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Festa di San Michele Arcangelo, in scena a Tufo il dramma sacro della Cacciata degli Angeli ribelli dal Paradiso

E’ uno dei simboli dell’identità di una comunità. E’ il dramma sacro “La Cacciata degli Angeli ribelli dal Paradiso” in scena a Tufo l’8 maggio, in occasione dei festeggiamenti in onore di San Michele Arcangelo, che si tengono, tradizionalmente. La rappresentazione, della durata di un’ora c.a., si caratterizza per un palco a due piani, rappresentanti, rispettivamente, il Paradiso e l’Inferno. I personaggi sono venti: un bambino – San Michele; quattro bambine – angeli; quindici personaggi maschili – diavoli (sei demoni, cinque principi infernali, Lucifero, Pluto, Gran Cerimoniere, Imperatore Infernale). Il testo, giuntoci in forma anonima, presenta delle interessanti caratteristiche prosimetriche, alternando prosa, versi e canti. Ad alternarsi nelle scene angeli e demoni in un crescendo drammatico fino allo scontro finale, allorché i diavoli tentano l’ascesa al cielo, capeggiati dal loro Imperatore, e vengono ricacciati da San Michele Arcangelo. Il dramma si chiude con il canto finale “Salve o Invitto”, il lamento di Lucifero e la preghiera del Santo.

L’elemento culturale è praticato da volontari appartenenti alla comunità, coordinati da un comitato annualmente costituito in seno alla Parrocchia “Santa Maria Assunta”. Ma a caratterizzare l’allestimento è la partecipazione trasversale sia sul piano generazionale, sia socio-culturale, coinvolgendo bambini e bambine, ragazzi e adulti. Si registra la presenza di tufesi residenti fuori regione e/o addirittura all’estero che, annualmente, ritornano in occasione della festa patronale, proprio al fine di prendere parte al dramma sacro in qualità di attori.

L’ “Opera di San Michele” – come viene popolarmente definita – viene portata in scena sin dal primo quarto del Novecento, come testimoniato dalla memoria collettiva locale: le fotografie più antiche  risalgono al finire degli anni Quaranta.

Il testo nacque nell’ambito di un vivace laboratorio culturale e religioso che caratterizzò Tufo già nel primo quarto del XX secolo. Nello stesso periodo, infatti, venne portata in scena anche “L’Opera di Sant’Antonio” (tradizione, quest’ultima, tuttavia, caduta in disuso). La trasmissione è avvenuta sfruttando i canali dell’oralità e della trascrizione, giungendo all’attuale copione. Annualmente la parrocchia incarica uno o più responsabili col compito di selezionare gli attori, coordinare le prove e trasmettere le abilità necessarie alla messa in scena alle nuove generazioni.

La rituale messa in scena del dramma sacro incarna per la comunità Tufese il momento apicale dell’anno: in essa, infatti, si fondono senso d’appartenenza, religiosità e coesione sociale. In un piccolo centro dell’entroterra appenninico, toccato dalla piaga dello spopolamento, la condivisione di un momento comunitario tanto sentito è fondamentale al fine della conservazione di un positivo senso identitario. Non a caso, il culto dell’Arcangelo è presente a Tufo da secoli, come testimoniano la Grotta Protocristiana, con statua policroma seicentesca, e la collocazione del comune lungo la Strada Micaelica, conducente a Monte Sant’Angelo (Fg). Per intere generazioni, inoltre, prendere parte alla sacra rappresentazione ha significato il primo incontro con il mondo della recitazione, passione spesso portata avanti negli anni a seguire (non a caso, varie sono state le compagnie teatrali amatoriali che hanno vivacizzato nel corso degli anni la vita culturale del paese). Il legame con il Santo e con la comunità si intesse in maniera così profonda ne “La Cacciata degli Angeli ribelli dal Paradiso”, che, come suddetto, non pochi sono gli oriundi che rientrano per prendere parte al dramma in veste di attori o, anche, come emozionati e partecipi spettatori. Infine, in una società sempre meno sensibile alla catechesi tradizionale, lo strumento del teatro religioso popolare, mantenuto in vita dai Tufesi, conserva viva tutta la sua carica paideutico-religiosa, attirando interessati spettatori da tutta la Valle del Sabato e non solo.

Anche quest’anno, dunque, la tradizione tufese per eccellenza è pronta a tornare in scena: l’appuntamento è fissato per giovedì 8 maggio, alle ore 20, in Piazza Umberto I, dopo la processione del Santo per le vie del paese. A seguire, lo spettacolo musicale “Crazy Party” e, sotto il piano dell’offerta enogastronomica, sarà possibile servirsi presso i vari stand allestiti per l’occasione ed, ovviamente, degustare dell’ottimo Greco di Tufo DOCG.

 

 

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