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Difficile dire se i risultati delle regionali in Sicilia abbiano anticipato quelli delle politiche. Se saranno in grado di assicurare l’ordinata e tranquilla fine della legislatura auspicata dal premier Gentiloni. Sono incontestabili, tuttavia, alcuni dati. La vittoria del centrodestra, con il prepotente ritorno sulla scena dell’ex Cavaliere come leader di un centro-destra pur segnato da notevoli diversità. La forte affermazione del M5s come valido competitor nazionale. La scarsa tenuta di Alfano. Il non esaltante risultato della sinistra.

E la débacle del Pd, che minaccia di rivelarsi per molti versi addirittura strategica. Forse ora appaiono più chiare le conseguenze di lungo periodo della fallimentare non-strategia renziana, che oggi ha fatto perdere al Pd perfino la autodichiarata funzione di argine contro il (presunto) populismo del M5S. Il centro-destra non è stato mai considerato da Renzi come un vero avversario. E mai seriamente combattuto. Perciò non solo ha conservato i suoi voti, ma li ha addirittura incrementati.

Il rifiuto di ogni seria riflessione sui tanti errori compiuti, insieme all’insofferenza per Prodi e la stagione ulivista, all’accanimento polemico verso le varie componenti delle sinistra e alla mancata presa di distanza dal centro-destra hanno provocato infinite diserzioni, anche autorevoli. Convinto fette dell’elettorato a vedere in Berlusconi un’ipotetica ancora di salvezza. E determinato così la sua resurrezione politica.

Renzi, dopo aver preso atto del fallito sfondamento a destra, sembra perseguire una sorta di successione a Berlusconi nella leadership di un abbozzo di un futuro centrismo nazionale rivisitato. Progetto molto simile alla Rosa tricolore di Verdini e Dell’Utri del 2013. Oggi, tuttavia, anche questo appare difficile per un leader il più battuto della storia politica e probabile preda della canea, perfino di alcuni suoi alleati interni, destinata a scatenarsi nei suoi confronti. Al redivivo ex Cavaliere sono state così regalate ben due opzioni. La prima, aggregare una rinnovata coalizione con Lega e FdI. Forse ancora una voltà riuscirà a far dimenticare agli immemori italiani molte cose. La leadership, impensabile per gli standard europei, da parte di un pregiudicato per frode fiscale. La bollatura da parte dei giudici, nella sua sentenza di prescrizione nel caso Di Gregorio, come corruttore di parlamentari . La nomina, da premier, di un ministro solo per fargli evitare un processo. E infine anche il suo fallimento strategico nel non essere riuscito, nonostante il lungo periodo al potere, a creare un centro-destra davvero liberale e europeo.

L’altra opzione è quella di un rinnovato Nazareno, le cui probabilità però dipenderebbero dai nuovi rapporti di forza dopo le elezioni politiche. E Berlusconi non si farà certo sfuggire l’occasione più favorevole. In caso di vittoria elettorale, difficilmente potrebbe liquidare la coalizione che gli avesse garantito il successo per consegnarsi armi e bagagli a un leader pd indebolito, non uso a fare sconti a nemici e alleati.

Infine, il M5S. Diversi gli errori dei suoi dirigenti e amministratori, compresa qualche caduta di stile di Di Maio. Tuttavia, si è confermato un partito di popolo con cui occorre fare i conti. Le sue manchevolezze e insufficienze di visione non ne hanno minimamente indebolito il consenso elettorale, che rimane a livelli competitivi. Anzi, il risultato siciliano, se si vuole, ha sancito una sorpresa abbastanza radicale e certamente inaspettata nelle proporzioni: piaccia o no, gli elettori non hanno mostrato fiducia nel presuntuoso ma vuoto pseudo- giovanilismo renziano e decretato che la forza capace di essere davvero antagonista del M5S è l’usato sicuro, quello rappresentato dall’uomo dei mille ritorni, cioè l’ex Cavaliere! E l’avvicinarsi soprattutto del centrodestra, ma anche forse del M5S, alla fatidica soglia del 40%, se dovesse presentarsi come probabile anche per le elezioni politiche, imporrebbe una radicale e non facile rimodulazione degli schemi di gioco, soprattutto per il Pd!

di Erio Matteo edito dal Quotidiano del Sud

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