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Autonomia, risorse e classe dirigente

Non sembrano segnali di fumo per l’alba nuova del Mezzogiorno. La sfida di una possibile, e auspicata rinascita è già partita. Lo ha detto a chiare lettere la premier Giorgia Meloni ai presidenti delle Regioni italiane riuniti nel Festival delle Regioni che si è svolto a Bari .

Il governo e il Sud

Il governo sta cercando “di dare alle imprese e ai cittadini del Mezzogiorno la possibilità concreta di dimostrare il loro valore e – ha affermato la premier – lo abbiamo fatto con la riforma delle politiche di coesione; alzando al 40% la spesa infrastrutturale obbligatoria per le regioni del Sud; mobilitando 3,3 miliardi di euro per il credito d’imposta nella Zes Unica; prorogando ‘Decontribuzione Sud’ e i robusti incentivi per creare buona e nuova occupazione, in particolare di giovani e donne”. Ha poi aggiunto: “Ma penso anche agli oltre 41 miliardi di euro previsti nel nuovo Pnrr per accompagnare la Pubblica amministrazione nella transizione digitale e all’investimento che stiamo facendo per rendere dell’Italia, Sud in testa, l’hub di approvvigionamento energetico del Mediterraneo (Piano Mattei)”, dicendosi “orgogliosa del fatto che i cittadini e le imprese del Mezzogiorno abbiano colto questo cambio di paradigma, e stiano credendo insieme a noi in una nuova stagione di sviluppo e crescita”. Compito arduo, anche perchè è in gioco il futuro della riforma Calderoli sull’Autonomia differenziata. L’ottimismo della premier dovrebbe scuotere la classe dirigente meridionale e impegnarla nel superare fatalismo, assistenzialismo, soprattutto bonificare società e territorio dalla malapianta criminale. In realtà, la stessa conclusione del Festival delle Regioni pone non poche perplessità. Per la disunità dei presidenti delle Regioni, nord contro sud, che non sono riusciti a trovare una intesa neanche sulla manovra del governo.

Il dissenso dei governatori

Lo ha detto, senza peli sulla lingua, il presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga che sperava in una sintesi, e ha finito per gettare la spugna. Eppure Giorgia Meloni aveva invitato tutti a “ragionare e ad agire come una squadra” perché “si vince e si perde insieme”. Certo, una manovra lacrime e sangue- ha ribadito Fedriga- non potevamo certo avallarla”.

I dubbi di Calderoli:

Se la manovra del governo non ha trovato d’accordo tutti i presidenti delle Regioni, così è, e forse di più, per la riforma sull’Autonomia regionale differenziata. Da una parte è il ministro Roberto Calderoli che difende la sua legge a muso duro, pur ammettendo che la Riforma è “ solo un punto di partenza. Ci aspetta un cammino certamente impervio e non privo di insidie e di ostacoli”.

Anche ACLI e UIL in campo

Intanto, mentre con successo si registra la raccolta delle firme per abrogare la legge di riforma Calderoli, aumenta il dissenso contro l’iniziativa della Lega. Protestano le Acli il cui presidente, Emiliano Manfredonia, ha dichiarato : “L’Autonomia differenziata rischia di dividere ulteriormente il Paese, creando un’Italia in cui i più forti prevalgono sui più deboli” e si attiva per fare avanzare il referendum per l’abrogazione della Riforma Calderoli. Anche dalla Uil arriva la bocciatura della riforma: “Essa mette a repentaglio i diritti delle persone, il diritto alla salute, la sicurezza sui luoghi di lavoro. E’ una legge sbagliata, non serve al Paese”, sostiene Ivana Veronese, segretaria confederale Uil e presidente del comitato referendario per l’abrogazione della legge sull’Autonomia differenziata. Ma Luca Zaia insiste nel ragionamento a favore della legge. “Con questa Riforma il Sud ha una occasione di riscatto. Permette di dare le chiavi in mano ai cittadini”.

Villone sottolinea il dato politico

Il costituzionalista Massimo Villone non ha dubbi: “Un calcolo politico sbagliato di Meloni, probabilmente nell’illusione che l’autonomia fosse automaticamente bilanciata dal premier assoluto che era il suo vero obiettivo. La rivolta dei ministri – con accenti diversi, Tajani, Musumeci. Piantedosi e anche Valditara – le segnala che l’Autonomia è un gioco a somma zero. Quello che va in periferia si toglie a Palazzo Chigi, a Montecitorio, a Palazzo Madama. Anche sui Lep, costi e fabbisogni standard, non sfugge che Calderoli ha mostrato di volere un passo spedito, con il sostegno del Comitato Lep di Sabino Cassese”.

Le proposte di De Luca

Da Palazzo Santa Lucia partono le proposte emendative della legge Calderoli, cinque punti in cui vengono racchiuse e formalizzate le principali criticità evidenziate a più riprese dal governatore Vincenzo De Luca in questi mesi e nel suo tour itinerante per discutere della riforma tra le città del Nord. “Uguali risorse per ogni cittadino italiano, dal Piemonte alla Sicilia, la prima richiesta avanzata dalla Campania in relazione al riparto del fondo sanitario nazionale”.

L’ora delle decisioni

Tutto si deciderà nei primi giorni del prossimo anno. Intanto il 12 novembre la Corte esaminerà i ricorsi delle Regioni Puglia, Campania, Toscana, Sardegna che mettono in discussione la costituzionalità della riforma voluta dalla Lega. La seconda decisione a gennaio quando la Corte dovrà vagliare l’ammissibilità del quesito referendario abrogativo della riforma. Se l’accoglierà si andrà al voto”.

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Gianni Festa

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