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Grottaminarda, Francesca Albanese tra i ragazzi di Fuoriluogo: “Il popolo palestinese è come le piante che, se le attacchi, resistono”

Grottaminarda – I bambini, con la maglietta di Jamal o di Messi o di Del Piero, che corrono dietro ad un pallone tra le macerie di Gaza. Anche questa è ”la luce del risveglio”, il segno della speranza che ancora tutto è possibile.  Quello di un popolo, quello palestinese, “come piante su un albero che, quando le attacchi, continuano disperatamente a resistere – dice Francesca Albanese,  la relatrice speciale dell’Onu per i rifugiati, nell’incontro conclusivo di “Fuoriluogo”. Un mese di appuntamenti in cui, al Parco “Frank Zappa”, le associazioni hanno dato vita ad incontri, letture, giochi per I bambini. La giurista, originaria di Ariano Irpino, è stata invitata a concludere la manifestazione, in cui ha presentato il suo ultimo libro, “La luce del risveglio”. Una folto pubblico, che ha sfidato la giornata caldissima, pur di partecipare a questo evento, con l’Albanese che ha discusso con il giornalista Antonio Cammisa. I saluti, a nome di tutta la comunità,  li ha portati il sindaco di Grottaminarda, Marcantonio Spera, il quale innanzitutto ha ringraziato i ragazzi di “Fuoriluogo” “per aver rivalutato un luogo simbolo di Grottaminarda”. E anche l’Albanese “per quello che sta facendo. Una donna che, nonostante tutto quello che le sta accadendo, sta facendo venire fuori la verità, sulle violenza nei confronti del popolo palestinese: il suo dramma, la tragedia”. Ricorda che, Grottaminarda, è sempre pronta a conferire la cittadinanza onoraria. “Perché i cittadini apprezzano quello che fai”.

“Io sto facendo quello che farebbero le persone normali – dice la relatrice speciale Onu -. Mi basta sapere che la gente apprezza il mio operato. La cittadinanza onoraria che altri mi hanno conferito sta suscitando polemiche”. Con le domande dell’intervistatore ripercorre le tappe storiche di un popolo che, a causa dell’occupazione israeliana, è costretto a lasciare il proprio territorio. Già nel 1948, “una data fondamentale”, quando Israele si insediò nei territori di Palestina. E, ancora oggi, “portano via tutto: casa, terra, non lasciano più niente”. “Durante il mio mandato – continua Francesca Albanese – mi sono posta tante domande alle quali, il diritto, non rispondeva”. E quello che scrive, certamente “non è sfoggio accademico ma tentativo di umiltà. Non scrivo per me – continua Francesca – ma per far passare le storie che vedo”. Anche in questo suo secondo libro ha parlato con le persone che, “come Virgilio mi hanno guidato a conoscere ancora di più lo stato in cui si trovano”. Mentre il primo, “Quando il mondo dorme”, lo considera un “testamento alla bellezza”, “La luce del risveglio” è invece “nato dalla sofferenza”. Ed è su un termine, genocidio, per alcuni esagerato, che in qualche modo stanno tentando di sminuire le pene di un popolo e dei settantamila bambini ammazzati. “L’interpretazione può essere differente – ribadisce – ma non  possono negare i fatti”. E ricorda che “la Corte di Giustizia internazionale si è espressa sull’obbligo di prevenzione del genocidio”. Ma “la luce del risveglio non basta – dice, con una punta di amarezza, Francesca, interrotta dagli applausi del pubblico, confuso tra le bandiere dello Stato di Palestina -. Non dobbiamo più coprirci il capo. L’Italia non è corresponsabile solo perché continua a fornire armi ma perché è all’avanguardia nella “israelizzazione”della società”.

Per questo lancia un messaggio sopratutto ai più giovani. “Bisogna tornare ad occuparsi di politica come per qualcosa di proprio. Non c’è cura della polis, non abbiamo ancora fatto i conti con il fascismo, abbiamo demandato i partiti ad occuparsi di tutto”. E un risveglio la “questione Palestina” lo ha prodotto. Poi affronta il tema della resistenza e del terrorismo. Cosa è la prima e quando siamo di fronte al secondo? “Il popolo palestinese mette in  atto la resistenza pacifica. Si attiva per opporsi. Quando bombardano gli accampamenti di Gaza, subito dopo ritornano nelle tende o in quello che è rimasto delle loro case, a spazzare. Perché pensano subito alla ricostruzione. Chi lotta per la libertà, per gli altri, è sempre un terrorista. E allora i partigiani, Nelson Mandela?”. Per migliorarci e migliorare la nostra vita “dobbiamo prenderci cura degli altri, occuparci del prossimo per dare l’ossigeno che serve”. Quindi si è discusso del “progetto nazionalista folle israeliano”, ma anche di un fatto più personale e romantico: quando le fece visita la mamma che le chiese, si vedeva dalla collina, il perché di quel muro “assurdo” che divideva i 12 chilometri di strada tra Gerusalemme e Bethlemme. “Ci sono tante barriere invisibili – aggiunge la relatrice speciale dell’Onu – i palestinesi sono i più discriminati al mondo. Non possono sposarsi, cambiare residenza, iscriversi o cambiare università senza chiedere permesso agli israeliani. Sono un laboratorio”.

Siamo di fronte ad un capitalismo “che si nutre di distruzione e morte. E controllano la parti più forti di economia e industria. E adesso c’è quella che si definisce “big tech”: non protegge più e non investe nelle risorse del territorio”. Il primo obiettivo sono gli armamenti. “Allora dobbiamo capire e conoscere – ribadisce Francesca Albanese – ed emanciparsi. Nel termine latino del termine, cioè,  metterci in discussione”. E ancora si rivolge ai giovani: “Bisogna tornare a fare politica. La mia generazione fa fatica. Chi fa politica oggi è ora che lasci un poco di spazio. E facciamo scelte etiche. Siamo, incapaci perché ognuno pensa al proprio tornaconto. E non sentitevi in colpa. Perché se sarà Palestina libera, sarà anche Europa libera”. Quindi tutti allo spazio del firmacopie.

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