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Umano fiorire, nei versi di Gnerre la storia individuale che diventa collettiva: così la poesia si fa speranza di rinascita

“Un percorso esistenziale, un viaggio in cui la storia personale diventa punto di partenza per abbracciare la storia universale, dal microcosmo al macrocosmo, una ricerca della verità che non può che passare per la catarsi che deriva dal dolore”. E’ la professoressa Ilenia D’Oria, docente al Convitto Colletta, presidente Archeoclub Avellino, ad accompagnare il pubblico nella lettura della raccolta di Antonietta Gnerre “Umano Fiorire”, presentata ieri al Caffè Hope, nel corso di un incontro introdotto da Pasquale Luca Nacca di Insieme per Avellino “Una poesia, quella di Antonietta – spiega D’Oria – che nasce per essere sentita, capace di parlare ai sensi e all’anima, prima ancora che alla ragione, attraverso un disvelamento progressivo di noi stessi. La ricerca della verità diventa sguardo aurorale, tensione verso l’infinito, canto dell’eterno battito dell’umanità, nella consapevolezza del legame profondo con le radici, da cui deriva la nostra linfa vitale. Leggendo questo libro non si ha mai la sensazione di essere soli, si ha sempre la certezza di essere circondati dalle voci degli esseri viventi che abitano il pianeta”. La giornalista Floriana Guerriero pone l’accento sul richiamo forte della raccolta all’Enciclica Laudato si’, attraverso una spiritualità laica che attraversa tutti i versi. In questo modo la natura diventa simbolo del sacro e insieme spazio di riflessione sull’esistenza umana, sulle sfide a cui è chiamata la società. Una raccolta che si fa speranza di rinascita, in un tempo in cui le guerre imperversano e tutto è ridotto a mercato e la vita reale sembra essere stata dimenticata, nascosta dal fragore dei social. “L’alternarsi delle stagioni – sottolinea Guerriero – ci restituisce la certezza che la primavera tornerà, allo stesso modo, ci dice Gnerre, l’uomo non deve smettere di avere fede nel creato e nella bellezza dei piccoli gesti, come un sorriso o un abbraccio che ci salvano sempre. Poichè ogni giorno è possibile rinascere. Una rinascita affidata anche al potere della memoria, in un costante dialogo tra passato e presente, tra i vivi e i morti, ancora presenti nei luoghi che hanno abitato, come testimoniano i bellissimi versi scritti per il padre scomparso nel 2022, a cui è dedicata la raccolta. Nella poesia di Gnerre la morte non è mai assenza e non interrompe il dialogo con i vivi”. Una raccolta che ci ricorda come “l’incantesimo della natura/principio di ogni bene’ può farsi maestra ed è dalla natura, da rami, piante, radici che arriva la preghiera rivolta all’umanità a costruire un mondo di pace, anche se la strada da percorrere è ancora lunga ‘Un giorno ascolterete/la preghiera della terra/l’acqua accarezzerà le stelle/Una musica nell’ossigeno vi porterà la pace’. La preghiera diventa così strumento per ritornare all’essenziale e “abbracciare con amore questa nostra terra nell’universo”, preghiera che accomuna tutti gli esseri della Terra. A ribadire il valore della memoria, che ritorna nelle immagini delle persone amate, il richiamo alla cultura contadina, a partire dalla sacralità della terra, poichè c’è ancora speranza “nel benedire la terra, le foglie che la baciano” fino alle scene di vita quotidiana in cu le contadine vanno alla ricerca delle erbe curative o preparano il pane.

E’ la stessa Gnerre a spiegare come siano molteplici le influenze che entrano nella raccolta, profondamente legate alla sua storia personale, dall’Enciclica di Papa Francesco che ci ricorda il legame tra uomo e creato, dalle sue parole di pace e accoglienza alla filosofia di Edith Stein fino alla teoria di Mancuso sulla possibilità di comunicare con le piante, dalla memoria personale alla centralità nella mia vita della beata Teresa Manganiello. Fu mia zia ad avviare la causa di beatificazione dell’Analfabeta sapiente, che ha dedicato la sua vita agli ultimi. Una figura che ho voluto non rimanesse nell’ombra ma abbracciasse tutti con la sua luce, anche grazie al contributo dello storico Fausto Baldassarre. Ma è anche un libro che si fa sigillo dell’amicizia con Eliza Macadan, autrice della presentazione da cui  è nata la raccolta, che ne ha voluto fortemente la pubblicazione”.

Sono, poi, i versi a diventare protagonisti dell’incontro con un reading prezioso e intenso che coinvolge i relatori e il pubblico, in un confronto tra autrice e lettori che testimonia il potere della poesia, la sua capacità di unire “E’ possibile sapere se la gioia/di stare sulla terra/seguirà la nudità dei pini?/Nell’aria la bellezza  fiata: ci chiamano gli aghi, i sentieri/le case abbandonate/Come è difficile ritornare a fare le cose semplici/Eppure i rami ci portano più in là/degli anni che non hai più”.

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