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Bianchino: non sarò candidato. Dov’è la politica a Montoro?

Come riparte il Movimento politico Montoro Democratica? Il capogruppo consiliare uscente, l’ex sindaco Mario Bianchino, ha deciso, suo malgrado, di non essere sulla scena della imminente competizione elettorale. Non sarà candidato, né da sindaco, né in lista. Ragioni personali lo portano a stare a distanza.

Tempi complicati, esordisce, a Montoro.  «Non leggo segnali di campagna elettorale. Piuttosto vedo molta confusione in giro – dice Mario Bianchino- E parlo anche dalla parte che dovrebbe essere l’alternativa, e che però vive una situazione nebulosa. I diversi soggetti non trovano l’intesa. Il Pd non ha un suo candidato. Aveva avviato al suo interno alcune forme di riflessione, si proposero in quattro dopo che il partito ne fece richiesta. Ma non era questo il metodo, poi biasimato anche a livello provinciale e dal sottoscritto. Con il risentimento di qualche amico che si è allontanato, cosa che mi dispiace molto. Alla fine, i soggetti che si sono proposti non sappiamo se aspirano a farlo o immaginano possa essere qualcun altro. Poi ci sono altri soggetti che navigano in quest’area, diciamo dissidenti di Giaquinto, ma non abbiamo elementi di certezza. Ognuno ti dice che ha formato una lista, poi niente ti è chiaro. Direi più un calcio mercato, e così il senso della rappresentanza politica, la politica della comprensione sociale, dei problemi, viene intepretata solo attraverso la mera ricerca del candidato».

Dissidenti del sindaco Giaquinto, diceva. «Sì, anche sul fronte della maggioranza alcuni sembrano non essere più integrati come prima, e non sappiamo dove vanno, quali scelte di campo stiano facendo. E’ una brutta situazione. Vedo la politica in sofferenza, perché non può essere interpretata come la condizione per una affermazione personale. Se fosse così è inutile pensare alle elezioni. Purtroppo viviamo questo difficile momento: ho partecipato a riunioni con il gruppo, mi auguro che trovino la coesione, ma è difficile se emerge la spinta all’ecogentrismo, al protagonismo. Mi auguro che queste situazioni molto personalistiche e poco politiche vengano superate e la buona politica trovi il suo spazio».

Lei parla di campagna elettorale in sordina. Montoro è una città di ventimila abitanti, non può essere che non emergano idee chiare, soprattutto concrete. Invece si gioca al rialzo immaginando che la gente caschi in queste trappole. Si prospettano cose a farsi che sono di là da venire. Montoro ha bisogno di programmi precisi, su cui confrontarsi in maniera seria, indicando obiettivi, guardando avanti in un contesto territoriale più ampio, a partire da questo comune che è baricentrico tra due province. E’ tempo di pensare in grande, assieme agli altri comuni vicini».

Dieci anni fa l’unificazione, processo che lei ha sostenuto e accompagnato.«Vorrei essere chiaro: molte cose della Montoro unita hanno un aspetto più sfumato rispetto a cose di minore entità che si potevano realizzare nei singoli due comuni prima divisi. L’elemento frazionale c’è di meno, purtroppo la strategia più complessiva, tante sono state le cose avviate in tal senso, non sono poi state portate avanti».

Che cosa in particolare? «Partire dalle strategie centrali: il Puc è fondamentale, si poteva adottare nell’arco di questa consiliatura. La nostra amministrazione si era fermata con il preliminare, i tecnici dovevano solo portare delle integrazioni, sui collegamenti, sulle urbanizzazioni primarie. Non c’erano aspetti legati al privato. Se non si cominciano a vedere queste cose, non si ha la percezione della città. Ci sono aspetti di questo tipo da considerare, oltre a quelli culturali che però vengono tralasciati, perché magari va bene così: questo inizio di pre-campagna elettorale si presenta esattamente così».

Gli strappi non sono mancati, in maggioranza. «Sì, più lacerazioni. Il vicesindaco si è dimesso, il capogruppo si dimette, l’ultimo capogruppo sembra abbia abbandonato, ma non è chiaro. Tutti questi aspetti hanno determinato la non condivisione della linea, e non si è voluto affrontare la questione, benchè fossero consapevoli delle difficoltà di tenuta della maggioranza».

Allora, conferma che  non si candida.«Durante un ultimo incontro, ho comunicato la mia decisione, costretto per motivi personali nonostante le tante insistenze: ma restano fermi la grande idealità, la passione civile, l’impegno pubblico che ho condiviso con la mia gente, affrontando e risolvendo in un trentennio tanti problemi. Ho dato un’indicazione, assieme all’augurio che accada: in un contesto così parcellizzato, essere coesi e creare una strategia, insieme ad altre forze, compreso il Pd, è la soluzione per lo sviluppo sul piano progressista. Ma, ripeto, non vedo segnali in tal senso, e che già da ora dovevano passare nell’opinione pubblica. La mia impressione è che signorotti di paese li abbiano fatti saltare questi passaggi, tra segreti e controsegreti che non portano ad un bel niente. Io vedo questo clima, che non aiuta nessuno».

Siamo tornai alle riunioni di caminetto? «Se si uscisse allo scoperto, con programmi certi e concreti, dicendo: io voglio fare il sindaco sulla base di questo programma, non sarebbe diverso? Mi pare piuttosto un ritorno quasi revanscista, vorrei tanto sbagliarmi, ma uno come me riesce a leggere oltre le cose. No, la politica non è assolutamente questa».

E il Pd provinciale? «Ha fatto qualche comparsa, poi più niente. Io, da iscritto, non ho notizie. Pensavamo che questa volta il fulcro della politica potesse essere a Montoro. Anche su questo piano, il silenzio. Le mie sono riflessioni amare, ma provengono da chi ama questa comunità a cui è legato, e che vorrebbe uno scatto d’ orgoglio che parta dalla politica, per una vera politica. Spero che almeno i soggetti di quet’area trovino un punto di coesione, e, al di là dell’intesa, sul convincimento delle cose da fare, sui temi, su indicazioni autorevoli, e che veicolino queste informazioni nell’opinione pubblica. Perché poi i montoresi sanno come scegliere».

Ivana Picariello

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