di Virgilio Iandiorio
Troppo spesso le nostre parole subiscono adattamenti, mutamenti anche di significato; ma noi percepiamo poco questa evoluzione delle parole, forse perché più delle parole noi cerchiamo le cose. “Cose e non parole” si diceva un tempo; noi oggi siamo alla ricerca spasmodica delle cose e ci lasciamo sfuggire il valore delle parole.
Una volta, e mi riferisco alla seconda metà del secolo scorso, il giorno della festa patronale si aspettava in paese, soprattutto danoi ragazzi, l’arrivo della banda musicale. La festa iniziava quando “il concerto bandistico” chiamato da città anche lontane, faceva il suo ingresso in paese. Era il concerto apprezzato da tutti gli abitanti del paese per la qualità dei suoi musicanti, per il numero dei componenti, per le uniformi che indossavano.
Negli anni settanta la festa patronale si caratterizzava non più per il concerto, ma per il concertino, Pochi elementi che suonavano. Cantanti di fama, e non, si esibivano nella piazza principale. La festa patronale era organizzata, come per il passato, dal comitato formato da volontari che si assumevano il compito di celebrare la ricorrenza festiva.
Oggi la festa del paese non è più organizzata da comitati di volontari, ma dalle amministrazioni comunali. Il sostantivo “Concerto” ha prima subito l’evoluzione in vezzeggiativo“concertino, e poi in quella di accrescitivo “concertone”. Se pensiamo che sia solo un problema di parole soggette ai mutamenti linguistici non abbiamo colto il senso della nostra civiltà di parole. La bravura di un amministratore si misura sulla capacità di organizzare le feste più grandi. I concertoni appunto.


