“Nel mio libro ho raccontato una storia vera, e l’ho fatto come se fosse una favola”. “La principessa di Bengodi” è il titolo del secondo libro di Stefania Nigro che, al Circolo della Stampa di Avellino, si è confrontata con i suoi lettori e le sue lettrici e con le associazioni che lavorano ogni giorno per contrastare la violenza sulle donne. “Nel mio libro parlo di una relazione tossica, ma non di violenza fisica, quella che è purtroppo sempre al centro dell’attenzione per i continui casi di femminicidio. Racconto della violenza psicologica, una sopraffazione subdola che non lascia corpi a terra, ma ferite altrettanto devastanti”. “La principessa di Bengodi” è una storia di manipolazioni e abusi psicologici. L’ambiente è Bengodi, una specie di Macondo pieno di amore e semplicità. Ma solo in apparenza. Come amabile e apparentemente perfetto è il protagonista maschile, il Sultano Sindaco. “La violenza psicologica – continua la scrittrice – è un crimine, esattamente come la violenza fisica, perpetrato da persone narcisiste con un disturbo di personalità e che perseguono, attraverso una relazione, la distruzione della vittima. Ho scelto questo argomento perché vorrei che se ne parlasse di più, che ci fosse maggiore attenzione verso un fenomeno che viaggia drammaticamente sotto traccia“.
Nigro rivolge il suo sguardo anche alle nuove generazioni. “I ragazzi sono spesso impreparati, non sanno che esiste una tipologia umana simile. Quella della violenza psicologica – continua – è una spirale trasversale che può imprigionare chiunque, anche la donna più emancipata e sicura di sè. Nel mio libro la vittima è una donna, ma è chiaro che i ruoli sono assolutamente ribaltabili, sono tante nella realtà anche le donne carnefici”. Secondo la scrittrice la crescita esponenziale dei casi violenza è in buona parte da legare al livello di emancipazione e di indipendenza, anche economica, raggiunto dalle donne. “C’è una tipologia di uomini che fa fatica ad accettare il ruolo che la donna si è ritagliato nella società, e non riesce a gestire un rapporto alla pari. É spesso proprio per questo che, nei casi estremi, esplode la violenza fisica, ma stiamo attenti: l’omicidio, il femminicidio, è spesso solo l’atto estremo e più eclatante di una violenza più sottile che magari andava avanti da tempo. Ed a questa tipologia di sopraffazione – conclude Nigro – che bisogna prestare maggiore attenzione”.



