Nel cuore simbolico della città, tra le mura cariche di storia del Maschio Angioino, Napoli ha tributato oggi l’ultimo, commosso saluto a Biagio De Giovanni, filosofo, intellettuale e protagonista della vita politica e culturale del Paese. Nella maestosa Sala dei Baroni è stata allestita la camera ardente, trasformata per l’occasione in un luogo di memoria condivisa, dove istituzioni, esponenti della politica, studiosi e amici si sono raccolti per rendere omaggio a una delle figure più autorevoli del pensiero contemporaneo. Accanto al feretro, in un silenzio denso di emozione, la moglie Silvana Nitti e il figlio Michele hanno accolto l’abbraccio della città.
A nome di Napoli ha preso la parola il sindaco, Gaetano Manfredi, affidando al suo ricordo parole di profonda intensità. «Portare il saluto della città a Biagio De Giovanni è un compito ingrato», ha detto, sottolineando come la sua scomparsa lasci un vuoto difficilmente colmabile. Non soltanto per Napoli, ma per tutti coloro che nel corso degli anni hanno incontrato il suo pensiero, ne hanno seguito le riflessioni e ne hanno riconosciuto la statura morale e intellettuale.
Nel suo intervento, il sindaco ha voluto rimarcare il tratto forse più alto dell’eredità lasciata da De Giovanni: la capacità di trasformare il rigore del pensiero in responsabilità pubblica. La sua lezione, ha ricordato, consiste proprio nell’aver dimostrato che l’intelligenza critica e la profondità della riflessione non possono restare confinate nell’ambito accademico, ma devono tradursi in impegno civile, nelle istituzioni, nel dibattito pubblico, nella costruzione di una visione politica capace di guardare oltre il presente. Un insegnamento particolarmente prezioso in un tempo in cui la politica appare spesso smarrita, priva di una bussola ideale e di uno sguardo lungo.
De Giovanni, è stato ricordato, ha sempre interpretato la realtà con una prospettiva ampia, europea, moderna e riformista. Una visione che teneva insieme il radicamento nella storia e nell’identità meridionale con l’apertura al mondo, alla complessità della contemporaneità, ai grandi temi della democrazia e delle istituzioni.
Alla cerimonia hanno preso parte numerose figure del mondo politico e culturale, testimonianza del segno profondo lasciato da De Giovanni nella vita pubblica italiana. Tra i presenti l’ex presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, l’ex sindaco di Napoli, Antonio Bassolino, con la moglie Annamaria Carloni, il presidente del Consiglio regionale Massimiliano Manfredi, l’ex parlamentare Umberto Ranieri, gli ex assessori Nino Daniele ed Enrico Cardillo, rappresentanti dell’Anpi, studiosi, filosofi e giornalisti.
Tra i ricordi più sentiti, quello di Bassolino, che ha restituito con efficacia la dimensione umana e culturale del filosofo: una perdita grave non soltanto per Napoli, ma per l’intera cultura italiana. Ha ricordato De Giovanni come un uomo profondamente legato alla sua terra e, al tempo stesso, capace di misurarsi con le grandi questioni del pensiero europeo; un maestro autentico, uomo delle istituzioni e interprete raffinato della politica.
Nel corso della commemorazione è emersa anche un’altra dimensione della sua personalità, forse meno nota ma altrettanto significativa: la passione per la storia dell’arte, per la pittura e per il linguaggio silenzioso dei quadri. Un amore ricordato dallo storico dell’arte e museologo Pier Luigi De Castris, che ha contribuito a restituire il profilo di un intellettuale capace di abitare il pensiero in tutte le sue forme.
Non sono mancati i messaggi di vicinanza di quanti, pur assenti, hanno voluto far sentire la propria presenza accanto alla famiglia, tra cui Beppe Vacca, in un coro di affetto e riconoscenza che ha attraversato idealmente la sala.
A chiudere la cerimonia, con parole insieme dolorose e luminose, è stato il figlio Michele. Il suo intervento ha restituito il senso più intimo del commiato: il bisogno di ascoltare, ricordare e attraversare il lutto, ma anche la volontà di ringraziare tutti coloro che hanno condiviso un pensiero, una testimonianza, un frammento di memoria. E infine, quasi a stemperare la commozione con l’ironia che forse apparteneva al padre, la frase conclusiva: «Papà avrebbe detto: è stato un funerale veramente ben riuscito».


