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Alla Biblioteca Provinciale i volti del noir, Sabatino: il giallo come sguardo alternativo sulle nostre città. Morlupi: dalla Roma di Ansaldi a Parigi

“E’ una vera scuola del giallo quella creata da ottanta scrittori campani che pubblicano con case editrici medie o grandi. Un progetto che ha un solo precedente nell’operazione condotta da Loriano Macchiavelli con Gruppo13, da cui sono scaturiti i romanzi di Lucarelli”. Racconta così Ciro Sabatino il felice momento che vive il giallo in Italia e nel Sud. Spiega come la letteratura poliziesca sia strettamente legata alla narrazione urbana “E’ nelle corde del giallo raccontare i tanti volti della città. Dopo la pubblicazione dei primi romanzi di Maurizio De Giovanni, c’è stato un vero boom di autori noir. Un fenomeno che non è certo casuale. A Napoli abbiamo dovuto sempre fare i conti con la vita reale, uscivamo dalla stagione delle terribili guerre di camorra e gli scrittori non ne potevano più di raccontare storie di violenza e morti ammazzati. Penso a uno scrittore come Andrea Camilleri, aveva due possibilità, raccontare la mafia in Sicilia o consegnare, come ha fatto, un’immagine diversa del territorio nel quale c’era anche la mafia ma non era l’unico elemento della cultura siciliana. Proprio come fa Maurizio De Giovanni con il suo personaggio ambientato nel 1930. Ognuno ha trovato la strada per rielaborare un dolore o uno stato d’animo, ci si è sentiti liberi di raccontare la città a modo proprio”. Sottolinea come “in Campania trovano una loro espressione tutti i sottogeneri della letteratura di genere. Sono romanzi in c’è un grande lavoro sui personaggi, il noir  la fa la padrone, ma ci troviamo di fronte a una grandissima varietà, il giallo senza sangue, il giallo sociale con Serena Venditto, il giallo storico con Diego Roma. Penso anche al buon lavoro di Patrizia Rinaldi con Blanca o a Sara Bilotto con il thriller”. Spiega come “le fiction hanno restituito popolarità ad alcuni personaggi ma non siamo figli delle fiction. Se non sono basate su contenuti forti, non funzionano. Un’eccezione è la serie dedicata al commissario Ricciardi, che rappresenta un buon esempio di resa del romanzo, anche grazie alla bravura degli attori”.

Tanti gli appuntamenti che hanno scandito Avellinoir. Dalla masterclass tenuta da Antonella Cilento al confronto con Roberto Bratti e il suo “Il mistero del mister” fino all’incontro con lo scrittore Francois Morlupi, intervistato da Giancarlo Piacci, direttore della libreria Ubik. Un confronto che è stato l’occasione per presentare il suo ultimo libro “Segnale assente”, dedicato alla serie dei Cinque di Monteverde “Mi piace fondere – spiega Morlupi – la durezza del polar francese con l’ironia del noir italiano, fare del romanzo il pretesto per denunciare tematiche che mi stanno a cuore e consegnare uno spaccato della società. Nell’ultimo romanzo affronto i temi dell’incomunicabilità tra gli adolescenti e della diffusione della droga nelle scuole, sempre a partire dalle indagini di Ansaldi e dei quattro poliziotti che lo affiancano”. Sottolinea come “cuore dei miei romanzi è la città di Roma, una città che è piena di contraddizioni, con mezzi pubblici che non funzionano, difficoltà negli spostamenti, ritardi nella realizzazione del opere pubbliche, non può essere paragonata a capitali come Parigi o Londra”. Sottolinea come il protagonista dell’ultimo romanzo sia sempre Ansaldi con la sua ansia congenita “Ci prova a non avere più paura della paura stessa, a uscire dalla sua comfort zone, cerca di capire come fare per viver e non sopravvivere. Teme le novità ma comprende molto presto che possono essere anche positive, capisce che una ventata di freschezza può renderlo migliore, sceglie, per una volta, di non rimanere immobile come un semaforo”. Ricorda come “si assiste ad un vero boom del noir, è il secondo genere più venduto in Italia. Si tratta di un genere molto territoriale, è un viaggio geografico che esplora costumi e tradizioni. Credo che il noir piaccia molto anche per questo, per lo spaccato che offre di un luogo”. E annuncia una serie televisiva ispirata ai Cinque di Monteverde e un progetto dedicato a Parigi” vista sempre con gli occhi di un italiano”

E’ quindi Giancarlo Piacci a sottolineare come nasca la sfida di Avellinoir “come Collettivo degli scrittori campani ci tenevamo a promuovere iniziative in collaborazione con la Biblioteca Provinciale, a cui ci accomuna la stessa idea di cultura come confronto. Di qui l’idea di una rassegna dedicata al noir, proprio per l’attenzione che questo genere riscuote in provincia. Non volevamo sovrapporci alle rassegne che la Biblioteca porta avanti, dedicata agli autori irpini, e al tempo stesso volevamo offrire al pubblico la possibilità di confrontarsi con voci che difficilmente possono ascoltare, con sguardi provenienti da fuori provincia o fuori regione”.

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