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Alto Calore, senza Lenzi resta il rincaro della tariffa: questione di tempo. Tocca ai sindaci la soluzione

Prima l’Eic vota a favore dell’aumento della tariffa idrica, poi non vota. Se la stangata era necessaria e impellente, ora può attendere qualche mese. Ci sarà poi, ci sarà comunque.

Dopo le Regionali è meglio. Nel bel mezzo di una crisi idrica insopportabile non è il caso di far pagare l’acqua a caro prezzo.

Il riequilibrio economico finanziario dell’Alto Calore può aspettare – si spera – . E la rete “colabrodo” è lì da anni: gli interventi ci saranno non subito.

La Regione promette di fare la sua parte. Parola del vice presidente Fulvio Bonavitacola. Non può salvare l’Alto Calore ma può concedere nei prossimi mesi un indennizzo per l’utilizzo dell’impianto di Cassano. Una soluzione a tempo.

Perché la soluzione all’aumento della tariffa non c’è. O meglio la soluzione è l’aumento della bolletta. Perché per l’ente di Corso Europa ci vogliono soldi per far quadrare i conti, per poter investire, aver accesso ai finanziamenti, soddisfare il concordato preventivo.

Una bolletta da capogiro non si può giustificare. I sindaci non possono votarla.

Postergare è la cosa da fare, si dice. In attesa che qualcosa cambi. Individuare un colpevole non serve a far cassa.
Il manager di Alto Calore, Antonello Lenzi, non può aver colpe. Però presenta le sue irrevocabili dimissioni. Come a dire: “Se sono io il problema me ne vado”.

La motivazione ufficiale: “Il diffondersi di logiche distoniche rispetto a quelle che da sempre hanno ispirato il mio operato”, e “l’imbarazzo e la sofferenza umana” per l’allarmante e inarrestabile emergenza idrica.

Altre motivazioni: a Lenzi i consiglieri regionali Enzo Alaia, di Italia Viva, e Maurizio Petracca, del Pd – non hanno espresso ultimamente piena fiducia lamentando qualche ritardo nella governance.
I sindaci nell’ultima assemblea dei soci Alto Calore non sono tutti convinti della gestione Lenzi. Di fronte al rincaro della tariffa molti votano – ma non sono la maggioranza – una mozione del presidente della Provincia Rino Buonopane per rimandare tutto. Ci sono sindaci che preferiscono non votare. Alcuni lasciano la seduta dell’assemblea

E Lenzi lascia l’incarico.
Eletto il 21 marzo dell’anno scorso da 81 sindaci sui 105 presenti – la società gestisce la distribuzione del servizio idrico in 126 comuni di Irpinia e Sannio – è riuscito ad ottenere dal Tribunale delle Imprese l’omologa del concordato preventivo che ha scongiurato, per il momento, la liquidazione giudiziaria della società interamente pubblica – 200 milioni di debiti – dopo che nel dicembre del 2021: la Procura di Avellino ne aveva chiesto il fallimento.

Oggi c’è una società da salvare dal fallimento, con o senza il privato. Senza Lenzi, la responsabilità è dei sindaci – più in generale alla politica – che dovranno scongiurare senza troppa propaganda il rincaro della tariffa.

 

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Antonio Picariello

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