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“Dalla politica può rifiorife anche la cultura”, parla Francesco Vitale

«Mi chiamo Francesco Vitale, nato ad Avellino, ed ho 24 anni. Nel 2016 ho conseguito con lode la laurea triennale in Economia Bancaria e Finanziaria presso l’Università degli Studi del Sannio. Attualmente sto ultimando gli studi presso la medesima Università per il conseguimento della laurea specialista in Economia e Management. Sono, inoltre, attivamente impegnato nel sociale in quanto svolgo il ruolo di volontario del servizio civile nazionale dedicandomi all’assistenza degli anziani e delle persone socialmente deboli. Concorro in questa campagna elettorale per la carica di consigliere comunale di Avellino con la lista “Avellino libera è progressista” ». Perché hai deciso di candidarti? «Ho ritenuto importante mettere a disposizione la mia candidatura in quanto vorrei farmi portatore della voglia di riscatto dei giovani, portatore di nuove idee, nuova vitalità, per mettere in atto concretamente quel cambiamento che tanto auspichiamo ma che difficilmente si sta realizzando. È già da qualche anno che ho iniziato a nutrire una certa passione per la politica e la vita pubblica ed ora, visto anche il momento che stiamo vivendo sia a livello locale che nazionale, ho ritenuto che i tempi per una mia candidatura fossero maturi ». Come vedi i giovani di questa città? «Purtroppo noto tra i miei coetanei, e ancora di più nei ragazzi più giovani di me, disaffezione e scarso interesse verso la politica ma anche, più in generale, verso questa città. Addirittura molti di loro non andranno nemmeno a votare, considerando questo “diritto e dovere” come una perdita di tempo. Invece, io credo che la politica sia alla base di una comunità; la politica, quella sana, corretta e trasparente, può essere una base di crescita culturale, di confronto, di apertura verso nuove idee, di miglioramento del benessere dei cittadini e della loro vita quotidiana. Per questo ritengo che il voto sia importante, e mi rivolgo specialmente ai giovani. Andare a votare è l’unico modo per cercare di migliorare la realtà che ci circonda, essere cittadini passivi significherebbe soltanto lasciare Avellino nelle stato in cui si trova e non è questo che vogliamo.

Il Quotidiano del Sud – 8 giugno 2018

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