Martedì, 29 Settembre 2026
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Lega e Cinque Stelle si proponevano di colmare un distacco evidente che si è creato tra la politica e la società che negli ultimi tempi si è ulteriormente allargato per la perdita di credibilità della classe dirigente e per gli effetti della crisi economica. Obiettivo di Salvini e Di Maio era quello di portare le richieste della gente comune all’interno del Palazzo per ricucire una ferita aperta. Al momento si può dire che l’operazione è stata di facciata. Molte parole, tante promesse, pochi fatti concreti. La manovra appena approvata al di là dei contenuti ci ha consegnato l’immagine di un Parlamento chiuso, espropriato di ogni funzione. L’’opposto di quell’apriscatole con il quale i Cinque Stelle nel 2013 promettevano di aprire le Camere. Un voto di fiducia ad un testo che in pochi hanno letto. Altro che trasparenza. Abbiamo assistito ad una riduzione del potere parlamentare. Si è insomma teorizzato che la sede legislativa non serve più. A decidere non sono stati i tanti eletti ma i pochi eletti. Hanno cioè fatto tutto i leader e gli altri hanno solo eseguito e votato un provvedimento scritto lontano dalle sedi parlamentari. Non un bel segnale soprattutto per Lega e Cinque Stelle che con veemenza si erano battuti contro la legge costituzionale voluta da Renzi che a loro dire mortificava Costituzione e Parlamento. Per una strana legge del contrappasso oggi è il PD battuto nel referendum a ricorrere alla Consulta per violazione della Costituzione. Gli arroganti di ieri usano lo stesso linguaggio per descrivere il comportamento dell’attuale maggioranza. Tutti questi anni sono stati così. Scontri verbali e a volte anche fisici e poche proposte condivise. E dunque è toccato ancora una volta al Presidente della Repubblica Mattarella partire nel messaggio di fine anno da questa riflessione e rimarcare che nel tempo dei social, in cui molti comunicano di continuo quel che pensano, resta l’esigenza di sentirsi e di riconoscersi come una comunità. Il capo dello Stato spiega che sentirsi comunità significa essere consapevoli degli elementi che ci uniscono rifiutando l’astio, l’insulto, l’intolleranza, che creano ostilità e timore. Insomma un’altra visione dell’Italia che non può essere egoista ma solidale e che fa dell’accoglienza un punto di forza e per questo il Presidente della Repubblica non dimentica di fare gli auguri ai cinque milioni di immigrati che vivono, lavorano, vanno a scuola, praticano sport nel nostro Paese. Dunque da Mattarella la lezione che si può avere fiducia nel futuro contando sulla tenacia, sulla lungimiranza e sulla competenza e non sulle ricette miracolistiche. In molti hanno visto nelle parole del Capo dello Stato un discorso da opposizione rispetto alle politiche del governo, quello che Mattarella ha fatto è invece narrare un’altra Italia possibile meno conflittuale e meno divisiva. Come ha scritto Claudio Tito “i poteri del Presidente della Repubblica fortunatamente si espandono e si contraggono in base alle fasi politiche e alla qualità dei soggetti che esercitano pro tempore il potere. Esattamente come si allarga e si restringe la necessità di ricordare i confini della basilare convivenza civile. Un compito e un linguaggio che ha riscosso l’attenzione degli italiani in Tv e sui social. E che si trova costretto a fare i conti con il primitivo scontro tra saggezza ed analfabetismo istituzionale”. Andrea Covotta

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