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Il massacro senza fine di un popolo

Mentre le preponderanti forze militari russe preparano l’attacco finale a Kiev e il freddo e la fame continuano a procurare tremende sofferenze alla comunità ucraina, ancora presente sul proprio territorio, uno straordinario e commovente video fa il giro del mondo. Si tratta dell’esibizione in piazza del coro lirico di Odessa per cantare “Va pensiero” del Nabucco di Giuseppe Verdi. Commozione non solo in Italia, non solo per il significato profondo della preghiera, a tutti nota, del popolo ebraico rivolta a Dio per la loro Patria, ma per la drammatica attualità, dopo ventisei secoli del riferimento storico della preghiera stessa. Drammatica e struggente attualità di un popolo che sta subendo un massacro di una guerra anacronistica e barbara, con la distruzione di uomini, donne e bambini. Il coraggio possente della grande musica e l’impeto interiore di uno dei cori più famosi, in Italia e nel mondo, ci tocca profondamente come persone, come credenti e come italiani, come avvenne quando, il 9 marzo 1842, il Nabucco andò in scena alla Scala di Milano, dove fu replicato per sessanta volte. Come allora, anche oggi, il coro Odessa, attraverso la voce potente della musica immortale, prelude, auspichiamolo, al risorgimento di un popolo vinto ma non distrutto nel suo amore per la patria, per la libertà, la democrazia, le sue solide tradizioni. Va anche sottolineata, tra le tante manifestazioni di solidarietà per l’Ucraina, la significativa e affollata manifestazione a favore della pace di piazza Santa Croce, a Firenze. Manifestazione promossa dall’Associazione dei sindaci europei, l’Eurocities di cui il sindaco Nardella è presidente. Ancora una volta il presidente ucraino Zelensky ha parlato in video, affermando che “salvare noi è salvare i vostri valori”. Nel corso del sit-in è stato anche trasmesso, non casualmente il discorso del 2019 a Firenze di David Sassoli, in occasione del consiglio comunale straordinario sul tema “L’eredità di Giorgio La Pira nell’Europa di oggi”.  Fu quella occasione durante la quale il compianto presidente del Consiglio europeo, parlò di un cantiere politico aperto per la costruzione europea, per abbattere muri e nazionalismi. A promuovere questa costruzione, sostenne Sassoli, saranno le città europee, a partire da Firenze. Sul richiamo dell’eredità culturale e politica di Giorgio la Pira, va sottolineato il suo spirito profetico, animato dalla speranza di una nuova umanità. In lui si coniuga il messianesimo biblico-teologico con la riflessione razionale che non lo abbandonò mai. La sua fede ardente, sicura, assoluta non ha mai umiliato la sua intelligenza. Lo stile personale e politico di La Pira è senza dubbio francescano: fu un uomo libero che, come Francesco dal sultano, andò in Russia e da Ho Chi Minh, affronta tutti i potenti di questo mondo per la pace, con una freschezza, con un candore che gli conferiscono una statura profetica. Forse se, oggi con la guerra in Ucraina, la Pira fosse ancora vivente sarebbe andata di nuovo in Russia da Putin per ripetere quello che disse nel suo viaggio nella stessa Russia nell’agosto 1959, quando con un impressionante candore, affermò “signori del Soviet, voi avete le vostre bombe atomiche, io ho le mie preghiere”.

di Gerardo Salvatore

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