Non ha fatto in tempo a vederla finita, nel 1688, il principe dei musici, Gesualdo da Venosa. Ma la fontana restaurata è un altro pezzo di storia che pulsa da queste parti. E già allora era uno splendore nella sua maestosità: al centro della piazza di Gesualdo, in piazza Umberto I, a protezione, quasi, del Castello dove aveva dimorato il più grande dei madrigalisti, è stata dunque restaurata. Ci sono voluti otto mesi per restituirla a quella che, allora, era una comunità della provincia di Principato Ultra, nel regno di Napoli. Oggi è rimasto un luogo vivace, i cui cittadini aspettavano quasi con impazienza questo restauro. Risale al 1688 ma quasi un secolo e mezzo dopo, nel 1848, progetto iniziale dello scultore Fedele Caggiano, ad opera dell’architetto Federigo Roca, è stata rifatta: quindi, ieri restituita in tutta la sua bellezza alla cittadinanza. E anche benedetta, perché hai visto mai, da padre Enzo Gaudio. I lavori, seguiti quasi incessantemente dal sindaco di Gesualdo, Domenico Forgione, il quale ha lavorato a stretto contatto il consigliere comunale Alfonso Pugliese e con la Provincia di Avellino, sopratutto con l’ex consigliere di palazzo Caracciolo, Franco Di Cecilia. Insieme alla Soprintendenza di Avellino. Non per niente, quella fontana era stata giudicata “la più bella del principato”. E per i gesualdini, rivederla in tutto il suo splendore è “stato un colpo al cuore e una grande emozione”.
L’onice gesualdino è il loro orgoglio, perché utilizzato anche dal Vanvitelli per la reggia di Caserta, è di nuovo vivo. Ripulito e rilucidato, a mano, effettivamente rivive una seconda vita. Arte campana dell’Ottocento e anche irpina per via delle breccia delle nostre zone. Una curiosità: perché si potesse dire che, la fontana, fosse stata un’opera d’arte costruita con l’onice locale di Gesualdo, fu lo scultore Fedele Caggiano a far riaprire le cave del posto per ricavarne quel materiale pregiato di Gesualdo. Tre vasche la compongono, l’intermedia con quattro mascheroni di sembianze leonine e una vasca alla sommità che rappresenta una conchiglia.
Di pietra calcarea il basamento, con la breccia rosa. Che ne ha ricavato un colore elegante e suggestivo allo stesso tempo.


