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Da M.A.Y.A al Nostos, l’arte della danza più forte di limiti e barriere. Donatelli: così sono tornata a danzare

Lo spettacolo, curato da Cantiere Danza di Hilde Grella, esplora le possibilità performative di un corpo con difficoltà motorie diventando manifesto poetico e politico

Un’indagine sulle possibilità performative di un corpo con difficoltà motorie.  E’ l’idea da cui nasce Maya, il progetto curato da Cantiere Danza che vede protagonista, insieme alla coreografa Hilde Grella e alla danzatrice Laura Forcellati, l’artista Donatella Donatelli, costretta a convivere con una patologia degenerativa che limita fortemente i suoi movimenti. Tre donne con caratteristiche diverse, unite nella ricerca di un’armonia del movimento per realizzare una performance in cui la danza diventa chiave per viaggiare senza barriere. “M.A.Y.A.  – spiega Grella – è il documentario che segue la genesi del progetto performativo. Attraverso il linguaggio visivo del cinema del reale, l’opera intreccia le fasi di creazione dello spettacolo con le testimonianze delle performer e dei professionisti che hanno lavorato dietro le quinte. Il titolo M. A.Y.A non è solo un acronimo di Move as you are, ma è una parola che in sanscrito significa creazione, a ribadire il potere dell’arte. Ogni difficoltà che subentrava diventava una nuova traccia da cui partire”.
Un percorso, preceduto da Prelude, che restituisce il senso del progetto poichè prima “che nel corpo, la danza nasce nel profondo dell’essere, dove si delineano immagini e percorsi come in un sogno. Poi questi viaggiano e si concretizzano nella realtà materica con le possibilità che essa gli concede, trovando una poetica unica, perché unico è il corpo che le accoglie”. Sottolinea come “in Prelude, in cui sono in scena con Laura Forcellati e Simonetta Incarnato, abbiamo realizzato un lavoro per sottrazione di parti del corpo, immaginando la danza di chi non vede o non ha le braccia, cercando di comprendere le infinite possibilità di movimento delle persone con disabilità. I risultati di questo esperimento sono stati ancora una volta sorprendenti”.

Da Prelude fino alla performance ‘NÒSTOS_ walking inside’. “Attraverso il movimento – prosegue Grella – corpi diversi raccontano storie uniche, sfidando i limiti imposti dagli stereotipi e celebrando la diversità come risorsa creativa. Non è solo arte, ma un atto politico e poetico: ogni gesto diventa linguaggio, ogni passo un’affermazione di presenza. In scena, la disabilità non è un ostacolo, ma una possibilità nuova di reinventare la danza, rendendola più umana, autentica e profondamente emozionante”. Sottolinea come il percorso di costruzione della performance non sia stato semplice “Abbiamo continuamente dovuto ridisegnare lo spettacolo, mentre stavamo lavorando alla coreografia, ma mai abbiamo pensato di arrenderci, la difficoltà è diventata un’ispirazione”. Per ribadire come “La danza – spiega Grella – ha mille sfaccettature e ho sempre cercato di indagare le possibilità di movimento di chi deve fare i conti con difficoltà motorie. Ho studiato e partecipato a progetti di danceability, che coinvolgevano persone con disabilità, toccando con mano come il resto del corpo finisca sempre per cercare di compensare la mancanza o la difficoltà con cui deve fare i conti. Perciò ho accolto con entusiasmo la proposta di Donatella, senza però sottovalutare la responsabilità che comportava un simile progetto. L’evento performativo è nato da un lavoro di dialogo e discussione, dal tentativo di comprendere quali erano le difficoltà oggettive nelle azioni quotidiane, da quando apriva gli occhi a quando andava a dormire”

Non nasconde la sua emozione Donatella Donatelli “E’ stato un modo per mettermi alla prova, lavorare su me stessa e lanciare un messaggio forte a chi deve fare i conti con la diversa abilità. Un percorso che si affianca a quello già realizzato attraverso l’arte, in cui avevo scelto di mettermi io stessa in posa. Quando ero piccola studiavo danza e ho sempre amato danzare, così ho chiesto a Hilde se sarebbe stato possibile restituirmi la magia di quell’arte. Hilde ha accettato ma ha voluto innanzitutto conoscermi, capire la mia storia, le mie giornate, quali erano le difficoltà che incontravo nella vita di ogni giorno. Il nostro è stato un incontrarsi prima di lavorare insieme alla coreografia. Abbiamo voluto, inoltre, che a precedere la performance fosse un documentario che ne raccontasse la genesi. Le difficoltà non sono mancate, poiché subentravano continuamente nuove difficoltà di movimento che imponevano di modificare lo spettacolo ma Hilde mi ha rassicurata, saremmo riuscite sempre a ridisegnare i movimenti sulla base delle mie possibilità. Ed è stato bellissimo vedere che l’opera è stata apprezzata alla Biennale Internazionale della Donna di Trieste, alla Giornata della Danza a Roma e poi al Raid Festival, vedere che ero riuscita a trasmettere ad altri il mio sogno. Mi piacerebbe che questo progetto coinvolgesse nel tempo altre persone con disabilità, la danza diventa strumento di libertà, attraverso il quale raccontarsi e vincere i timori legati al proprio corpo, comprendere come ciascuno di noi possa superare i limiti che crede di avere e vincere pregiudizi”.

Lo spettacolo andrà in scena il 28 agosto all’Abbazia del Goleto nell’ambito del Goleto Festival promosso dal Rotary Club Sant’Angelo dei Lombardi Hirpinia Goleto, in un viaggio in tre atti, da Prelude al documentario Maya fino alla performance Nostos.

 

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