– di Guglielmo Racioppi –
Mi è capitato di leggere un post, del deputato Rotondi, sulle conseguenze della legge sulla Autonomia Differenziata.
Ho commentato, manifestando il mio interesse e la mia preoccupazione per lo stato dell’assistenza sanitaria nel Sud Italia: l’occasione è propizia perché è degli ultimi giorni la decisione della Conferenza delle Regioni di avviare una vera e propria contrattazione sulle competenze proprie delle Regioni in materia sanitaria.
Come è noto, nel giugno 2024 in Parlamento è stata approvata la legge sulla Autonomia Differenziata, ma, a novembre dello stesso anno, la Corte costituzionale aveva posto delle limitazioni nel passaggio di competenze tra Stato e Regioni.
Ciononostante, le Regioni Liguria, Piemonte, Lombardia e Veneto hanno fatto richiesta di poter seguire un iter autonomo, rispetto a quello statale – come avevo puntualmente descritto in una prima risposta.
A questa mia è seguito un piccolo dialogo, con risposte sia dell’On. Rotondi che successive altre mie risposte
La pubblicazione di questo scambio di impressioni su FB a me è sembrato particolarmente significativo, perché nonostante le mie affermazioni, il deputato Rotondi ha confermato di essere favorevole alla Autonomia anche in materia di sanità, in quanto, a suo parere, le spese della sanità meridionale, non esclusa ovviamente quella della Campania, “servono solamente a pagare gli stipendi agli operatori sanitari” e stando così le cose, Egli [Lui] preferisce la sanità del Centro-Nord, che dà risposte efficaci alle richieste dei cittadini in materia di assistenza, al contrario di quelle del Sud!
Io, al contrario, penso che – ma non è una opinione da bar, considerato che ho lavorato da medico negli ospedali meridionali per oltre trent’anni – anche nelle Regioni meridionali ci siano delle eccellenze sanitarie e che, pur tra mille difficoltà organizzative, danno risposte di alto livello ai bisogni assistenziali dei cittadini
Al momento, paradossalmente, le Regioni meridionali compensano (rimborsano) quelle del Centro-Nord con ben 5,5 miliardi di €/anno, per il semplice fatto che i cittadini meridionali “emigrano” nelle in quelle Regioni, perché non si riesce a soddisfare nei tempi opportuni le tante esigenze sanitarie nelle strutture del Sud.
Ci sarebbe da ragionare e non poco su questo fenomeno – e l’On Rotondi potrebbe addirittura contribuire con la sua esperienza politica quarantennale spesso di governo – indagare le cause e gli effetti, ma solo per ricordarcelo, le Regioni meridionali scontano ritardi annosi, e addirittura sono finanziate dallo Stato anche meno di quelle del Centro-nord: pagano un costo abnormemente elevato per le colpe di miopi processi organizzativi frutto di errori anche gravi dei loro amministratori e delle politiche del passato.
A questo punto ci sono due strade, la prima è quella che indica e preferisce l’On. Rotondi, e cioè curarsi al Centro-nord; la seconda, ed è la soluzione che io trovo più giusta, nonché indice di onestà e rispetto della dignità di tutti i cittadini meridionali – e non solo di chi ha le risorse finanziarie per i viaggi della speranza – creare finalmente al Sud tutte le condizioni organizzative e tecniche per garantire quell’assistenza sanitaria adeguata ai tempi presenti e futuri: in pratica, non solo bisogna impedire l’Autonomia differenziata, ma addirittura bisogna ripristinare i necessari investimenti per garantire al tempo stesso strutture ospedaliere nel territorio, personale in numero adeguato e strumenti tecnici di avanguardia.
Questa politica meridionalista servirebbe a salvare davvero il Sud, e non solo l’assistenza sanitaria!
Credo che nonostante tutto, questo dialogo a distanza sia stato utile, anche se mi rendo conto che il semplice parlare serve a poco. Ed allora?
Tocca alla gente: siamo noi cittadini a dover decidere di lottare o almeno assumere la responsabilità di scegliere l’una o l’altra soluzione



