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Violenza di genere, “Rivivo con te” al Carcere Borbonico. Spena: “La nostra generazione ha fallito, tocca ai giovani”

Quattro giorni di incontri e confronti e una mostra per dire no alla violenza di genere. Si intitola “Rivivo con te. Femminicidi, cronaca di una strage senza fine”

Quattro giorni di incontri e confronti e una mostra per dire no alla violenza di genere. Si intitola “Rivivo con te. Femminicidi, cronaca di una strage senza fine” l’esposizione nazionale dedicata al tema della violenza contro le vittime vulnerabili, inaugurata stamane all’ex Carcere Borbonico di Avellino e aperta al pubblico fino a giovedì 23 Aprile. L’iniziativa è stata promossa dal Centro Studi “Rosario Livatino” e da FINETICA ETS, unitamente a diversi partner e con il patrocinio del Comune e della Provincia di Avellino. Un’importante occasione di riflessione e di confronto con rappresentanti delle istituzioni e della società civile su uno dei fenomeni più gravi e attuali della nostra società.

“Dobbiamo assolutamente liberarci di questi stereotipi culturali – precisa la Presidente del Tribunale di Avellino Francesca Spena – che vedono ancora la donna relegata al compito della cura e dell’assistenza all’interno della famiglia. È un aspetto fondamentale perché oltre alla violenza fisica, che fa più notizia e clamore, ce n’è un’altra, più subdola, che consiste nell’imporre ad una donna un determinato ruolo con l’uomo che spesso reagisce violentemente quando si trova di fronte ad una situazione diversa rispetto a quella che aveva immaginato. La donna è stata vista soprattutto come donna che generava e che creava la famiglia. Non a caso, il movimento femminista nasce per rivendicare la libertà sessuale. E gli uomini, alcuni uomini, si sentono defraudati, se la donna vuole affermare una sua personalità. E questo ce lo insegnano i fatti di cronaca”. La Presidente del Tribunale di Avellino si sofferma sulla famiglia “dove si forma la personalità dell’individuo. Quindi le famiglie sono i primi attori della cultura della eguaglianza e della parità di genere, che deve essere una parità non solo affermata, ma realmente praticata”. Lo stadio successivo è quello della scuola. “Ancora oggi non c’è un insegnamento specifico e metodico della parità di genere, piuttosto è rimesso l’autonomia delle istituzioni scolastiche. Purtroppo ci sono stereotipi di genere che si perpetuano e che riguardano tutte le differenze legate al sesso, al genere di una persona, e che è ancora difficile sradicare. Soltanto le nuove generazioni ce la possono fare – conclude – noi non ce l’abbiamo fatta”.

“Come Centro Studi dedicato alla memoria del giudice Livatino – precisa Valter Brunetti, Sostituto Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Napoli – abbiamo sentito forte il dovere di intervenire su una tematica così importante. Ricordare le tante vittime di violenza significa riportare al centro dei nostri interessi quelle storie per essere mossi finalmente all’emozione positiva di solidarietà. Siamo abituati ad una società che è fatta di individui, in realtà la società è molto più complessa: è organizzata in modo tale che possa intercettare i bisogni delle vittime vulnerabili e dei più deboli. Abbiamo idea che nessuno si debba sentire solo ma non basta, c’è un ulteriore valore che vogliamo promuovere che è quello della relazione. Abbiamo la necessità di trasmettere un messaggio di confronto e condivisione, dobbiamo sentirci protagonisti di un sistema di cambiamento che ponga la persona al centro della nostra attenzione”. “La violenza economica è un fenomeno tristemente diffuso, ancora ai margini del dibattito nazionale. Purtroppo solo l’omicidio fa scattare l’allarme, ma la violenza di genere ha diverse letture e manifestazioni, in alcuni casi e sotto certi aspetti anche più inquietanti di quella fisica”. Il Direttore della Caritas di Avellino, Antonio D’Orta, guarda con attenzione alle nuove generazioni per alzare il livello di attenzione su certe tematiche e costruire una società migliore. “Il confronto, costante e continuo, con i ragazzi è fondamentale per cambiare il modo di vivere i rapporti interpersonali tra uomo e donna. Certi episodi di violenza non sono più accettabili – continua – e necessitano di un profondo lavoro di formazione e sensibilizzazione che non può non partire nelle scuole, fermo restando il ruolo fondamentale della famiglia”.

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