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Donne al binario: arte, diritti e coscienza civile nella stazione ritrovata di Avellino

Rosa Bianco

Nella mattina dell’8 marzo 2026, giornata dedicata alla celebrazione della Giornata Internazionale della Donna, la città di Avellino ha ospitato un evento di grande intensità civile e culturale nei locali della storica stazione ferroviaria di Avellino Scalo Hub Enogastronomico, nel quartiere Borgo Ferrovia. Tra i binari oggi silenziosi, ma restituiti per un giorno alla comunità attraverso l’arte e il pensiero, si è svolto la mostra collettiva “Donne al binario – Viaggio interiore d’artista”, un appuntamento che ha intrecciato riflessione sociale, testimonianza civile e creatività contemporanea.

La suggestione del luogo ha dialogato con la forza delle opere esposte. Le pareti degli ambienti della stazione si sono animate grazie ai lavori degli artisti che hanno preso parte alla mostra collettiva: Marcella Emma Acone, Alessia Ausiello, Pellegrino Capobianco, Giovanna Capossela, Giovanni Di Rosa, Carlo Gatti, Nicola Guarino, Adele Lo Feudo, Simona Maietta, Andrea Matarazio, Dina Pascucci, Maria Pennino, Maria Carolina Siricio, Maria Sole e Dorotea Virtuoso. Le loro opere hanno costruito una cornice visiva potente, capace di raccontare il viaggio interiore dell’arte e della coscienza femminile, trasformando uno spazio ferroviario sospeso nel tempo in un laboratorio di pensiero e di bellezza.

La mattinata si è aperta alle ore 11.00 con i saluti istituzionali di Pasquale Luca Nacca, presidente dell’associazione Insieme per Avellino e l’Irpinia, che ha sottolineato il valore simbolico dell’iniziativa: riportare cultura, confronto e partecipazione in un luogo che per decenni è stato punto di incontro e di passaggio della comunità irpina.

L’introduzione è stata affidata alla storica dell’arte Emanuela Conforti, curatrice della mostra, che ha guidato il pubblico nella lettura del progetto artistico e culturale, spiegando come il titolo “Donne al binario” abbia voluto evocare una metafora: il binario come luogo di partenza, di attraversamento e di trasformazione, proprio come il cammino storico dell’emancipazione femminile.

Nel corso dell’apertura è stato consegnato il Premio a Elvira Napoletano, vicepresidente dell’associazione “Avellino per il mondo”, riconoscimento per il suo impegno costante nella  comunità sia sul territorio, irpino sia all’estero.

Tra gli interventi più significativi della mattinata si è distinto quello della consigliera regionale di parità Mimma Lomazzo, che ha portato all’attenzione del pubblico dati significativi sulla rappresentanza femminile nelle istituzioni locali della Campania. La consigliera ha ricordato come tra i sindaci della regione la disparità sia ancora molto forte: 488 uomini contro appena 33 donne. Anche tra gli assessori comunali le donne, pur più presenti, restano minoritarie con 744 incarichi contro 976 uomini, mentre tra i consiglieri comunali la differenza diventa ancora più evidente: 72,1% uomini (4613) e 27,9% donne (1789). Nonostante siano trascorsi ottant’anni dal diritto di voto femminile in Italia – ha sottolineato Mimma Lomazzo – la rappresentanza politica continua a essere squilibrata. Da qui la necessità di strumenti normativi come le cosiddette “quote rosa”, capaci di favorire una partecipazione più equa delle donne alla vita pubblica.

Il tema del lavoro e del talento femminile è stato invece affrontato da Francesca Vitelli, presidente di EnterprisinGirls, nel suo intervento dedicato a “Il talento delle donne nel mondo del lavoro”, nel quale ha evidenziato quanto l’energia creativa e imprenditoriale femminile rappresenti una risorsa fondamentale per lo sviluppo economico e sociale.

A questi è seguito il mio intervento da giornalista e da insegnante, ponendo una domanda cruciale: “Siamo davvero libere, o stiamo ancora lottando per esserlo”. Il mio discorso ha ripercorso alcune tappe fondamentali della storia dei diritti femminili, dal 10 marzo 1946, data simbolo dell’ingresso delle donne italiane nella vita politica attraverso il voto, fino alla recente giornata nazionale dedicata al principio “Il consenso non si tocca”. Ho, inoltre, ricordato il trentesimo anniversario della legge n. 66 del 1996, che ha ridefinito la violenza sessuale come reato contro la persona e non più contro la morale, anniversario recentemente celebrato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, insieme a una delegazione di parlamentari, guidata dall’onorevole Alberta De Simone.

Ho poi evidenziato come informazione, cultura e arte abbiano il compito di educare alla libertà e dare voce a chi spesso non ne ha. Proprio osservando le opere della mostra – ho sottolineato – emergono storie di donne che creano, pensano, guidano e costruiscono comunità. Tuttavia, nonostante i progressi compiuti, persistono disuguaglianze nel lavoro, stereotipi culturali e violenze di genere. Da qui la conclusione della mia riflessione: “Siamo più libere di ieri, ma non ancora libere quanto dovremmo essere.”

La dimensione artistica e letteraria dell’evento è stata arricchita dal contributo della sociologa e poetessa Maria Ronca, che ha coordinato un momento di reading poetico e letterario, insieme ad Agostina Spagnuolo, Paola De Lorenzo e Mena Matarazzo, la quale ha letto un testo poetico di Carmen De Vito, regalando al pubblico uno dei momenti più intensi e partecipati della giornata.

Nel pomeriggio, a partire dalle ore 17.00, il confronto si è spostato sui temi giuridici, culturali e accademici. L’avvocata penalista Lucia Perri ha affrontato il tema “Le difficoltà delle denunce: aspetti legali e situazioni sociali”, mettendo in luce quanto sia fondamentale il ruolo del diritto e della giurisprudenza nel promuovere l’uguaglianza di genere e nel garantire una tutela effettiva alle donne vittime di violenza.

L’analisi accademica è stata affidata a Giulia Perfetto dell’Università degli Studi di Salerno, che ha evidenziato come la letteratura possa diventare uno strumento potente di educazione e sensibilizzazione sui temi di genere, contribuendo alla diffusione di una cultura del rispetto e della parità.

Sulla stessa linea si è collocato l’intervento di Antonio Tucci, anch’egli dell’Università degli Studi di Salerno e membro del direttivo dell’Ogepo, che ha affrontato temi cruciali quali la parità di genere, la violenza contro le donne e le politiche necessarie per promuovere concretamente i diritti femminili.

A completare il dibattito sono intervenuti anche alcuni rappresentanti delle associazioni patrocinanti: Amdos, Mirella Napodano per la Comunità Laudato Si’, Luisa Buonavita per Equilibri e Pietro Mitrione per In loco motivi, portando ciascuno il contributo delle rispettive realtà associative impegnate nel tessuto sociale e culturale del territorio.

Dalla giornata è emersa con chiarezza la volontà condivisa delle associazioni culturali e delle associazioni femminili presenti di continuare, nonostante ostacoli e difficoltà, a produrre cultura, consapevolezza e bellezza. In questo senso, il simbolo dei binari ha assunto un significato ancora più profondo: non più soltanto tracce di un passato ferroviario, ma metafora di un percorso collettivo verso un futuro più equo.

Perché il viaggio dell’emancipazione femminile non è ancora concluso. Come scriveva Simone de Beauvoir:

«Non dimenticate mai che basterà una crisi politica, economica o religiosa perché i diritti delle donne siano rimessi in discussione.»

Ed è forse proprio per questo che un’ iniziativa come “Donne al binario” ha rappresentato molto più di un evento culturale: ha rappresentato un presidio di coscienza civile, un luogo di incontro tra arte, memoria e impegno sociale. Un nuovo treno simbolico, pronto a ripartire.

 

 

 

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