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Fruncillo e Zecchino (FdI): “Il Campo Largo nega ad Avellino una sede del Centro Sperimentale di Cinematografia”

“La Regione Campania ha scelto di bocciare l’emendamento al Bilancio presentato dal consigliere Zecchino finalizzato a sostenere l’istituzione di una sede distacca del Centro Sperimentale di Cinematografia ad Avellino, sulla quale si erano già espressi positivamente il Comune e il Ministero della Cultura”

Mentre ad Avellino il centrodestra va in pezzi (non si presenterà compatto alle Amministrative del 24 e 25 maggio prossimi), la presidente provinciale di Fratelli d’Italia Ines Fruncillo punta il dito sull’altrettanto sfilacciato centrosinistra, reo di aver bocciato un emendamento al Bilancio presentato dal consigliere regionale di FdI Ettore Zecchino: “La maggioranza di centro sinistra in Regione Campania ha scelto di bocciare l’emendamento al Bilancio previsionale 2026–2028 presentato dal consigliere Ettore Zecchino finalizzato a sostenere l’istituzione di una sede distacca del Centro Sperimentale di Cinematografia ad Avellino, sulla quale si erano già espressi positivamente il Comune di Avellino e il Ministero della Cultura”.

“Tant’è, se da un lato la Regione ha elargito a piene mani, negli anni, oltre 100 milioni di euro alla Film
Commission campana e al Distretto campano dell’Audiovisivo, concentrando ingenti risorse finanziarie su
un’unica area territoriale, dall’altro continua a penalizzare le aree interne. Una scelta politica grave che
conferma ancora una volta quanto per il centrosinistra campano le aree interne non rappresentino una
priorità strategica, ma solo una realtà da evocare a parole nei momenti elettorali”.

Ettore Zecchino e Ines Fruncillo

“La proposta di istituire ad Avellino una Scuola di cinematografia, sostenuta dal Governo Meloni attraverso il
Ministero della Cultura, si colloca invece in una visione moderna dello sviluppo, nella quale la cultura rappresenta un asset strategico capace di generare crescita economica, occupazione qualificata e attrattività territoriale, nella ferma convinzione che la cultura non sia un costo ma un moltiplicatore economico. La cinematografia è oggi una filiera produttiva complessa, in grado di attivare indotto, valorizzare competenze e promuovere i territori. Una scuola, concepito come percorso accademico, consentirebbe ai nostri giovani di accedere a indirizzi formativi di alto livello senza essere costretti ad andare via, e contribuirebbe al contempo ad attrarre nuove energie e nuovi talenti da fuori, invertendo finalmente il paradigma dello spopolamento nelle aree interne. Significa trasformare le aree interne da luoghi che si abbandonano a luoghi che si scelgono. Ma significa anche proiettare questo territorio dentro il futuro”.

“A ciò si aggiunge l’evoluzione del settore nell’era dell’innovazione tecnologica e dell’intelligenza artificiale, che sta generando nuove professionalità ad alta qualificazione nei campi degli effetti visivi digitali, degli ambienti virtuali, della post-produzione avanzata e dei contenuti immersivi. Investire in questo ambito significa formare competenze nuove, offrire ai giovani opportunità concrete e un accesso diretto a lavori qualificati e rendere le aree interne competitive nei grandi cambiamenti globali. In tale contesto, la mancata attenzione verso un progetto di questa portata appare difficilmente comprensibile e rischia di ampliare ulteriormente il divario tra aree costiere e aree interne”.

Ed è proprio qui che emerge con chiarezza il punto politico: “Sul tavolo – dichiarano Fruncillo e Zecchino – c’era una proposta concreta e seria, capace di generare lavoro, trattenere i nostri giovani, attrarre talenti e promuovere il territorio a livello nazionale e internazionale. La Regione Campania sceglie di non investire, negando anche un contributo minimo e agevolmente sostenibile ad Avellino, capoluogo di una Provincia, che ha dato natali a illustri riferimenti dell’industria cinematografia internazionale, dalla regia alla sceneggiatura, passando per il montaggio e la recitazione. Mentre si continuano a destinare decine e decine di milioni di euro a strutture e poli già consolidati su Napoli, si nega alle aree interne anche la possibilità di costruire una filiera nuova, moderna, competitiva, capace di stare dentro le trasformazioni dell’economia e della tecnologia. Ci sembra evidente che i cittadini campani delle aree interne vengano trattati come figli di un dio minore, alla faccia della presunta stagione del rilancio. Quando è chiamato ad entrare nel merito di una programmazione strutturale, il campo largo non tiene il passo e nega un futuro alle aree interne campane”.

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