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Giovanni Bove: “Zingaretti ha in mano una occasione storica. Non la sprechi”

La vittoria di Zingaretti, vista da un militante di csx che ha scelto di non partecipare alle primarie, consegna sia un nuovo barlume di speranza, che la conferma di tutti i limiti della classe dirigente che attualmente regge le sorti del partito nei territori.

Mai scelta fu più sofferta del dover essere costretti a lasciare il partito, inteso quale luogo naturale in cui far vivere la passione politica mettendola al servizio di un orizzonte comune.

Domenica c’è stato in Italia un sussulto del popolo democratico che, per fortuna, dimostra di essere sempre un passo avanti rispetto alla propria classe dirigente.

I dati dicono che Zingaretti ha avuto una buona affermazione numerica, che per diventare affermazione politica necessita di scelte indifferibili ed immediate.

In Irpinia si è verificato un evidente paradosso politico ed il solito gioco del voto di consorterie l’una contro l’altra perennemente armate.

La scelta di votare Zingaretti è stata dettata più che da una vera adesione politica alla sua mozione, dalla mera necessità di occupare uno spazio per continuare a garantirsi pulpiti e poltrone.

Molti di quelli che hanno scelto Zingaretti al nazionale hanno poi scelto per il regionale non la Filippelli, candidata di Piazza Grande, ma hanno preferito accomodarsi sotto l’ombrello protettivo del Presidente della Regione, eleggendo un segretario regionale che, per espressa violazione dell’art 28 c 6 dello Statuto Regionale del PD, è incompatibile alla carica.

In questo elemento, a nostro avviso, c’è il vulnus politico della elezione di Zingaretti; d’altronde se le speranze di rinnovamento del PD e della cd svolta a sinistra di Zingaretti hanno i volti degli eletti in Assemblea Nazionale di questa provincia, il dubbio che la classe dirigente non abbia ben compreso l’attestato di fiducia che il popolo democratico ha riservato a questo PD è forte.

Questo vulnus può diventare affermazione politica se Zingaretti avrà la forza ed il coraggio di affrontare seriamente la sfida del rinnovamento dei livelli territoriali del partito, dove va spazzata via quella stessa classe dirigente, fatta di vecchi e giovani arraffoni ed appezzottati, che oggi gioisce del nuovo corso e che fino a ieri belava dietro le insegne del renzismo imperante.

Zingaretti potrà essere attrattore per coloro che hanno abbandonato il partito se avrà la voglia di rivoltare come un calzino la struttura organizzativa del PD e renderlo veramente partito palestra.

Se avrà il coraggio di avanzare una proposta di rinnovamento contenutistico delle politiche di sinistra in materia di lavoro, di investimenti, di accoglienza, di tutela del debole.

Il segretario utilizzi la prossima campagna per le europee e le amministrative in Italia per sfidare i sovranisti sul terreno di una rinnovata visione dell’appartenenza dell’Italia all’UE, che sia fondata sulla ulteriore cessione di pezzi di sovranità agli organismi comunitari e sulla necessità di mettere mano alla riforma istituzionale che dia compimento e chiarezza di ruoli e funzioni al Parlamento Europeo ed agli altri altri organismi comunitari, realizzando finalmente il sogno dei padri fondatori.

Il popolo democratico, eleggendo segretario Zingaretti, ha voluto creare un nuovo impasto; spetta alla capacità del neo segretario inserire in questo nuovo impasto il lievito nuovo di una rinnovata speranza per il centro sinistra.

Se Zingaretti inserirà nel nuovo impasto il lievito vecchio e stantìo dei soliti teatrini a cui il PD ci ha abituati sui territori, il centro sinistra italiano otterrà un pane vecchio e nato già raffermo e rivivremo la litanìa di sempre.

Zingaretti ha in mano una occasione storica. Non la sprechi.

Giovanni Bove

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