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Il governo del cambiamento è partito col piede sbagliato. Nelle prime due settimane di vita è inciampato prima in una mezza crisi diplomatica con la Francia, rabberciata solo grazie ai buoni consigli di Sergio Mattarella e al buon senso di Giuseppe Conte che si è svincolato dal ricatto del suo vice Matteo Salvini (“Scuse ufficiali di Macron o niente vertice!”); e subito dopo in uno scandalo politicogiudiziario che è appena agli inizi ma già lambisce dueministri e un sottosegretario.

E chiama in causa la capacità di governo se non la buona fede del partito uscito primo alle elezioni di marzo, mentre proietta ombre inquietanti sulla moralità del secondo classificato. Ci aveva visto giusto Beppe Grillo quando, anticipando tutti, aveva denunciato sul suo blog quanti dall’esterno “gufavano” contro l’esecutivo giallo-verde pronosticandone l’imminente caduta. No. Il governo non cadrà; e in questo probabilmente Grillo ha ragione. Ma ha torto quando accusa la “sinistra frou frou” di complottare contro la stabilità e di tentare di mandare a gambe all’aria un’alleanza destinata a durare e a “restituire al nostro paese un ruolo autorevole in Europa”.

La cronaca di questi giorni dimostra invece che le insidie per Conte, Di Maio e Salvini vengono tutte dall’interno: dalla competizione ancora in atto, senza esclusione di colpi, fra i due partiti firmatari del “contratto”, dalla finora inadeguata capacità di guida del presidente del Consiglio, e infine dalla resistenza al “cambiamento” opposta dal perverso intreccio fra politica, affari, corruzione che da decenni inquina la società italiana e sta dimostrando di poter condizionare pesantemente anche chi ha costruito le sue fortune al grido di “Onestà, onestà!” Sul dramma della nave “Aquarius”, carica di disperati – definiti “passeggeri” dal ministro Toninelli e “crocieristi” da Salvini – il leader della Lega ha innescato una iniziativa politica dirompente, con l’intenzione di affermare la propria egemonia sul governo.

Ci è riuscito almeno in parte, fino a quando il premier ha deciso di riannodare le fila del dialogo con Parigi senza sposare la linea oltranzista del suo ministro dell’Interno. Ma sullo sfondo della crisi resta una visione del problema che la Lega vorrebbe imporre al governo italiano e all’Europa intera. Ad una domanda del “Corriere della Sera” (13 giugno): “Qual è il piano per la gestione degli immigrati?”, Salvini ha risposto secco: “Il piano è che finalmente l’Unione europea si occupi davvero della difesa dei suoi confini. Che poi sono anche i nostri”. L’ottica dunque non è quella dell’assistenza umanitaria, della solidarietà, dell’accoglienza, ma quella del contrasto a un’invasione ostile. Non a caso, per la soluzione del rebus migranti è stato auspicato l’intervento della Nato e si è proposto il blocco navale sulle coste della Libia.

Questa posizione ha suscitato l’applauso di alcuni paesi dell’Est europeo che riconoscono come capofila l’Ungheria e la Polonia, ma se venisse proposta alla riunione del Consiglio dei Capi di Stato e di Governo in programma a fine mese, vedrebbe l’Italia isolata e messa ai margini dai paesi che più contano nell’Unione, Germania e Francia in testa. La partita è seria, anche perché l’anno prossimo i cittadini europei saranno chiamati al voto per il rinnovo del Parlamento di Bruxelles e in quell’occasione i “sovranisti” europei di varia estrazione tenteranno di spostare a loro favore gli equilibri politici del Continente. Si profila un’alleanza fra Salvini, Marine Le Pen, i nazionalisti tedeschi anti-Merkel, i partiti di destra di mezza Europa. Da che parte si collocherà il governo italiano?

di Guido Bossa edito dal Quotidiano del Sud

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