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Franca Troisi e la sfida del Centrodonna: quella relazione fra noi e la curiosità verso il mondo

L’11 Ottobre di quest’anno Franca Troisi ci ha lasciato. La sua presenza attenta alla realtà ha segnato la vita culturale della nostra città. Una scelta importante di Franca è stata quella di volere ad Avellino il Centrodonna, associazione nata per vivere la cultura della differenza, affinché agisse nello spazio pubblico una voce di donna legata ad un differente modo di intendere il potere e i meccanismi sociali.  E poi Visioni, che parla della passione delle donne del Centrodonna  per il cinema: una rassegna di cinema d’autore, oggi alla XXXIV edizione. Una rassegna “ che ci ha offerto il modo di dire le cose che ci stavano a cuore facendone parte alla città”.

Quest’anno il Laceno d’Oro ha voluto dare valore alla vita e alle scelte di Franca Troisi, intitolando a lei il Premio del Pubblico, come segno del suo impegno civile e del suo legame con il cinema. Riportiamo la presentazione di Franca alla XV  rassegna di Visioni, affinché siano le sue parole a dire il suo modo di guardare al Cinema e al ruolo di Visioni. Era l’anno 2004, quando  con la nostra rassegna cercavamo percorsi per la pace, dopo l’assurda guerra in Iraq. Parole le sue estremamente valide anche per il presente.
 Il Centrodonna

L’interesse per il cinema del Centrodonna è incominciato l’8 marzo 1989 con un film della regista Von Trotta proiettato al vecchio cinema Eliseo “Lucida follia”. Abbiamo avuto sempre estrema attenzione anche ai titoli. La riuscita follia del film voleva essere anche la nostra, corrispondeva al nostro desiderio di spezzare i legami di significato per ricostruirne di nuovi. Disagi e ricerca. Il cinema ci ha offerto il modo per dire le cose che ci stavano a cuore, facendone parte alla città. La nostra rassegna è giunta alla 15ª edizione. 15 anni sono tanti, si sono intrecciati con la storia, con l’uccisione di Falcone e Borsellino, ad esempio, con la violenza e l’impotenza e col riflusso nel privato. Noi abbiamo mantenuto fermo l’impegno a reagire, facendo circolare altri messaggi di vita, di libertà, di ricerca di senso nella molteplicità di esperienze che il cinema, anche internazionale, offriva. Il cinema come sguardo allargato, rottura di quel muro sottile che ci protegge, ci separa dal mondo, rottura anche dall’isolamento dalla città. Quanti tormenti abbiamo inflitto per film lentissimi ,angoscianti per scelte dure. Ma pure non c’è mai stata defezione. Critica tanta. Ma sapevamo che fa parte del gioco anche questo. Le scelte ci tenevano, ci tengono occupate per giorni e giorni e il tentativo di proiettarci anche nelle aspettative di un pubblico diverso. Abbiamo giocato un equilibrio precario e rischioso fra la tradizione e nuovi linguaggi cinematografici. La scelta è stata sempre un congegno articolato fra qualità, tematiche e generi. La nostra presenza in città è passata per questa via. L’occasione delle proiezioni si è intrecciata con altre iniziative. Abbiamo, ad esempio, raccolto firme per l’Eliseo. Abbiamo ottenuto dall’amministrazione comunale una delibera perché quel complesso non venisse destinato a centro commerciale ma ad attività culturali. Abbiamo attivato un coordinamento di associazioni culturali perché si potesse pensare per quello spazio una destinazione di sperimentazione, di laboratori musicali, teatrali, cinematografici. Sassi lanciati a smuovere l’opinione pubblica in attesa di risposte istituzionali che hanno sempre tempi lunghi. Si parla ora dell’Eliseo come centro di cultura cinematografica. E’ l’approdo, ancora da verificare, nella sua realizzazione concreta di tanti rivoli fra i quali c’è anche il nostro contributo. La rassegna “Visioni” è questo, un dispositivo, elastico, spugnoso, reattivo. Finché avremo piacere di incontrarci e discutere, finché trarremo piacere dalle proposte e dalle risposte delle persone alle quali ci rivolgiamo, varrà la pena continuare.
Certo già resistere tanti anni è stata una conquista resa possibile da noi che abbiamo organizzato ma soprattutto da chi vi ha partecipato. Bauman parla  di democrazia liquida. Ci piace pensare al cinema anche sotto questa luce, come spazio che muta forma e reagisce a domanda di senso. Non è un uso strumentale ma sicuramente la selezione dei film ci è servita anche per dire delle delle cose che ritenevamo importante dire: lo scorso anno per dire no alla guerra, quest’anno per imparare a costruire la pace, accogliendo le diversità, anche di un’America che non è solo quella della guerra senza esistenza ma l’America che si è arricchita del contributo di varie culture. La formula per resistere è stata la relazione fra noi e la curiosità verso il mondo, la diversità e il desiderio di parlare alla città. Abbiamo scoperto autori e cinematografie lontane ma soprattutto abbiamo imparato a costruirci un luogo per i nostri discorsi. Il futuro è aperto, Noi stiamo qui

 

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