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Capossela presenta le sue Tredici Canzoni Urgenti ad Avellino

Presenta ad Avellino il suo album “Tredici canzoni urgenti” Vinicio Capossela. L’appuntamento è in programma il 6 maggio, alle 17, all’Accademia Real, nei pressi di piazza Libertà. A partecipare al confronto il giornalista Generoso Picone. Un disco, quello di Capossela, che lancia un messaggio forte, nel segno di un’urgenza etica, urgenza educativa, urgenza esistenziale, urgenza di un nuovo umanesimo egualitario, urgenza di verità oltre le mistificazioni correnti (“In guerra, la verità è la prima vittima”, scriveva Eschilo), perchè la crisi diventi cambiamento collettivo, possibilità di riscoprire ciò che più di autentico esiste, al di là di economia e mercati.

Tredici canzoni urgenti è un disco musicalmente polimorfo, che riunisce molteplici strumenti, musicisti e ospiti, e che alterna diverse forme, dalla folìa cinquecentesca al reggae and dub anni ’90. Ballate, waltz, jive e un cha cha cha costituiscono l’universo musicale di canzoni che nascono dall’urgenza di interpretare e dare voce ai problemi più stringenti del momento storico che stiamo vivendo: la violenza di genere, la cattiva educazione alle emozioni, l’abbandono scolastico, la delega da parte degli adulti all’intrattenimento digitale in cui versa l’infanzia, la cultura usata come mezzo di separazione sociale, il carcere inteso come reclusione senza rieducazione, il parossismo consumistico generato dal capitalismo predatorio. Un campionario di mali che abbiamo quotidianamente davanti ai nostri occhi ma che – schiacciati dall’incessante berciare della società dello spettacolo (che è sempre più la società dell’algoritmo) – non riusciamo più a vedere, a sentire, a capire.

E’ Vincenzo Mollica a spiegare come “Le 13 canzoni urgenti, scritte cantate e musicate da Vinicio Capossela sono parte e sostanza di un’opera d’arte magnifica che vive al crocevia dei nostri spaesamenti, dei nostri turbamenti, dei nostri sentimenti, delle nostre paure invadenti, delle nostre speranze sorprendenti, dei nostri amori incandescenti e fluorescenti, delle nostre malinconie travolgenti, delle nostre allegrie impenitenti. Tutti noi, devoti viandanti di questa vitaccia, siamo diventati urgenti. Ci muoviamo come se avessimo un segnale di pericolo incorporato, come se avessimo perso il senso del fatato ingabbiati in un mondo decomposto e squilibrato. Ostinati fummo, siamo e saremo nel cercare di capire perché le nostre menti sono diventate urgenti, smarrite in una nebbia in cui le domande e le risposte  ondeggiano inconcludenti. Tutto questo fino a quando la voce limpida e poetica di Vinicio Capossela ci attraversa ed entra nel nostro cuore come una goccia di acqua pura che cade nell’inferno…. Ascoltando più volte con godimento queste 13 canzoni urgenti ho pensato che Vinicio le lanciasse come salvagenti per mitigare il naufragar delle nostre menti. Il brano che amo di più di questo album si intitola: “Il tempo dei regali“. Su questa scia, con tutta la passione che mi è rimasta in corpo, voglio dire che considero questa nuova opera d’arte di Capossela un regalo splendido e vitale che al cuore porta ristoro perché profuma di capolavoro”.

Un disco che parte dal richiamo a Bertold Brecht, citato anche nel brano La parte del torto, quella che lo scrittore e drammaturgo tedesco affermava essere “di chi doveva lottare per la giustizia e la libertà sovvertendo il sistema borghese”, in contrapposizione ai “posti buoni occupati dai ricchi che detengono capitale e potere”. Nell’aria da duello western che permea la canzone di Capossela, questa contrapposizione oggi non esiste più perché i bisogni degli ultimi sono stati trasformati in paura dell’altro, legittimando “gli istinti più bassi, la legge del più forte, il razzismo e ogni forma di discriminazione nel nome della maggioranza e della Nazione”.

Insieme a Brecht l’ideale ospite d’onore di Tredici canzoni urgenti è Ludovico Ariosto, evocato in due braniIl primo è Ariosto Governatore, una ballata ispirata alle lettere scritte durante l’esercizio del suo ruolo di governatore in Garfagnana, lettere che esprimono la frustrazione di non potere incidere su una realtà in cui il potente è sempre intoccabile e l’umile è oggetto di ogni vessazione. Il secondo, tornando sul tema della guerra, è invece Gloria all’Archibugio, una marcia di tono rinascimentale che rievoca l’Orlando furioso e le guerre d’Italia, laddove Ariosto individua l’inizio di nuove e più terribili forme di devastazione nella rivoluzione operata dalle armi da fuoco, che secoli più tardi porterà agli ordigni di distruzione di massa.

 

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