarnava. E sarà proprio il segretario del Pci a recarsi in visita a Caposele alcuni giorni dopo il 23 novembre del 1980, sostando davanti a ciò che restava della sede del Partito, crollata durante il sisma con la morte di sette militanti comunisti. Rosetta non dimenticherà mai la sua commozione nel prendere tra le mani il verbale della riunione. Dalle lezioni del professore Ferrarotti alla facoltà di sociologia di Roma, con le sue lezioni che aprivano la mente, ampliavano gli orizzonti e aiutavano ad abbattere barriere, alla scoperta della passione politica che la porterà a scendere in piazza per la realizzazione dei primi consultori, dai primi passi nel Pci di Lioni, con la consegna della prima tessera da parte di Totonno Gioino, alla solidarietà come prassi quotidiana con una casa sempre aperta prima alle donne del paese che andavano a partorire, poi ai compagni di partito fino alle battaglie per restituire a Lioni la sua ferrovia o per difendere i territori contro la discarica di Pero Spaccone, in cui ebbe al suo fianco il vescovo Nunnari.
Indimenticabile l’esperienza con il presidente della Regione Bassolino come assessore regionale: “Lei è consapevole degli anni intensi, vissuti nel dare voce e sostegno alle donne e promuovere battaglie sociali per assicurare una migliore qualità della vita nei piccoli paesi. Non prova nessun rimpianto. In mezzo agli errori e alle sconfitte le rimane la certezza che valesse la pena credere in qualcosa più grande di lei, anche perchè non ha mai avuto paura di pronunciare la parola rivoluzione, che non aveva nulla a che vedere con la violenza ma era una parola piena di promesse, un orizzonte da poter raggiungere”. Un impegno non diverso da quello di Luisa, anche lei iscritta al Pci, rigorosa e radicale, consapevole che fosse necessario partire dal partito per provare a cambiare la società. fino alla rivista Filo di perle, fondata negli anni in cui D’Amelio era assessora regionale o alla candidatura alla Camera dei deputati.
Anche per lei il terremoto rappresentò una svolta, viveva a Buccino ma dopo il 23 novembre del 1980 capì che il suo posto era a Lioni, lì dove la ferita era aperta e viva. Fu lì’ che si incontrarono la prima volta durante una delle riunioni dei Comitati Popolari “Abbiamo trasformato – dirà Luisa – il dolore in legame”. Nel suo ruolo di assessora regionale con delega alle politiche sociali, immigrazioni, campani nel mondo, pari opportunità, Rosetta volle Luisa al suo fianco “Bassolino ti affida questa delega perchè sei una persona onesta”, parole difficili da dimenticare. Cominciava una nuova fase della sua vita che la vedrà realizzare progetti importanti, a sostegno dei più fragili, dal sostegno al Teatro Trianon al progetto per piantare vigneti e installare arnie nel carcere di Sant’Angelo, dalla nascita di rassegne come Città delle Donne al rafforzamento del legame con i campani del mondo fino all’incontro a Santiago con Isabel Allende. “Sono stati anni di impegno anche sul piano legislativo. Approvammo leggi fondamentali come quella sulla dignità sociale. Per la prima volta in Campania una legge quadro sulle politiche sociali: il Piano di zona, il personale qualificato, come assistenti sociali, psicologi, sociologi. I servizi iniziarono a rispondere davvero ai bisogni delle persone…Fu una rivoluzione silenziosa ma concreta”.
Dalla misura che anticipava il reddito di cittadinanza dei 5 Stelle alla prima legge in Campania sulla doppia preferenza di genere per l’elezione del Consiglio regionale, che aveva già sperimentato da sindaco di Lioni. Un percorso compiuto fianco a fianco, da Luisa e Rosetta, non senza scontri. Se Rosetta era la donna del dialogo e del compromesso, Luisa era quella della rottura, sempre critica verso la politica istituzionale, e proprio per questo complementari0, ecco perchè a Luisa Rosetta non esiterà ad affidare la politica delle donne “avevo capito che il tuo sguardo, nutrito di cultura femminista, era più avanzato del mio”. Per rilanciare la sfida di contaminare le istituzioni, partendo dalla cultura della differenza.
Un percorso segnato anche da momenti difficili, fatti di delusioni e amarezze profonde, come quando nel 2008, il nome della D’Amelio sparì, da un giorno all’altro, da quello dei candidati alle elezioni alla Camera dei deputati, sostituito da quello di una candidata vicina a Giuseppe Fioroni, senza che nessuno l’avesse avvertita. Rosetta decise di portare avanti ugualmente la campagna elettorale a sostegno del progetto in cui aveva sempre creduto, fino alla rivincita ottenuta nel 2010 con l’elezione a consigliera regionale, unica donna eletta in Irpinia, un dato che la dice lunga sulle difficoltà che ancora accompagnano le donne che scelgono la strada della politica sul territorio. Poi, con l’amministrazione De Luca, a cui riconoscerà, pur nella diversità, qualità come concretezza e competenza, un nuovo incarico di prestigio, la nomina a presidente del Consiglio Regionale, una nuova sfida, un nuovo impegno in difesa dei diritti. Sarà lei a coordinare i Consigli Regionali Italiani, lavorando sulle aree interne, dando voce ai giovani, ottenendo l’intitolazione dell’aula del Consiglio Regionale a Giancarlo Siani. E ci sarà De Luca al suo fianco a inaugurare insieme a lei la ferrovia Avellino Rocchetta pronta a ripartire e a ottenere il riconoscimento di ferrovia turistica. Un sogno raccontato nel bel film di Assanti “La fermata” con Claudia Cardinale. Rosetta vivrà fino in fondo tutte le trasformazioni della sinistra, avendo come riferimento Ingrao, dal Pci al Pds, dai Ds fino al Partito Democratico, partito che ha faticato non meno degli altri a dare spazio alle donne fino all’elezione della Schlein “Solo grazie alle primarie aperte il Pd ha finalmente avuto una segretaria”. Un percorso il loro, arricchito da esperienze come l’associazione “Lo specchio di Alice”, spazio tra realtà e possibilità, attenta ai bisogni concreti delle donne, alla necessità di ridefinire gli spazi di potere prima ancora di conquistarli e la rivista napoletana, Il filo di perle, realizzata con il contributo di Lucia Mastrodomenico, nel tentativo di superare gli ambiti provinciali e di abbracciare idee che guardavano all’Europa e al mondo.
Per ribadire come “Nella mia vita politica ho cercato di essere fino in fondo una donna che dal femminismo ha imparato soprattutto una cosa: partire dal sè. E’ stato uno degli insegnamento più importanti ricevuti da Luisa, una guida che ha accompagnato sia le mie scelte politiche, sia quelle istituzionali”. E se Luisa rifiuterà sempre mediazione e doppiezze legate alle forme liturgiche del Pci, Rosetta riuscirà a stare dentro quella scena politica, imparando a districarsi nei suoi meccanismi. Una differenza, la loro, evidente anche nei riferimenti, per Rosetta sarà Nilde Iotti, per Luisa Teresa Mattei Ad accomunarle uno sguardo vigile “e una presenza attiva, capace di non cedere alla resa”. E’ Gallicchio a sottolineare bene come “il loro percorso non fu mai imitazione o adattamento ma ricerca autonoma. Un esercizio continuo di libertà critica, capace di interrogare anche ciò che in apparenza, sembrava già conquistato”. Un libro che si fa luce di speranza, tensione costante all’impegno, a fare la propria parte, a conservare lucidità e spirito critico, in un tempo certamente complesso, poichè “Se guardiamo alla crisi della politica, alla difficoltà dei partiti, dobbiamo riconoscere che le trasformazioni più profonde, quelle che hanno inciso davvero nei costumi e nella società sono venute dalle donne. Per questo continuiamo a credere che le donne e le giovani generazioni saranno le protagoniste del futuro”.




