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A Sarno “Piantalo 2026” dedica una giornata a Beppe Vessicchio: quando musica e terra parlano la stessa lingua.

Ci sono uomini che dirigono orchestre e uomini che cambiano il modo di guardare il cibo. Professioni lontane, mondi apparentemente diversi, eppure uniti dalla stessa missione: educare alla sensibilità, al rispetto e alla consapevolezza. È questo il filo invisibile che ha attraversato “Piantalo 2026”, l’evento ideato da Gustarosso e ospitato il 20 maggio agli Orti della Musica, nel cuore dell’Agro Sarnese-Nocerino.

L’edizione di quest’anno è stata dedicata al Maestro Beppe Vessicchio, figura capace di trasformare la musica in linguaggio umano, armonia collettiva, ascolto reciproco. Ma tra i filari del Pomodoro San Marzano DOP aleggiava anche un’altra presenza ideale: quella di Carlo Petrini, il padre della filosofia del cibo “buono, pulito e giusto”, l’uomo che ha insegnato a intere generazioni a rispettare i contadini, le biodiversità e il valore etico del consumo. Che ci ha lasciati il venerdì scorso 22 maggio.

Due uomini diversissimi. Uno direttore d’orchestra, l’altro sociologo e fondatore di Slow Food. Eppure entrambi hanno dedicato la propria vita a creare coscienza. Vessicchio attraverso le emozioni e la cultura dell’ascolto; Petrini attraverso la terra, il cibo e la difesa delle comunità agricole. Entrambi, in fondo, hanno insegnato a rallentare.

“Piantalo” è diventato così molto più di un evento agricolo: un manifesto contemporaneo di comunità e memoria. La giornata si è aperta tra risveglio muscolare nei campi e colazioni contadine, fino al momento centrale del trapianto delle piantine di San Marzano insieme agli studenti del territorio e ai contadini della cooperativa DANIcoop. Mani giovani e mani segnate dal lavoro unite nella stessa terra, come in un rito collettivo di trasmissione.

Nel pomeriggio, tra cultura e riflessione, si sono alternati ospiti del mondo della letteratura, dell’università e dell’enogastronomia, da Maurizio de Giovanni a Franco Pepe. Tutti raccolti attorno a un’idea semplice ma potente: il cibo non è soltanto nutrimento, ma identità culturale, educazione e futuro.

E forse è proprio questa l’eredità più forte lasciata dalla giornata di Sarno: capire che la cultura può nascere da una nota musicale come da un seme piantato nella terra.

Tra l’armonia di Beppe Vessicchio e la visione di Carlo Petrini, a Sarno è andata in scena la stessa rivoluzione gentile: insegnare alle persone ad ascoltare. La musica, la terra, la coscienza.

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