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Alla Summer School dalle contraddizioni del Rinascimento e della cultura classica alla frantumazione del tempo presente

Parte dalla riflessione sulle forti contraddizioni che caratterizzano la temperie culturale del Rinascimento la terza giornata della Summer School “Dalla modernità a Carlo Gesualdo” promossa dalla rivista Sinestesie, guidata da Carlo Santoli. Una giornata, presieduta dal professore Alberto Granese, carica di molteplici spunti di analisi a partire dalla necessità di uno sguardo diverso sul nostro passato. Lo sottolinea il professore Giulio Ferroni, docente all’Università La Sapienza di Roma, nel suo intervento “Sono sempre stato diffidente nei confronti di ogni forma di categorizzazione, ho sempre respinto il tentativo di individuare una episteme dominante in ogni momento storico. La conferma arriva dalla società di oggi, caratterizzata da una costellazione di universi molteplici, tanto da rendere difficile la definizione di un modello totalizzante. Una frammentazione che viviamo oggi in modo angoscioso. Di qui la necessità di leggere con uno sguardo diverso il passato, a partire dallo stesso Rinascimento che non può essere ridotto a trionfo dell’equilibrio e dell’armonia del classico. Anche nello sviluppo della cultura del ‘400 si assiste ad una frattura, a un profondo disequilibrio, evidente in ogni aspetto della cultura, a partire dalla ripresa di generi come la commedia classica. La conferma arriva da un autore come Ariosto in cui entra sempre la critica della società cortigiana e dell’armonia del classico. Ci troviamo di fronte a modelli infranti dall’interno, a partire dallo stesso Tasso che finisce con l’essere un iperclassicista. Tanti gli esempi di autori che, schierati su posizioni classiciste inventano espedienti che rompono gli schemi legati ai modelli classici. Assistiamo a fratture continue di una storia letteraria non riconducibile a modelli risolutivi vincenti. Contraddizioni evidenti nell’opera di Guicciardini, che ci ricorda come non esista un senso predeterminato della storia, ma che i destini del mondo sono legati a differenti punti di vista”.  Di qui la necessità di definire una nuova cronologia a cui diventa importante lavorare

Pasquale Guaragnella, docente all’Università di Bari Aldo Moro, si interroga sulla virtù eroica delineata da Emanuele Tesauro, una concezione che si fa dialogo costante con l’Etica Nicomachea di Aristotele, frutto del soggiorno presso il principe Tommaso di Savoia. Da questa esperienza scaturiranno testi come Edipo, Ippolito e i Campeggiamenti, vero e proprio trattato bellico “Centrale diventa il concetto di santità eroica, in cui l’onesto coincide con la virtù eroica, in cui ritorna il contrasto tra onore e vita, da cui emerge ancora una volta l’influenza della cultura controriformistica e una concezione barocca dell’institutio, intesa come somma di consigli da rivolgere al principe”.  Di qui anche un nuovo sguardo sulla storiografia seicentesca in cui l’autore sottolinea come “diventa fondamentale raccontare le azioni militari di cui si è stati testimoni, al di là di trattati  e accordi segreti”.

Di notevole interesse anche la relazione del giovane studioso Thomas Persico, docente dell’Università di Bergamo, che si è soffermato sullo stretto rapporto tra le laude e testi lirici di carattere profano, ripresi, in molti casi, nella metrica e nella scelta delle rime, a partire dal ruolo centrale della musica e l’intervento della  professoressa Enza Lamberti dell’Università di Salerno sulle molteplici contaminazioni che caratterizzano il canzoniere lirico del Boiardo, nel segno dell’intertestualità e del dialogo tra universi letterari. Una sessione che si conclude con l’appello di Ferroni a ripartire da un umanesimo ambientale che reinterpreti il passato e i testi di autori classici a partire dalla centralità della natura e dall’urgenza legata al problema climatico. Nel pomeriggio la Summer School proseguirà con una relazione su Torquato Tasso e i poeti del Novecento con gli interventi dei docenti Matteo Navone, Stefano Verdino, Myriam Chiarla, Paola Cosentino, Cristina Cappelletti. Un viaggio che esplora il mito di Tasso, costruito nel Romanticismo, a partire dall’immagine di un poeta malinconico e costretto all’isolamento. Un mito che entra con forza nella poesia del ‘900, da Gozzano che si contrappone alla poesia eroica dell’autore della Liberata a Caproni che considera Tasso un modello, dagli echi in Ungaretti e Montale. Una figura che entra persino nella cultura popolare anche grazie all’arte, al cinema e alla pubblicità. Dalla reclusione di Tasso a Sant’Anna che ritorna nei versi di Nelo Risi alla rilettura di Giuliani della Liberata che ne mette in evidenza l’inverosimiglianza e il grottesco, dalla centralità della tradizione alla consapevolezza della sua inquietudine

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