Ranieri Popoli
L’Irpinia non è una realtà omogenea e i suoi diversi ambiti territoriali richiedono una molteplicità di risposte coerenti rispetto alle problematicità esistenti e alle conseguenti soluzioni da adottare.
Scelte radicali che mirano a riscrivere la stessa vocazione territoriale in passato si sono rivelate, purtroppo, non sempre vincenti, ma negli ultimi tempi questa ambizione sembra essere la spinta propulsiva più idonea, per quanto più impegnativa, per realizzare un tentativo di risposta incisivo rispetto all’erosivo processo di spopolamento in atto e nel determinare condizioni minime di nuovo sviluppo.
Per le sue caratteristiche paesaggistiche ma anche per le sue peculiarità storiche-culturali materiali e immateriali, l’Irpinia è una terra che si candida in modo naturale per scommettere su una complementarietà sistemica di sviluppo basata sulle diverse filiere turistiche e per sperimentare visioni e pratiche innovative che tengano conto della sostenibilità e della sua evoluzione rigeneratrice.
In questi ultimi anni diversi soggetti istituzionali si sono orientati in tal senso, si pensi agli Enti Parco, alle Comunità Montane, ai G.A.L., alla Provincia e agli stessi comuni, i quali si sono distinti per una sperimentazione in tal senso e anche se in un contesto non compiutamente unitario ed esaustivo è innegabile che dei risultati incoraggianti si sono avuti in tal senso.
Non è cosa semplice, in primis per motivi culturali, di mentalità e di natura più squisitamente politica consensuale, andare sempre oltre al radicato municipalismo, come non è semplice respingere l’attrazione fatale dei finanziamenti a pioggia destinati a singoli ed effimeri eventi, come sa bene questa Testata che ha inserito nel suo DNA la rifondazione culturale dei processi di governo dei nostri territori.
I tradizionali piani turistici locali sono pur sempre degli utili strumenti di programmazione amministrativa ma, come si sa, essi sono subordinati all’intercettazione di finanziamenti incerti i quali spesso sono legati a bandi che, giustamente, per andare oltre il frammento territoriale richiedono una certa aggregazione intercomunale la quale, però, non è sempre frutto di una pianificazione e di una programmazione preesistente o corrispondente bensì di una caccia all’ “assemblaggio impacchettato” per ottenere l’agognato contributo regionale o comunitario.
Qui, al di là delle poesie che si scrivono nelle relazioni di questi progetti spontanei, di strutturale non vi è nulla e, al di là della suggestione visionaria non si creano le condizioni minime necessarie per impiantare un serio discorso di sviluppo in tal senso.
A Tufo, paese conosciuto per la sua preziosa storia enomineraria – lo scriviamo con una licenza grammaticale in una sola parola per indicare non un’associazione ma un’identità- partendo da queste considerazioni, che di certo si staranno realizzando in tanti altri comuni, ha avviato un interessante percorso di elaborazione e di sperimentazione con l’intento di realizzare un approccio contemporaneo e innovativo al tempo stesso rispetto a un auspicabile progetto turistico locale e territoriale.
Si inizia con la ricerca di un’adeguata intesa con gli attori locali impegnati nelle diverse attività di filiera enomineraria considerando il territorio di Tufo come un laboratorio pulsante per avviare, non appena se ne creeranno le condizioni, micro-sperimentazioni capaci di intercettare dei flussi di ricezione compatibili con la rinnovata identità locale sulla scorta di ricerche ed elaborazioni scientifiche già elaborate.
Non si tratta di una pianificazione astratta ma di un metodo guidato da alcune “task force” operative locali che allestiranno e collauderanno sul campo l’offerta territoriale nei diversi aspetti, validando la sostenibilità dell’intero ecosistema del paese per il benessere della popolazione locale e il progetto di sviluppo turistico integrato a farsi.
Un binomio che ci fa capire che più che il concetto estetico di borgo qui si preferisce parlare di paese, di comunità, in quanto solo attraverso la garanzia di una qualità della vita sostenibile si può ambire a una riscrittura della sua vocazione perché l’obiettivo non è il “villaggio turistico” ma la rigenerazione del luogo.
Come tanti altri comuni anche Tufo ha le sue preziose offerte territoriali dal punto di vista materiale e immateriale e annovera un calendario di appuntamenti e di eventi oramai consolidato nella tradizione.
Tutto questo costituisce un fondamentale capitale di disponibilità che deve entrare a far parte del progetto in quanto senza di esso non concorrerebbe a creare le giuste condizioni di innovazione di cui si parlava in precedenza.
L’obiettivo strategico è quello di intercettare una domanda in qualche modo già esistente – si pensi alla rete delle cantine e dalle aziende vitivinicole- ma quello che occorre realizzare è una sorta di drenaggio verso il contesto antropico e urbano del paese generando flussi continui di richieste senza incidere sul Bilancio comunale e, quindi, sulla fiscalità cittadina.
La regia dell’intera operazione il Comune di Tufo, che è l’Ente promotore, l’ha affidata al “DIEM” Dipartimento Ingegneria dell’Informazione ed Elettrica e Matematica applicata dell’Università degli Studi di Salerno sotto il Coordinamento della Prof.ssa Monica Maglio, coadiuvata dalla Dott.ssa Concetta Riccio.
Una presenza che è frutto di un importante lavoro realizzato in precedenza dal Dipartimento a Tufo e nell’ Areale vitivinicolo più in generale e ancor prima nel contesto del progetto europeo “Village of Tradition” promosso dal GAL Partenio.
Da queste parti l’Università si è fatta territorio.
L’attività si è già concretizzata in un primo incontro che ha visto presenti l’Università, il Comune e una rappresentanza degli operatori economici e associativi locali al quale farà seguito un secondo momento che vedrà di fronte tutti i protagonisti economici e sociali del territorio con l’intento di presentare delle macro tendenze turistiche del progetto e formalizzare l’adesione a un “Patto d’Intesa per la valorizzazione del paese”.
Dagli esiti di questa prima fase si capirà come proseguire nel periodo breve, magari attraverso la realizzazione di una sperimentazione di ospitalità turistica nel contesto innovativo identitario di riferimento e contestualmente avviare un discorso di lungo periodo con l’obiettivo di incidere sul mutamento delle mentalità e della pratiche dell’agire, riservando grande attenzione alle nuove tecnologie digitali e ad avanzati strumenti di comunicazione e di promozione.
Una sfida, un orizzonte nuovo per queste terre perennemente sospese tra il mito di un recente passato e l’incertezza di un futuro di prossimità che, però, dà merito a quanti c’hanno creduto e, quindi, solo per questo merita un forte incoraggiamento.




Spero vivamente che chi di dovere legga questo bellissimo articolo con spirito di “responsabilità”.