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Processo sulla scomparsa di Mimì Manzo: oggi il Gup decide. Romina: “Spero tutto finisca”

È attesa a breve la decisione del gup del tribunale di Avellino per il rinvio a giudizio degli imputati nell’inchiesta della scomparsa di Mimì Manzo. A comparire davanti al gup Antonio Sicuranza i presunti responsabili della scomparsa: la figlia Romina Manzo e due suoi ex amici, Loredana Scannelli e Alfonso Russo. La Procura di Avellino ha chiuso le indagini preliminari a gennaio 2025. Solo i primi di ottobre è stata firmata la richiesta di rinvio a giudizio dal sostituto procuratore Chiara Guerriero e dal procuratore Domenico Airoma.

Romina Manzo, difesa dall’avvocato Federica Renna e Ennio Napolillo, i magistrati ipotizzano il favoreggiamento personale a vantaggio di Loredana Scannelli, difesa dall’avvocato Rolando Iorio. Quest’ultima, insieme ad Alfonso Russo (difeso da Mirella Nigro e Dario Cierzo), è accusata di sequestro di persona. Il rinvio disposto dal gup è stato deciso a causa di un problema procedurale. Il giudice aveva nominato un curatore speciale nella persona del commissario prefettizio di Prata Principato Ultra, incaricato di presentare la querela necessaria per rendere possibile il processo. Senza questo atto, allo stato attuale, il procedimento non può proseguire.

Romina, accusata di favoreggiamento personale, avrebbe fornito dichiarazioni mendaci durante le indagini sulla scomparsa del padre, cercando di ostacolare l’accertamento della verità. Secondo quanto riportato negli atti, la giovane – che la sera della scomparsa festeggiava il compleanno – avrebbe rilasciato ai carabinieri di Pratola Serra dichiarazioni incongruenti rispetto agli eventi della notte dell’8 gennaio 2021, data in cui il padre è scomparso. Successivamente avrebbe tentato di rettificare le sue dichiarazioni, alimentando ulteriori sospetti sul suo comportamento. Gli accertamenti tecnici eseguiti dalla sezione operativa del comando provinciale dei carabinieri avrebbero rivelato contatti telefonici tra Romina e gli altri due indagati, Alfonso Russo e Loredana Scannelli, proprio nella serata della scomparsa: per questo si ipotizza una sua complicità nel tentativo di coprire i fatti. Alfonso Russo e Loredana Scannelli, secondo gli organi inquirenti, la sera dell’8 gennaio 2021 avrebbero privato Domenico Manzo della libertà personale in circostanze drammatiche.

È apparsa serena prima dell’udienza Romina Manzo .” Sicuramente arriveremo al termine del processo e spero di non essere rinviata a giudizio, così che insieme alla mia famiglia potrò essere dall’altra parte e arrivare finalmente al dunque su mio padre. Spero che non finisca tutto così e che si scopra cosa è successo. Sono molto fiduciosa: dopo cinque anni spero che arriveremo finalmente alla conclusione”.

Gli avvocati Napolillo e Renna, difensori di Romina e parte civile nei confronti degli altri due indagati, hanno sottolineato che la giornata odierna servirà a verificare se il processo può iniziare dopo la correzione del precedente vuoto procedurale: “Se stamattina questo vuoto è stato colmato, il processo inizia e capiremo cosa succederà, soprattutto in base alle scelte dei difensori degli imputati”, hanno spiegato.

Lucia Manzo, sorella del scomparso, ha espresso la volontà di chiarire le incongruenze della vicenda: “Non voglio un colpevole a tutti i costi; voglio sapere dove si trova Domenico Manzo e cosa gli è successo quella sera, anche se forse non lo scopriremo mai. Credo che la giustizia debba leggere attentamente le poche righe che ha agli atti, riguardo alle telecamere e alle grida, per capire cosa è realmente accaduto”.

Dello stesso pensiero Nicodemo Gentile, legale di Lucia Manzo: “Oggi chiederemo di costituirci come parte civile e cercheremo che la vicenda venga inquadrata correttamente dal punto di vista della qualificazione giuridica. Dal 2021 al 2026 ragioniamo su una probabilità qualificata di conclusione che evidenzi un omicidio con distruzione di cadavere. Questo sarà il nostro obiettivo, confrontandoci con il giudice affinché la Procura possa eventualmente modificare il capo d’imputazione”.

“Dopo aver letto tutto il fascicolo, che conta migliaia di pagine, devo dire- afferma l’ avvocato Rolando Iorio – che raramente ho visto delle indagini così lacunose.C’è stata una continua richiesta di proroghe, che già dice molto sull’impianto accusatorio. C’è stato un viavai continuo di indagati, con persone che entravano e uscivano dalle inchieste, addirittura continui mutamenti dei capi di imputazione.
Tutto ciò evidenzia chiaramente che ci troviamo di fronte a un compendio indiziario: non siamo nemmeno di fronte a delle prove, ma a un insieme di indizi assolutamente insufficiente per sostenere l’accusa in giudizio.
Mi auguro quindi che il giudice dell’udienza preliminare, il dottor Antonio Sicurezza — persona sicuramente stimata e autorevole magistrato del Tribunale di Avellino — restituisca gli atti al PM, perché ci troviamo davvero in una situazione difficile da immaginare come possa proseguire”.

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Michela Della Rocca

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