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Autoritarismo per sconfiggere il coronavirus?

Di Matteo Galasso

Le immagini che ci sono sopraggiunte la notte di San Silvestro dalla metropoli cinese di Wuhan, città dalla quale il coronavirus ha iniziato a diffondersi, sembrano surreali rispetto a tutte le altre realtà globali, dalle quali, invece, non arrivano che le scene post-apocalittiche di strade e piazze deserte, alle quali siamo ormai abituati. A Piazza Duomo, come in tutte le altre piazze d’Italia, non c’erano che due pattuglie delle forze dell’ordine. Migliaia di persone che festeggiavano l’arrivo del 2021,invece, nella piazza della città della provincia di Hubei, seppur tutti con mascherina ma senza distanziamento: un sogno per noi occidentali, dove il coronavirus è tutt’altro che scomparso. Ma com’è possibile? Com’è possibile che la Cina, da dove tutto sarebbe iniziato, risulti settantanovesima nella classifica mondiale per numero di contagi?

La pandemia da Covid-19 sconvolge il nostro Paese e il mondo intero da 11 mesi. Tutto sarebbe iniziato lo scorso anno in un mercato ittico della stessa Wuhan, dove due giorni fa si festeggiava come se nulla fosse accaduto. E non solo: ad oggi sembra che il coronavirus causi decine di migliaia di vittime al giorno in ogni parte del globo tranne che nella stessa Cina da cui si è il virus sarebbe partito. Sembra paradossale come affermazione, ma, di fatto, mentre nel nostro Paese si registra una media di 20.000 nuovi contagiati ogni 24 ore, nell’intera Cina non si contano che più di 20 positivi (addirittura a Wuhan non si registrerebbero nuovi positivi da maggio scorso). Ma perché? In realtà dall’inizio della sua diffusione il coronavirus e la conseguente emergenza sanitaria sono stati affrontati diversamente. Molti i governi, ad esempio, che fin da subito hanno ignorato il pericolo favorendone il contagio, autorizzando addirittura eventi con la presenza di migliaia di persone, come accaduto negli Stati Uniti, oggi con 20 milioni di contagiati. I Paesi invece dotati di un regime governativo autoritario hanno attivato altri metodi, facendo sì che la curva dei contagi si arrestasse in pochi mesi, proprio come in Cina, facendo anche attenzione a non far attivare nuovi focolai. I cinesi, infatti, sembra siano oggi completamente liberi dalla minaccia del coronavirus e lavorano, studiano, socializzano, cose che invece la pandemia impedisce agli abitanti del resto del mondo, dove continua ad avanzare una seria crisi economica e un elevato tasso di disoccupazione oltre che la tragica scomparsa di persone care.

Ma a che prezzo hanno dovuto pagare, ad esempio, i cinesi l’azzeramento dei contagi? Semplice: il governo guidato da Xi Jinping, capo del Partito Comunista Cinese, è dittatoriale e totalitario! Così il virus è stato in realtà sconfitto proprio grazie al fatto che i cittadini siano stati privati della propria libertà e della privacy, permettendo allo Stato di avere un peso enorme sulle proprie scelte quotidiane di vita e di esercitare un controllo significativo e talvolta opprimente su ogni singolo loro movimento. Dove, insomma, il cittadino non è tutelato nei suoi diritti, ma rappresenta una semplice pedina da muovere a proprio piacere, lo Stato può imporre facilmente con autorità xil rispetto delle norme e delle regole.

In Italia, invece, e in tutti gli altri paesi occidentali, un cittadino che non rispetti una qualsiasi norma legislativa sarà congedato al massimo con il pagamento di una multa in denaro, mentre nei Paesi con governi autoritari il prezzo da pagare è ben diverso (arresto e anche pene corporali). Tutto ciò è impensabile per un cittadino del XXI secolo, cui nessuno può togliere il diritto alla libertà garantitagli costituzionalmente. Da noi lo Stato non esercita un peso opprimente sulla vita del singolo, ma semplicemente stabilisce una serie di regole che il cittadino è tenuto– ma non obbligato con la forza – a rispettare. Quindi, laddove il governo abbia esercitato il proprio potere con la forza e piegato con il terrore i cittadini al rispetto delle regole, l’emergenza da coronavirus è stata sconfitta rapidamente a differenza dei Paesi in regime di democrazia, dove nessuno è stato tracciato o video sorvegliato. Va tuttavia considerato anche un altro aspetto, grazie al quale la Cina, ad esempio, ha superato questa sfida velocemente: l’assenza di una complessa burocrazia, necessaria, sì, per uno Stato democratico, ma che allo stesso tempo rallenta i tempi di azione in qualsiasi campo, oltre al fatto che, ogni decisione governativa non può mai essere imposta ai propri cittadini senza dover rendere conto a nessuno. In molti sostengono che la soluzione cinese sia un esempio da seguire. Ma ciò che tutti i sostenitori dell’autoritarismo non dovrebbero mai dimenticare è che proprio la nostra libertà, pagata da milioni di morti durante il secondo conflitto mondiale, e tutti i diritti che lo Stato ci garantisce dalla nascita, non possono e potranno mai essere barattati neppure se la nostra vita fosse in pericolo.

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