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Chiude Rai scuola, l’indignazione cresce anche in Irpinia: si sacrificano cultura e conoscenza per rafforzare le identità locali. Inaccettabile

Dalle associazioni come “Insieme per Avellino” a dirigenti scolastici e docenti: si spegne quello che è stato un supporto importante e funzionale per studenti e insegnanti per accrescere la conoscenza. Atteggiamento contraddittorio nei confronti delle nuove tecnologie

Da lezioni e approfondimenti al racconto dell’Italia e delle identità locali. Rai Scuola, il canale tematico della Rai dedicato alla formazione scolastica e alla didattica, terminerà le trasmissioni il 1° ottobre 2026. Al suo posto al canale 57 del digitale terrestre Canale Territorio, un progetto Rai dedicato al racconto dell’Italia e delle sue identità locali. La chiusura riguarda la presenza di Rai Scuola come canale televisivo lineare, mentre l’offerta educativa sarà parte di progetto digitale, Rai Play Scuola e Learning, approvato dal Cda Rai già a giugno. Il progetto punta a riunire contenuti educativi, produzioni di Rai Cultura, materiali delle Teche Rai e contenuti tematici in un unico canale, inserendosi nel processo di trasformazione digitale del servizio pubblico. L’obiettivo dichiarato è costruire un’offerta fruibile on-demand, rivolta alla scuola e alla formazione anche attraverso gli strumenti digitali. La decisione, annunciata dalla Rai con i palinsesti della prossima stagione, ha già prodotto una mobilitazione: la petizione Salviamo Rai Scuola dalla chiusura, ha superato in due giorni le 30 mila firme.
In prima linea l’associazione Insieme per Avellino e l’Irpinia guidata da Pasquale Luca Nacca, consigliere comunale dei 5 Stelle”La scelta da Ottobre di sostituire Rai Scuola con Italiana non rende merito al servizio pubblico che per anni ha sempre fatto una dovuta e corretta informazione nell’interesse di tutto il mondo scolastico, dai dirigenti agli studenti. Ecco perchè chiediamo a tutti di firmare e far firmare questa petizione https://c.org/zNKrdCbF2b ”

A mobilitarsi è innanzitutto il mondo della scuola, come sottolinea Margherita Faia, docente del liceo scientifico Mancini ” Rai Scuola offriva (che dispiacere utilizzare il tempo imperfetto) gratuitamente trasmissioni di alto profilo educativo, scientifico e culturale che difficilmente il mercato dell’ informazione avrebbe interesse a mantenere. Ed è stato un supporto importante e funzionale per studenti e insegnanti per accrescere la conoscenza. Si “spegne” un canale con un ruolo formativo enorme per sostituirlo con “Italiana”, un format che punta su una nuova narrazione dell’ identità nazionale, senza la minima ombra del confronto culturale. Io ho firmato la petizione, perché la coscienza deve pur valere qualcosa. L’Italia non può essere vista solo come sintesi di prodotti tipici e sagre, che per carità non vanno denigrate ma lo spessore culturale di un Paese non può passare esclusivamente da tali eventi che hanno già uno spazio su RaiUno attraverso trasmissioni come Linea verde. Rai scuola è stata decisamente una finestra sulle interconnessioni culturali, un ottimo modo di essere servizio pubblico”.

Non nasconde la sua amarezza e delusione Mara Lo Russo, anche lei docente di lettere al liceo Mancini “La scelta aziendale di chiudere “Rai scuola”, un servizio pubblico di altissimo livello culturale, per dare spazio ad un canale tematico dedicato ai territori e alle loro tipicità, per rafforzare il senso di appartenenza alla patria, è davvero molto discutibile se non vergognoso. Di trasmissioni legate ai territori, all’enogastronomia, alle tradizioni ce ne sono tante e alcune di queste anche ben costruite. Un servizio pubblico, che si sostiene anche con i contributi della popolazione pagante, quindi con i nostri soldi, non può sacrificare il sapere e la sua divulgazione in un momento in cui già da anni le rilevazioni nazionali documentano difficoltà nelle competenze fondamentali e profonde differenze territoriali. In una situazione del genere, quindi, sarebbe ragionevole chiedersi come rafforzare un’infrastruttura pubblica dedicata all’istruzione, come collegarla meglio alla scuola reale e come trasformare la crescita degli ascolti degli ultimi anni in una platea ancora più ampia. La Rai, invece, ha scelto di spegnere quel canale per “rafforzare l’identità nazionale”, diventando ancora di più uno strumento di potente propaganda sulla scia dell’Istituto Luce. Che fine! Ben venga pertanto anche la mobilitazione attraverso la petizione on line per il ripristino di Rai scuola. Dall’indignazione di chi non rimane indifferente a quest’altro scempio nasce questa richiesta concreta”.

Giulietta Fabbo, docente al liceo Colletta di Avellino spiega “La risposta ufficiale all’obiezione sollevata da tanti docenti e che ha fatto partire immediatamente la petizione per il ripristino del canale è che in realtà Rai Scuola non scomparirà, semplicemente i contenuti saranno disponibili sul digitale terrestre attraverso RaiPlay Scuola e Learning, il portale costruito appositamente per raccogliere contenuti destinati a studenti e docenti. Senza entrare nel merito delle ragioni politiche che potrebbero essere comunque dietro le quinte di decisioni di questo genere, sicuramente va fatta una riflessione sulla contraddizione aperta che si intravede dietro una scelta di questo tipo: ovvero il Ministero spinge contenuti educativi in direzione di piattaforme digitali, e poi, in maniera apertamente contraddittoria, vieta l’uso dei dispositivi digitali all’interno delle scuole, limitando di fatto la possibilità di accesso a questi contenuti nella didattica ordinaria e quotidiana. Allora forse un una riflessione bisognerebbe sollevarla su una questione più ampia: quale deve essere la posizione che la Scuola dovrebbe assumere nei confronti delle piattaforme digitali e della loro accessibilità? Costituiscono davvero delle risorse reali e fruibili oppure si continua a parlare di avanguardia e modernità, ma di fatto si rimane legati sempre a procedure tradizionali?”

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