E’ la storia dimenticata di Jack Kirby, estremo difensore inglese, che sceglie di far sentire la propria voce in un’Europa dilaniata dagli orrori del nazismo a rivivere nel libro di Tony Brewer e Giuseppe Foscari, “Frammenti di un no”, Caffèorchidea. Un libro che si fa riflessione sul rapporto tra responsabilità personale e contesto storico, dimostrando che le partite più importanti non si giocano sempre su un campo di calcio, ma nella coscienza di ciascuno Una piccola biografia che è anche un racconto civile: pop, accessibile, necessario. Nel maggio 1934 nella Germania nazista una squadra di calcio inglese, il Derby Country, disputa quattro amichevoli contro una selezione della Germania, che si prepara ad affrontare la Coppa del mondo di calcio. Un tour che sarà ricordato soprattutto per il rifiuto del portiere inglese Jack Kirby del saluto nazista prima di ogni partita. “Lo sport – spiega Tony Brewer – si fa espressione della complessità dell’universo sociale e politico, delle sue dinamiche, delle sue contraddizioni ma può diventare anche spazio di resistenza come ci ricordano storie come quelle di Kirby o di Smith e Carlos a Città del Messico nel 1968. Diventa strumento per accendere i riflettori su un tema, testimoniare il valore di diritti come libertà e democrazia, contro ogni forma di silenzio o connivenza.
Laureato in Filosofia presso l’Università Federico II, Brewer che ha vissuto sempre tra Inghilterra, Campania e Toscana, ha pubblicato saggi sull’individualismo metodologico nella riflessione politica inglese del Sei/Settecento e curato la voce Filosofia nel volume per le scuole L’Islam spiegato dai ragazzi ai ragazzi. Nel 2018 pubblica Non so di non sapere – revisioni semiserie alla filosofia; due anni dopo It’s only about sport and life viene selezionato per far parte del volume Racconti sportivi 2020. Attualmente vive a Battipaglia dove insegna storia e filosofia.



