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Anzalone: con D’Ercole perdo un amico sincero e leale, uniti nelle battaglie contro il sistema di potere dominante

E’ un ricordo commosso di Franco D’Ercole quello che consegna il professore Luigi Anzalone, sottolineandone l’alta caratura di politico e il rispetto dell’avversario che ha sempre caratterizzato il suo impegno “La morte di Francesco D’Ercole riempie il mio cuore di dolore. Ho perduto un amico sincero e leale, una persona con cui ho trascorso circa venti anni della mia vita nelle istituzioni. Dal 1985 al 1995 siamo stati entrambi consiglieri comunali ad Avellino: io del PCI, poi Pds; Francesco dei Msi, poi An. In Regione siamo stati insieme dal 2001 al 2010: io come assessore della Giunta BASSOLINO prima e come consigliere democratico dopo; e lui capogruppo del suo partito.
D’Ercole è stato una personalità di spicco nel postfascismo politico irpino, regionale e nazionale, rivestendo la carica di segretario provinciale del Movimento Sociale e di Alleanza nazionale e incarichi importanti a livello nazionale. Colto e misurato, sobrio e ragionevole, D’Ercole ha riscosso una unanime stima nel mondo politico irpino e campano, che riconosceva nel suo pensiero e nella sua azione politica il segno di una destra sociale non da poco e di un liberal-conservatorismo civile.
In consiglio comunale, dove dal 1990 al 1995 l’opposizione era rappresentata solo da tre comunisti, Sandulli, Simeone e io, e un neofascista, D’Ercole, su 40 consiglieri, il resto era Democrazia Cristiana e alleati, si può dire che abbiamo condotto una battaglia unitaria coraggiosa e difficile di opposizione. Concordavamo anche molte cose insieme per fronteggiare l’avvolgente e soffocante e prepotente sistema di potere DC e dei suoi ossequienti sodali. Io e Francesco, vicini di banco in aula, diventammo anche amici personali. Ci stimavamo e ci avevamo cari. Quando nel 2001 Bassolino mi nominò assessore regionale al bilancio, al demanio e ai rapporti con i Paesi del Mediterraneo, Francesco non ha preso mai la parola per opporsi a quel che proponevo. Frenava piuttosto i suoi dalle esuberanze polemiche. Di Bassolino, il presidente, era estimatore e anche amico: gli si opponeva ma senza affanni. Sosteneva correttamente le sue idee, diverse delle nostre, sul governo della Campania.
Ma c’è una cosa che non ho mai raccontato e voglio dire ora. Quando ero presidente della provincia di Avellino (1995-1999), il Presidente della Regione era Antonio Rastrelli, storico dirigente neofascista. Io e Rastrelli, dopo pochi incontri istituzionali, diventammo amici veri. Ci capivamo. E quando lui si lamentava con me per gli ostacoli che gli frapponevano non solo gli avversari ma anche la sua maggioranza, io gli dicevo: “Non vada più in consiglio regionale. Mandi un vice da quella banda di straccioni”. Rastrelli ripeteva con forte convinzione a D’Ercole, suo assessore e mio comprovinciale, quel che gli dicevo. E Francesco, a sua volta, mi chiedeva: “Luigi, fammi il favore, non parlare più con Rastelli; lui già è antidemocratico e fascista per fatti suoi; quando poi parla con te, diventa irrecuperabile e iperfascista”. Io sorridevo senza rispondere. Lo so che accuso forse qualche deficit di tolleranza democratica rispetto a chi la pensa diversamente da me”

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