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Chiusura ArcelorMittal, Rifondazione: necessario investire con fondi pubblici sul lavoro e non sulla guerra

Arriva da Arturo Bonito, segretario provinciale Rifondazione Comunista e da Tony Della Pia, responsabile dipartimento lavoro una dura nota sulla vertenza legata alla chiusura dello stabilimento ArcelorMittal a San Mango sul Calore, “con 70 lavoratori lasciati al loro destino e un intero territorio condannato alla desertificazione produttiva, è l’ennesima prova del fallimento delle politiche economiche di questo governo. Mentre si approvano piani come il RearmEurope, destinando miliardi all’industria bellica, si abbandonano a sé stesse comunità intere, privandole del diritto al lavoro e alla dignità. La sicurezza non si costruisce con i cannoni, ma con il lavoro stabile e la giustizia sociale. I 70 operai di San Mango, che denunciano l’assassinio sociale di chi perde il lavoro a 50 anni al Sud, rappresentano il volto di un’Italia sacrificata sull’altare del profitto. Mentre il governo predica una “sicurezza” fondata sullo riarmo, le uniche vere minacce alla nostra società sono la precarietà, lo spopolamento e la svendita del tessuto industriale. Quei soldi spesi per alimentare guerre e commerci di morte potrebbero invece salvare intere fabbriche, garantire salari dignitosi e investire in conversioni ecologiche. Apprezziamo la mobilitazione seppure flebile delle istituzioni locali, ma denunciamo l’ipocrisia di chi, come il vice ministro Cirielli, scarica le responsabilità sulla Regione senza interrogarsi sulle scelte nazionali che strangolano il Sud. La competenza territoriale non sia un alibi né una via assolutoria: servono interventi immediati, nazionalizzazioni temporanee e un piano industriale che tuteli i lavoratori, non i dividendi degli azionisti”.
Il Partito della Rifondazione Comunista – Federazione Irpina ribadisce la volontà di essere in prima linea nelle lotte, “parteciperemo all’assemblea dei lavoratori convocata dai sindacati e chiederemo che la mobilitazione si allarghi a tutta la provincia. Non accetteremo che la crisi di ArcelorMittal si risolva con licenziamenti e cassa integrazione. Esigiamo l’apertura urgente di un tavolo istituzionale con il Ministero e la Regione, con la partecipazione attiva dei delegati operai. Ma questo tavolo non può essere l’ennesima passerella politica. Deve tradursi in azioni concrete, immediate e coraggiose per bloccare la chiusura, per individuare soluzioni alternative che garantiscano la continuità produttiva e i livelli occupazionali, e per ripensare seriamente le priorità del nostro paese, smettendola di inseguire chimere bellicose e tornando a investire nella vita delle persone, nel lavoro, nello sviluppo sostenibile e nella pace”.
Si sottolinea come “La vera sicurezza è un lavoro dignitoso, non le armi. Mentre l’Europa si trasforma in un arsenale, noi scegliamo di lottare per un’Irpinia che non muoia. La chiusura di ArcelorMittal non è un “costo inevitabile”, ma il risultato di un sistema che preferisce finanziare la guerra invece di difendere la vita delle persone. È ora di scegliere da che parte stare: Se il governo e le istituzioni vogliono davvero dimostrare di avere a cuore il futuro del paese e dei suoi cittadini, smettano di finanziare la guerra e inizino a investire nel lavoro, nella nostra industria, nel nostro territorio. L’Irpinia non accetterà di essere nuovamente dimenticata e lotterà con tutte le sue forze per difendere il suo diritto al futuro”.

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