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In tempi di crolli, smottamenti e sfaldamenti sarebbe un esercizio fin troppo retorico operare una traslazione metaforica della realtá su un piano politico, economico, e morale.
Che l’Italia sia un paese fragile, precario, che si sta sgretolando, é sotto gli occhi e i piedi di tutti. Ma la realtá va oltre la metafora.

E’ un’Italia che crolla, letteralmente. L’Italia dei ponti che si spezzano, come sono state spezzate le vite che hanno attraversato quel maledetto ponte a Genova, delle strade che si sbriciolano e delle autostrade interrotte. L’Italia delle tragedie infinite, l’Italia che piange, che si dispera. Che si indigna e grida “mai piú”, fino alla prossima malaugurata puntata. E che dimentica presto, rimuovendo gli infausti simboli dei suoi fallimenti. Un Paese che sta implodendo, che crolla sotto il peso dell’abusivismo, della corruzione, del malaffare, delle tante complicitá.
Questa é l’Italia, oggi…fuor di metafora.

Il Paese delle contraddizioni stridenti, che assiste, inerme, al crollo di opere ingegneristiche moderne, mentre monumenti e costruzioni millenarie continuano incredibilmente a resistere ai terremoti, all’effetto corrosivo del tempo.
E c’é un’amara consapevolezza che avanza tra rabbia e rassegnazione, l’Italia é un Paese fragile nelle sue istituzioni, nei gangli della democrazia che dovrebbero consentirne il funzionamento.

Crolla, questo paese “friabile”, sulle sue debolezze, sulle sue fragilitá, sui suoi vizi che sono diventati cosí radicati, endemici, da essere accreditati, con inusitata normalitá, come parte di un sistema.
E’ un’Italia che ha sempre piú paura di sé stessa e non si riconosce piú nell’immagine deturpata delle sue coste, dei suoi paesaggi, delle cittá collassate e dei paesi abbandonati.
E’ un’Italia che si scandalizza, che é stata presa a tradimento, ma che scende a patti facilmente. Un’Italia, con il suo Paese lungo, che ad ogni latitudine é attraversata da un profondo malessere, divisa, lacerata, sfilacciata nel suo tessuto sociale.

E cosí, per dirla con Gramsci, “mentre sulla scena politica si susseguono banali rappresentazioni nelle quali tutte le ambizioni umane intessono le loro menzogne, sullo sfondo giganteggia la maschera sghignazzante della realtá”.
Una realtá che racconta, oltre la sua drammatica metaforizzazione, che sotto i ponti che crollano c’é un’Italia intera, un’Italia che vede sbriciolarsi la terra sotto i piedi. Da Nord a Sud, senza differenza.

Come canta De Gregori é “l’Italia con gli occhi aperti nella notte triste, viva l’Italia, l’Italia che resiste”.

di Emilio De Lorenzo edito dal Quotidiano del Sud

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