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Spizzuoco: così l’arte ci educa alla bellezza

di Vera Mocella

L’arte come fiamma viva, magma incandescente che tutto invade e che tutto trasforma. Leggere un’opera d’arte come si esplora un romanzo o una poesia, cercando significati nascosti che possano farci  comprendere il senso delle cose e del mondo. E’ questo il filo rosso che ha guidato il workshop si è svolto, il mese scorso, al cinema Modernissimo di Napoli, dal titolo “Lettura dell’opera d’arte: metodologie a confronto”.  Anime di questa iniziativa, Gabriella Spizzuoco, ex docente di Storia dell’ Arte all’Accademia di Belle arti di Napoli e studiosa, e la docente di Tecniche  pittoriche all’Accademia di Belle arti partenopea, Raffaella Guerrizio. Ad introdurre i lavori, la docente di Storia dell’Arte dell’Accademia di Belle arti di Napoli, Federica De Rosa. Entriamo in questo viaggio nel mistero e nel fascino delle immagini, accompagnati da Gabriella Spizzuoco.

Come è nata l’idea di questo workshop?

«Non è la prima volta che promuoviamo questo tipo di iniziative. In realtà, è un’esperienza ormai collaudata nel tempo, ho sempre cercato di coinvolgere gli studenti in questi appuntamenti con l’arte. Credo nella commistione tra materie teoriche e materie pratiche. Non esiste una divaricazione netta tra questi due mondi, ma ritengo che  possano compenetrarsi a vicenda.»

Quale è il filo rosso che ha animato questa iniziativa?

«Potremmo parafrasare un libro di Matteo Marangoni “Saper vedere”. I ragazzi, quando guardano un’immagine, si fermano sempre alla superficie. Trovano difficoltà ad andare oltre le apparenze fenomeniche. Mi accorgo anche che le persone “adulte” non sanno guardare, non sanno andare oltre il livello superficiale. Si dovrebbe avere una educazione all’immagine, si dovrebbe procedere per livelli di lettura. Nei miei incontri, faccio  anche una “volata” sulle origini storiche dei dipinti stessi, per una maggior comprensione dell’opera. Guido i fruitori dei dipinti,  in questa lettura delle immagini.

Che riscontro ha avuto tra i giovani?

«Da una sola immagine, potremmo partire per un viaggio infinito, potremmo arrivare a tutte le storie delle immagini stesse, fino  a scoprire cosa si cela dietro di esse. In genere, noto che quando si va in visita ad un museo, ci si sofferma sempre su fatti irrilevanti, insignificanti, magari si raccontano aneddoti sulla vita stessa degli artisti, invece di andare oltre l’immagine stessa, cercando altri significati ed altre suggestioni, quel mondo nascosto che essa può offrire.  Quando svolgo questo tipo di lavoro, mi soffermo molto sui possibili significati reconditi. Faccio una specie di percorso dentro l’opera stessa. In quest’epoca, siamo bombardati da notizie, da immagini che, spesso, ci scorrono veloci davanti agli occhi, non abbiamo più il tempo di soffermarci su di esse. Manca il tempo della riflessione»

Quindi, un elogio di quel tempo disteso, fluido, che permetta di assaporare l’arte che abbiamo davanti agli occhi….

«Certo, la frenesia del fare tutto in fretta, rischia di rubarci questa dimensione che è tipicamente umana, che è costitutiva dell’essere umano. Trovo che la lentezza sia fondamentale, mentre il tempo accelerato finisce con il privarci di qualcosa di essenziale. Se penso a quando ero bambina, ricordo, ad esempio, che i libri avevano poche immagini. Io le ricordo ancora quelle immagini, perché mi soffermavo su di esse, riuscivo a sognare  su quello che avevo davanti agli occhi. Philippe Daverio osservava che le persone si recano nei musei, vedono centinaia di opere, ma non si soffermano su nessuna di esse in particolare. »

Potremmo dunque affermare che la frenesia del tempo accelerato non ci permette di cogliere l’anima segreta di un’opera d’arte, una “verità” che potremmo riuscire ad intuire e che ci permetterebbe anche di avere uno sguardo altro, diverso sul mondo. Pensa che i bambini abbiano questa capacità?

«La mia esperienza con i bambini ha segnato una svolta fondamentale nel percorso di ricerca che stavo compiendo. Il loro sguardo puro sulle cose e sul mondo, la loro capacità di leggere un’opera d’arte senza preconcetti, senza sovrastrutture e stereotipi, mi ha aperto una inusitata possibilità di creare percorsi di senso nella divulgazione e nella conoscenza dell’arte, che è poi il senso più profondo del lavoro che sto facendo.»

Potremmo allora dire che è solo attraverso lo sguardo luminoso e puro dei bambini che riusciamo a squarciare quel velo di Maya che ottunde ed offusca il nostro cuore, che irretisce le nostre menti . A questo punto, è inevitabile una domanda su quella  frase di  Dostoevskij che ormai è abusata da tutti, spesso senza comprenderne il senso: “La bellezza salverà il mondo”. Cosa ne pensa, è ancora possibile o è una ingenua utopia destinata a fallire?

«Mi irrita pensare a quante persone usano questa frase come se fosse uno slogan. Penso che l’unica cosa realmente possibile sia educare le nuove generazioni alla cultura. Solo educando i più giovani alla bellezza, sarà possibile un cambiamento. Anche se vedo che la tecnologia e il cosiddetto progresso ha già invaso tutto e contagiato tutti, non sarà possibile tornare indietro. Ma si deve, a maggior ragione, educare le giovani generazioni all’arte del bello. Penso che la bellezza reale sia importante, che la salvezza risieda in quest’unica strada. Città come Venezia, come Napoli, oggi sono distrutte dal turismo esasperato, dal turismo di massa. Ma non è quello che porta conoscenza. La bellezza, invece, sta proprio nella diversità, nell’autenticità, non nella falsità. Stiamo rovinando tutto. La bellezza vera è nella cultura che ci permette di  comprendere l’altro, chi abbiamo di fronte. Ad esempio, prendiamo un intellettuale come Massimo Recalcati.  Tutto quello che dice e che scrive, non incide sulla massa. Sulla massa, invece, incidono le comunicazioni false, le comunicazioni di carattere demenziale. Sembrano mondi paralleli che non si incrociano, che non si incontrano mai. Oggi è invalsa l’abitudine di togliere le materie umanistiche: si toglie dalla scuola la geografia, si toglie la storia, la letteratura, che cosa resta? Il nostro compito, nonostante tutto, deve essere quello di educare alla bellezza. Questa è l’unica salvezza». La nostra speranza, allora, per un mondo diverso, è di avere gli occhi puri dei bambini e quell’audacia dei poeti e degli artisti che, quasi senza accorgersene, riescono a cambiare il mondo.

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