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Siamo in guerra . Inutile tentare di usare altri termini. La scia di sangue non si ferma. Da Parigi a Madrid, da Tunisi a Bruxelles il terrore avanza scandendo le stagioni della morte. Il fanatismo dell’Isis aggrega e colpisce all’improvviso. La strategia del terrore si modula con regole nuove, difficili da debellare. Lo dicono le tante fragilità che emergono dopo l’ennesimo attentato. La divisione dei servizi segreti in ogni nazione europea, il non controllo di vere e proprie enclave dove prolifica l’esercito del terrore. Ci si chiede che fare, ripensando agli errori commessi. Ed ecco la vaghezza delle proposte, il rifiuto di accettare le regole di una guerra che altri hanno deciso di fare. Tante le parole, molta la paura, scarsa la fase propositiva. E’ l’ora della riflessione. Soprattutto della paura per altre tragedie. Tutto questo accade in una ricorrenza tanto cara al popolo di Dio, ai cristiani, ai cattolici. Alla vigilia della Pasqua di Resurrezione il deflagare delle bombe ci dice che i valori sono cancellati. Che potere, desiderio di egemonia, distruzione della fratellanza sono gli obiettivi perseguiti dal fanatismo dei guerrafondai. Fu un errore clamoroso inseguire e massacrare il dittatore gheddafi. Nel Medio Oriente egli rappresentava un punto di equilibrio imprescindibile. Il dopo è all’insegna della guerriglia, della confusione, della guerra per bande, con le difficoltà conseguenti per la formazione di un governo riconoscibile. Tutto questo ha consentito all’Isis di espandersi nei territori libici e di aggregare gli sbandati del luogo. Il controllo della risorsa petrolio ha fatto il resto. Ora, però, non è più il tempo di rincorrere gli errori, ma di riconsiderare ciò che occorre fare. Qui il ruolo dell’Europa diventa fondamentale. Non si tratta solo di moneta unica, di aiuti alle nazioni che ne fanno parte, di norme che regolano il percorso degli stati, ma di mettere in campo quella solidarietà che, purtroppo, in questi anni è venuta meno. L’Europa come unione solidale è ancora tutta da costruire. Una sola voce contro il terrorismo è quella che oggi occorre. ad una strategia del terrore bisogna contrapporre la forza della solidarietà. L’Europa può e deve percorrere questa nuova strada se vuole ottenere dei risultati. Non è più sufficiente guardare all’Europa come ad un’entità burocratica, incapace di andare oltre. Quello che è accaduto a Bruxelles non è altro che l’assenza, tra l’altro, di una comune informazione delle organizzazioni che gestiscono i servizi segreti. Fino a quando le politiche contro il pericolo terrorismo saranno separate, l’obiettivo dell’Isis ne conseguirà solo vantaggi. Ora è Pasqua. Una festività diversa. Che impone un diverso modo di vivere. Che ci consegna una grande paura e un terribile interrogativo: quando in Italia? Speriamo mai, anche se nessuno è in grado di dire quando.

edito dal Quotidiano del Sud

di Gianni Festa

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