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Autonomia, fare a pezzi la riforma: la mossa delle Regioni

Dopo che la scorsa settimana il quesito referendario per l’abrogazione della legge sull’Autonomia differenziata è stato presentato in Corte di Cassazione dai rappresentanti di trentaquattro sigle fra partiti, sindacati e associazioni (Pd, M5s, Verdi, Sinistra italiana, Iv, +Europa, Partito della Rifondazione Comunista Cgil, Uil, Anpi, Arci e Wwf), ora bisogna raccogliere 500mila firme entro settembre.

Intanto cinque Regioni entro la fine di luglio dovrebbero formalizzare una loro richiesta di referendum: domani la Campania, l’Emilia Romagna lo farà martedì e poi Sardegna, Puglia e Toscana. Dovrebbe trattarsi di una richiesta di referendum abrogativo divisa in diversi quesiti mirati, una strategia necessaria qualora il quesito abrogativo generale venisse giudicato, in applicazione dell’articolo 75 della Carta, inammissibile dalla Corte Costituzionale perché collegato al bilancio (secondo la Costituzione infatti “sono escluse dal referendum abrogativo le leggi tributarie, di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali”). Una eventualità che è meglio tenere in considerazione.

Per aggirare l’ostacolo le Regioni potrebbero presentare un referendum abrogativo che incide solo su alcune norme della legge sull’Autonomia, ad esempio chiedere di abrogare le disposizioni sui Lep, i livelli essenziali di prestazione, che sono il cuore della legge Calderoli.

Tornando al quorum il risultato non è scontato. L’obiettivo delle opposizioni è di portare la battaglia contro l’autonomia in piazza, di sventolare la bandiera contro lo “Spacca Italia” ad ogni occasioni. Al Nord come al Sud. Se è più facile far passare il messaggio a Mezzogiorno, potrebbe essere un po’ più complicato da spiegare a Settentrione.

Secondo Carlo Calenda, leader di Azione, “il referendum è un suicidio. Per vincere servono 13 milioni in più di quelli presi alle elezioni da chi lo propone. Siamo alle solite: Landini lancia la palla e Schlein non può chiamarsi fuori dalla contesa per l’egemonia a sinistra cui concorre anche Conte”.
A rispondere è il verde Angelo Bonelli: “Solo con l’unione si vince e la modalità decisa da Calenda ripropone la rottura voluta dallo stesso leader di Azione che ha lasciato il 25 settembre del 2022 a Giorgia Meloni la possibilità di vincere le elezioni”.

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