“I numeri sono chiari: il costo del servizio passerà da circa 2.810.000 euro nel 2026 a oltre 3.224.000 euro nel 2029, con un incremento complessivo di oltre 414.000 euro”. Antonello D’Urso, consigliere comunale di Solofra, nell’ultimo Consiglio comunale si è detto fermamente contrario a programmare un aumento della Tari per i prossimi anni.
“Ho chiesto all’assessore al Bilancio una risposta semplice: quali miglioramenti concreti del servizio giustificano questo aumento?
Dal dibattito consiliare, a mio giudizio, non sono emersi elementi tali da spiegare ai cittadini perché dovranno sostenere un costo così elevato nei prossimi anni.
Le famiglie e le imprese stanno già affrontando difficoltà economiche importanti”.
D’Urso chiede risposte e soluzioni. Anche perché nella cittadina della concia la Tari è già alta. Più che ad Avellino. Mentre nel capoluogo – famiglia tipo: tre persone, 100 mq – la spesa è di circa 300 euro a famiglia, a Solofra va da 350 euro in su.
Insomma, una soluzione andrebbe individuata. Qualcosa va cambiato? Perché si paga tanto?
In base ai dati ufficiali del Catasto Nazionale Rifiuti dell’ISPRA e dell’Osservatorio Regionale Rifiuti (ORGR Campania), la produzione totale annua del comune si attesta a 4.100-4.300 tonnellate all’anno; la raccolta differenziata complessiva è di circa 2.400-2.600 tonnellate all’anno.
La percentuale di raccolta differenziata oscilla storicamente tra il 59% e il 63%, con picchi virtuosi recenti vicini al 65-68% in seguito all’ottimizzazione del servizio porta a porta.
La produzione pro capite annua è di circa 340-360 kg di rifiuti per abitante.
Da qui si parte. Come tagliare il costo?
Che fare lo ha detto qualche giorno fa l’assessore e vicesindaco di Avellino, Anna D’Aliasi, a proposito del capoluogo:
“Migliorare la qualità della raccolta differenziata, abbattere la quantità di rifiuti indifferenziati e rendere il sistema più efficiente significa anche creare le condizioni per contenere e, nel tempo, ridurre il peso della tariffa sulle famiglie e sulle imprese. Se no a pagare sono sempre i cittadini”.
E se la soluzione fosse il riciclo? Viene da chiederselo, considerato che Solofra è al centro del dibattito per il progetto di realizzazione di un hub per il riciclo delle plastiche non recuperabili convenzionalmente nell’area industriale ASI.Ma Il consigliere D’Urso che mette sotto accusa sull’aumento della Tari il sindaco Moretti è uno dei tanti che non ha che non ha compreso il valore del progetto faro di Economia circolare sul riciclo delle plastiche.
Il progetto, finanziato con 15 milioni di euro di fondi PNRR dal Ministero dell’Ambiente, prevede una capacità tecnologica avanzata (con automazione e intelligenza artificiale) per trattare fino a 10 tonnellate di materiale plastico al giorno (pari a oltre 3.000 tonnellate potenziali annue), per convertirlo in oli industriali biodegradabili e additivi per bitumi.
L’iniziativa ha tuttavia sollevato accesi dibattiti e proteste da parte dell’amministrazione locale e dei comitati cittadini per i timori legati all’impatto ambientale sul territorio. La questione dell’impatto ambientale è aperta. È tutta da verificare.
Ma torniamo alla Tari.
Nelle statistiche di raccolta dei comuni italiani, la plastica domestica viene differenziata insieme ai metalli (raccolta multimateriale leggera).
Prendendo come riferimento le medie nazionali e regionali ISPRA (secondo cui la frazione di imballaggi in plastica e multimateriale pesa per circa il 7-8% sul totale dei rifiuti urbani prodotti o circa il 10-12% della frazione differenziata), a Solofra si raccolgono circa 21-25 kg di plastica all’anno per cittadino.
Moltiplicando questo dato pro capite per la popolazione residente (poco più di 12.000 abitanti), si ottengono circa 250-300 tonnellate annue.
Ma non finisce qui. A questa quota urbana va poi sommata la plastica non domestica derivante dalle attività artigianali e industriali del polo conciario, gestita tramite canali di smaltimento speciali e privati.
Anche se non esistono dataset ufficiali pubblicati a livello comunale che forniscano il dato esatto, è possibile formulare una stima indicativa dei quantitativi di rifiuti plastici industriali prodotti nel distretto conciario di Solofra partendo dai volumi produttivi del comparto.
Il distretto di Solofra conta circa 700-800 aziende attive nella filiera della pelle e della concia (tra lavorazione, nobilitazione, rifinitura e indotto). Si stima che il polo conciario solofrano rappresenti una quota rilevante (circa il 20-25%) della produzione nazionale di pelli ovine e bovine per pelletteria e calzatura.
Nei cicli conciari, la plastica non deriva dal processo di trasformazione chimico-organico della pelle (fanghi, scarti salati e raschiature proteiche). C’è altro: imballaggi diatermici e di spedizione, film in polietilene (LDPE), reggette, sacconi big-bag per i prodotti chimici di concia e bancali fasciati; supporti e taniche di plastica rigida; contenitori vuoti (fusti e taniche da 20-200 litri) di prodotti chimici e coloranti impiegati nelle botti di concia.
Nelle industrie manifatturiere e chimico-correlate di media intensità di imballaggio, la produzione media di rifiuti plastici (principalmente imballaggi misti, CER 15 01 02) si aggira intorno alle 2-4 tonnellate annue per azienda strutturata (considerando sia i laboratori terzisti più piccoli sia i grandi impianti industriali di rifinizione).
E nel distretto di Solofra? Moltiplicando una media prudenziale di circa 3 tonnellate per un perimetro stimato di circa 300-400 unità produttive attive e strutturate (escludendo i micro-laboratori a bassissimo impatto di imballaggio), si ottiene una produzione stimata di rifiuti plastici industriali compresa tra 900 e 1.200 tonnellate all’anno.
Una parte di questi imballaggi (soprattutto taniche e fusti ex reagenti chimici) rientra spesso nella categoria dei rifiuti speciali pericolosi (codici CER con asterisco, ad esempio imballaggi contenenti residui di sostanze pericolose) e richiede una gestione e tracciabilità stringenti tramite MUD e formulari.
Il punto da tenere in considerazione è che la quota preponderante di film e plastica pulita da imballaggio viene avviata al recupero e al riciclo tramite piattaforme private autorizzate nel Napoletano e nel Casertano o all’interno della stessa piattaforma logistica regionale campana. Non a Solofra, però, perché non c’è un impianto come quello che si vuole invece realizzare.
Ecco perché, tra l’altro, la Tari continua a crescere: i rifiuti costano se non c’è il riciclo.


