“Chi amministrerà la città non potrà non seguire le tracce da lui lasciate”. Spiega così Antonio Gengaro, al fianco di Antonio Di Nunno nella sua esperienza amministrativa, il significato di cui si carica la lezione dell’indimenticato primo cittadino, che incarnava come pochi l’idea di bene comune. La città renderà omaggio a Di Nunno con una santa messa, a undici anni dalla sua morte, in programma il 3 gennaio, alle 18, alla chiesa di Costantinopoli. Sindaco di Avellino dal 1995 al 2003, proveniva dal mondo del giornalismo dove si era conquistato uno spazio di rilievo.
Dopo le prime esperienze alla Voce, con i Quaderni Irpini e Radio Irpinia, era stato assunto alla redazione Rai di Napoli. Nel 1995 la scelta di candidarsi, fino ad essere eletto con il 52 per cento dei voti. Non ha mai smesso di coltivare il sogno di una città giardino in cui verde e cultura potessero rappresentare i pilastri della ricostruzione. Una visione sostenibile e moderna di Avellino, che continua ad essere riferimento per gli amministratori. Dal risanamento del disastroso bilancio comunale alla lotta all’inquinamento culminata con l’approvazione del piano regolatore urbanistico “Gregotti-Cagnardi”. Isolato politicamente, scelse di dimettersi nell’autunno del 2003. Si spegnerà il 3 gennaio del 2015 all’età di 68 anni. Al centro della sua azione la politica come strumento al servizio della collettività. Un modello di guida della città che appare oggi così lontano da una classe dirigente che continua a inseguire il proprio interesse particolare o si rivela incapace di visione e progettualità.
“Di Nunno – prosegue Genaro – era capace di coniugare visione utopica della città con un sano pragmatismo, scommettendo su politiche di lungo periodo. Oggi la città continua a vivere dell’eredità di quelle intuizioni, basti pensare alle risorse ottenute con il Progetto Integrato Città di Avellino, che ha consentito recuperare parte del patrimonio storico e investire sul futuro. La sintesi del suo impegno è stato il Puc, anche se in parte successivamente tradito, con le nuove viabilità di via Zigarelli e piazza Perugini, l’attraversamento Nord- Sud con il tunnel, la pedonalizzazione di Piazza Libertà, l’intuizione del Cdr di Pianodardine, che ha rappresentato una soluzione al problema rifiuti per la provincia Avellino”. Gengaro pone l’accento sulla centralità che rivestiva per lui la cultura “Credeva nella cultura come strumento di sviluppo e rilancio del territorio, dalla sfida del Teatro Gesualdo al recupero dell’ex cinema Eliseo. Al tempo stesso sapeva guardare alle nuove generazioni e investire nella nuova classe dirigente. Lo testimonia la giunta di assoluta qualità che caratterizzò il suo primo mandato di amministratore ma anche la capacità di investire su professionalità e intelligenze che saranno poi decisive per la città”. Una figura di spessore che incarna quelle qualità che oggi sembrano mancare nell’attuale scenario politico.
“A guidarlo nel suo impegno il rigore morale, testimoniato dalla massima trasparenza nella gestione amministrativa, un rigore morale a cui si affiancavano umiltà e modestia. Non ha mai smesso di impegnarsi per la città malgrado i problemi di salute. Decisivo il suo contributo per il risanamento economico dell’ente, un terreno su cui va dato atto al commissario Perrotta di aver messo in atto politiche importanti.
Di Nunno ha lasciato tante tracce che chi amministrerà la città potrà seguire”. Tante le opere progettate e realizzate, prosegue Gengaro “la città ospedaliera realizzata in 5 anni, l’idea dei Parchi, dal Fenestrelle a quello dell’autostazione e del Q9, il contratto di quartiere, con la nascita di Quattrograna, il progetto per la riqualificazione di piazza Libertà con il concorso internazionale di architettura. All’onestà univa una grande capacità di programmazione tanto da riuscire a fare di Avellino una protagonista del dibattito nazionale, facendo sentire la voce del territorio nel mondo delle autonomie locali, con l’Anci. Era un sindaco riconosciuto dagli altri grandi sindaci del tempo come Rutelli, Cacciari, Bassolino.
Era un vulcano di idee, riusciva ad attrarre risorse e investimenti e a calare la progettualità nella realtà dei territori. E’ chiaro che bisognava dare continuità a quelle idee e non è stato fatto”. Gengaro evidenzia anche la sua capacità di “essere sintesi di tanti mondi, con lui si è realizzata la prima alleanza di centrosinistra che riuniva formazioni molto diverse tra loro, dal Partito Popolare a Rifondazione. Era capace di fondere memoria e futuro, aveva una conoscenza storica dei processi della città, conosceva ciò che era stata Avellino ma aveva il desiderio di proiettarla nel futuro”.



