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Avellino verso il voto: due novità nel centrodestra, tra calcolo e visione

Ci sono due novità nel centrodestra avellinese: la prima riguarda Laura Nargi (“non mi siedo al tavolo della destra”), la seconda è che c’è un nuovo partito che vorrebbe nascere, proprio a destra. E sono due novità che viaggiano assieme. Partiamo dall’ex sindaca Nargi: la fascia tricolore l’ha conquistata nel giugno 2024 candidandosi insieme al fronte civico di Gianluca Festa, e l’ha persa 11 mesi dopo litigando con Festa (entrambi, sia Nargi che Festa, erano entrati in politica con la tessera del Pd). Un paio di mesi dopo Nargi si è candidata alle Regionali con Forza Italia, sostenendo il candidato presidente della coalizione di centrodestra Edmondo Cirielli (FdI). Cirielli ha perso, ma nella sconfitta Forza Italia ha trovato un motivo per gioire: ora è il primo partito della coalizione. Ha preso più voti di FdI e Lega anche in città; tanto che il segretario regionale azzurro, Fulvio Martusciello, si è subito affrettato a dire che il prossimo candidato sindaco del centrodestra lo indicherà Fi (e quindi sarà Nargi). E ora la stessa Nargi, intervistata stamattina sulle colonne del Mattino locale, dice, testuale: “Di sicuro al tavolo con la destra non mi siedo”. Come se non fosse Nargi ad aderire al campo di centrodestra, ma il centrodestra a convergere sul suo progetto civico.

LA SCOMMESSA: IL TAVOLO DI CENTRODESTRA NON SI FARA’

Dietrologie a parte, sembra proprio un capolavoro kafkiano. Il tutto reso ancora più confuso dal sostanziale silenzio degli altri protagonisti avellinesi della coalizione (da Fratelli d’Italia alla Lega), che a quanto pare non hanno alcuna fretta di mettersi al tavolo per ragionare sul futuro di Avellino da disegnare insieme. Evidentemente Nargi scommette proprio sul fatto che un tavolo unito del centrodestra avellinese non si riuscirà a fare, e quindi, per raggiungere subito il massimo risultato utile, si ricandida puntando sulla propria forza civica (rappresentata dalla lista Siamo Avellino che alle scorse Amministrative ha preso il 9% dei voti, per un totale di 2.600 preferenze e 6 consiglieri eletti) e su quella di Forza Italia, che nel giugno 2024 non presentò una propria lista, ma che elesse comunque due consiglieri di area (Gerardo Melillo e Sergio Trezza; e si potrebbe contare anche Giuseppe Giacobbe, eletto con il gruppo Moderati e Riformisti di Livio Petitto, il consigliere regionale ora rieletto con Fi). E magari si scommette anche sul fatto che il segretario provinciale di Forza Italia si chiama Angelo Antonio D’Agostino: il presidente dell’Avellino calcio, squadra neopromossa in serie B e quindi potenziale grande bacino elettorale. Una forza che Nargi giudica sufficiente per superare gli altri due competitor: Gianluca Festa da una parte e il campolargo di centrosinistra dall’altra (qui il nome dovrebbe indicarlo il rieletto consigliere regionale Pd Maurizio Petracca, e potrebbe essere quello della dem Enza Ambrosone).

A DESTRA QUALCOSA SI MUOVE

Uno scenario “a tre” che terrebbe quindi di nuovo fuori il resto del centrodestra avellinese. Ed è qui che si registra la “novità” de La Destra Sociale Avellinese: una proposta “giovane”, a quanto pare avanzata da ragazzi fuoriusciti da Gioventù Nazionale (e magari anche vicini al movimentismo in stile Casapound), e quindi capace di interpretare il segnale di una vivacità inaspettata, fresca, che germoglia in quella consistente fetta politica della città rimasta senza voce da almeno un decennio, e che si è nel frattempo persa nel 50% di astensionismo. Una parte politica che ha visto Fratelli d’Italia avviare un nuovo percorso un paio di anni fa, con l’elezione a presidente provinciale di Ines Fruncillo, ma passata attraverso qualche turbolenza di troppo a causa dell’allontanamento di tutti quei militanti poco inclini a proseguire la svolta moderata avviata da Gianfranco Fini con Alleanza Nazionale poi naufragata con l’abbraccio mortale a Berlusconi.

CALCOLO O VISIONE

Del resto lo ha detto pochi giorni fa anche l’onorevole Giuseppe Gargani (che di Forza Italia è stato per anni ai vertici nazionali): il civismo è finito, ma i partiti stentano a rinascere. La strada che indica questo nuovo movimentismo a destra infatti è ardua e richiede tempo: chiede di essere disposti a sacrificare anche le imminenti elezioni amministrative di primavera 2026, pur di restituire agli elettori un minimo di coerenza e di visione. Se prevarranno queste ultime o prevarrà il calcolo lo scopriremo a breve.

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