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Clan Cava, i giudici: “Le dichiarazioni del pentito Acunzo sono attendibili”

Clan Cava, le dichiarazioni del pentito, defunto, Aniello Acunzo sono attendibili. E’quanto emerg dalle novanta ps motivazioni alle sentenza di condanna emessa dai giudici della Sezione Penale del Tribunale di Avellino – presidente Sonia Matarazzo a latere Fabrizio Ciccone e Michela Eligiato nei confronti di Florio Galeotalanza condannato ad undici anni di reclusione anche per il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso come partecipe al clan Cava, per Salvatore Cava, condannato ad otto anni per l’estorsione ai danni di un negozio di elettrodomestici di Mercogliano, dove avrebbe prelevato 6700 euro di elettrodomestici e telefonia senza corrispondere ai titolari quanto dovuto, per Antonio Miranda, imputato per il reato estorsione aggravata dal metodo mafioso ai danni di un imprenditore costretto a versare 150mila euro, oltre a cambiali per altre cinquantamila e anche diecimila euro ed una moto ad Acunzo in concorso con Galeotalanza. Infine la condanna a quattro anni per Paolo Rozza per usura ai danni di un commerciante, non aggravata dal metodo mafioso.

I giudici hanno ritenuto fondamentali – per aprire le indagini che hanno portato al processo – le dichiarazioni rese alla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli e alla Squadra Mobile di Avellino dal collaboratore di giustizia Aniello Acunzo, deceduto nel 2021, che sono state acquisite su richiesta della stessa Dda di Napoli nel corso del processo. Aniello Acunzo, aveva manifestato il 21 agosto 2013, a distanza di un anno dell’arresto, la volontà di collaborare con la Giustizia. Il giorno dopo nel carcere di Bellizzi Irpino, aveva reso il suo primo interrogatorio, quello cosidetto “illustrativo dei contenuti della collaborazione”. Partendo dall’incontro con il defunto boss Biagio Cava, con il quale si era conosciuto in un blindato della Penitenziaria durante un trasporto dal carcere di Carinola nel 1989. Acunzo, dopo la strage delle donne e la scarcerazione del boss nel 2004 era diventato il suo guardiaspalle e aveva coperto sia la latitanza dello stesso Cava, a cui avevano posto fine gli agenti della Squadra Mobile di Avellino e Napoli nell’ottobre del 2007. In quattro verbali aveva evidenziato i ruoli nel clan, in particolare quello di Florio Galeotalanza. Scrivono i giudici: “piena attendibilità, come già attestata nelle sentenze acquisite in atti, e tale da renderlo meritevole del riconoscimento dell’attenuante speciale dell’articolo 8 della legge 203/91…Tanto premesso si osserva, in relazione alle dichiarazioni rese per i fatti di questo processo, che l’Acunzo è risultato vieppiù attendibile avendo riferito fatti di cui è stato diretto protagonista, vissuti in prima persona, ammettendo dapprima le sue responsabilità e chiamando altre persone in correità. Le sue propalazioni, peraltro, hanno piuttosto assunto la veste di valido spunto investigativo, considerato che proprio in base alle stesse venivano individuate le persone offese dei reati di usura ed estorsione contestati nelle imputazioni. Le persone offese costituiscono autonome fonti di prova e non meri riscontri alle dichiarazioni del collaboratore, e a loro volta vanno apprezzate per piena attendibilità.

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