In Campania il lavoro resta una promessa mancata, soprattutto per i più giovani. A dirlo è l’Inapp (Istituto Nazionale per le Analisi delle Politiche Pubbliche), che lancia l’allarme su un dato ormai strutturale: la nostra regione conta una delle quote più alte di Neet, quei giovani tra i 15 e i 34 anni che non studiano, non lavorano e non cercano nemmeno un’occupazione. Un esercito silenzioso che in Italia supera 1,4 milioni di persone e che nel Mezzogiorno, e in particolare in Campania, trova la sua concentrazione più preoccupante.
A questi dati si aggiungono 7,8 milioni di donne tra i 15 e i 64 anni fuori dal mercato, di cui oltre 1,2 milioni si dichiarano disponibili a lavorare. Nelle regioni del Sud la situazione è ancora più critica: in Campania e Sicilia la quota di inattive potenzialmente attivabili supera il 23%.
Tra i principali fattori di scoraggiamento, spiccano i carichi familiari: l’80% delle donne inattive nelle fasce centrali d’età indica motivi di cura come ostacolo principale. Nonostante ciò, quasi la metà accetterebbe un impiego anche per compensi inferiori a 1.000 euro netti al mese: il 21% fino a 600 euro, il 27,8% fino a 999 euro. Il 18,5% fisserebbe la soglia minima a 1.000 euro, il 19,5% tra 1.001 e 1.499, mentre il 13,1% richiederebbe almeno 1.500 euro. Dati che mostrano un margine di compromesso più alto soprattutto tra le madri rispetto alle donne senza figli.
Il presidente dell’Inapp avverte: senza politiche mirate rischiamo di bruciare intere generazioni. Non bastano più le ricette di un tempo: serve una strategia chiara che sappia riattivare chi oggi è fermo ai margini, creando occasioni di formazione, inserimento e reinserimento nel mondo del lavoro.
Il nodo non è solo occupazionale, ma culturale e sociale. Troppi giovani campani rinunciano in partenza a cercare un impiego, scoraggiati da un mercato chiuso e poco attrattivo. A questo si aggiunge il peso di un sistema pensionistico che, senza un ricambio generazionale, rischia di diventare insostenibile.
Certo, il problema riguarda anche le donne – in Campania una su quattro è inattiva pur dichiarandosi disponibile a lavorare – ma l’emergenza più urgente è quella giovanile. “Abbiamo bisogno di politiche di terza e quarta generazione – sottolinea l’Inapp – che non solo offrano lavoro, ma che valorizzino competenze, formazione continua e flessibilità, così da non sprecare il talento dei giovani e l’esperienza dei lavoratori più maturi”.
In altre parole, la Campania si trova davanti a un bivio: o si investe davvero sui giovani, o il rischio è quello di un futuro senza futuro. Un’agenda che appare ormai non più rinviabile: senza un piano mirato, avverte Inapp, il Paese rischia di sprecare le proprie risorse umane più preziose, compromettendo crescita economica e sostenibilità sociale.


