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La popolarità del premier ha raggiunto nelle ultime settimane livelli molto alti. Fino a fargli superare tutti gli altri leader. Questo certamente per il perdurare dell’emergenza da coronavirus, che mette in evidenza – rilanciandoli sui massmedia – le prese di posizione e l’operato del governo. E per forza di cose comprime gli spazi dell’opposizione, anche se nel nostro Paese la scarsa sensibilità istituzionale di alcuni fra i suoi esponenti riesce sempre a far loro ritagliare uno spazio per polemiche. Perfino le più intempestive. E  perciò inopportune.   Tuttavia, non sembra bastare questa constatazione  a spiegare le notevoli trasformazioni subite, in non molti mesi, dal premier. Proveniente dalla cosiddetta “società civile”. Già avvocato di successo. Professore molto stimato dai suoi studenti.  E immesso nell’agone politico ai più alti livelli solo per “chiamata diretta” del M5S. A Conte giova la rendita di posizione dovuta alla permanenza a palazzo Chigi. Essa potrebbe però, come un boomerang,  diventare un vero nodo scorsoio in caso di insuccesso delle politiche adottate!  Altri elementi, caratteriali e politici, hanno fatto nel frattempo dimenticare il silente “notaio” delle decisioni  delle due forze allora protagoniste del contratto di governo, non alleate ma solo concorrenti (e perciò anche litiganti), Lega e M5S. E lo hanno trasformato nel  protagonista di una nuova e diversa fase politica. E questo ancor prima del terribile avvento del coronavirus!

Fin dagli inizi del suo apprendistato, il distinto professore di  Volturara Appula  aveva dato prova di sufficiente realismo  politico. E dimostrato, sempre più, non comuni capacità di mediazione e di sangue freddo. Fino al trionfale, puntigliosissimo discorso in Senato con cui rinfacciò a un Salvini che gli sedeva accanto le sue sgrammaticature istituzionali, sgarbi e forzature. E costrinse  il  “Capitone”, preso alla sprovvista, a tentare di fronteggiare l’offensiva con delle comiche faccette! Fu la consacrazione della trasformazione dell’avventizio in politica a difensore delle istitituzioni. Modus operandi mai venuto meno, neppure dopo la caduta del governo giallo-verde, quando si sono evidenziati i cambiamenti subiti dal personaggio-Conte. Anche la definizione salviniana di trasformista appare insufficiente a spiegarne la complessità. Il premier, infatti, non si è manifestato solo come un politico dotato di levantina duttilità, capace di passare indenne dal presiedere un esecutivo a vararne un altro di segno molto diverso, se non opposto! Egli ha attuato una vera e propria inversione di immagine  e di sostanza politica. E’ stato certamente solleticato dal nuovo “mestiere”, fino alla dichiarazione di non vedersi in futuro lontano dalla politica. E ha badato a costruire e a preservare l’immagine di leader riflessivo e affidabile. Che non perde mai la calma. Detesta i personalismi. E’ nemico degli estremismi. Opera in sintonia con il Quirinale. E ossequiente verso le istituzioni e i loro equilibri. Il rapido  processo di crescita della statura politica del premier non poteva essere esente da eccessi e difetti, evidenziati soprattutto da qualche conferenze-stampa non sempre dedicata a decisioni già assunte. E da piccole  sbavatura, come una diretta Facebook in piena notte, senza alcun contraddittorio, per annunciare provvedimenti ancora in itinere, ecc. Insomma, un politico che in poco tempo è stato comunque capace di far sembrare fuori tempo e fuori luogo tutto il grossolano armamentario con cui soprattutto i suoi due ex vice, Di Maio e Salvini, gareggiavano quotidianamente. Gesti scomposti. Dichiarazioni improvvisate. Atteggiamenti bellicosi, ma vuoti di prospettive. Conte ha mostrato una vocazione ben lontana dalla funzione poco più che meramente esecutiva svolta durante il suo primo governo. Finora, del resto, la gestione complessiva dell’emergenza gli ha fatto guadagnare consensi. Soprattutto con le energiche prese di posizione anche pubbliche nel richiedere agli altri leader, a nome dell’Italia, che l’UE ritrovi una unità effettiva di azione in nome della solidarietà tra i popoli!   Saprà anche azzeccare il momento in cui “riaprire” l’Italia senza nuove ondate di contagi?

di Erio Matteo

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