Di Vincenzo Fiore
Un vecchio esperimento condotto dall’etologo e neurofisiologo Erich von Holst, mentre studiava il comportamento sociale dei pesci, consisteva nell’asportazione del proencefalo di un singolo pesce all’interno del gruppo. Si trattava di un piccolo pesciolino l’elritza (Phoxinus phoxinus) che vive in banchi per poter sopravvivere all’attacco dei predatori. Dopo l’intervento, l’animale continuava a vedere, a nuotare, a nutrirsi e a mantenere una normale coordinazione motoria. L’unica alterazione comportamentale osservata riguardava il comportamento gregario: il pesce non mostrava più la tipica tendenza a rimanere unito agli altri e non modificava la propria direzione di nuoto in funzione dei movimenti altrui. Mentre un pesce normale, quando si allontana dal gruppo, tende a tornare verso i conspecifici, l’animale privo di proencefalo continuava a procedere nella direzione intrapresa senza esitazione.
Privato del proencefalo, il pesce non reagiva più ai normali meccanismi di inibizione e di coesione sociale, avanzando con un comportamento che appariva insolitamente audace e deciso. Agli occhi degli altri individui del branco, questa apparente sicurezza finiva per renderlo un punto di riferimento, tanto che essi ne seguivano spontaneamente la direzione di marcia. L’osservazione suggerisce come, nel comportamento collettivo dei pesci, un’azione percepita come coraggiosa e determinata possa esercitare una forte capacità di attrazione sul gruppo, pur derivando da un’alterazione dei normali meccanismi nervosi regolati dal cervello.
I pesciolini ignari del fatto che il loro nuovo leader carismatico fosse un decerebrato, tutti in fila gli andavano dietro con l’aspettativa di nuove direzioni e nuove mete, fino a finire dritti nella bocca dei predatori. Ecco: quello che dovrebbe essere un articolo di divulgazione scientifica, diventa una valida metafora politica.



