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Il decreto “Agosto”, approvato dal Consiglio dei Ministri venerdì scorso (che ha stanziato 25 miliardi per prorogare la Cassa Integrazione e altri benefici e per ridurre la contribuzione del 30% alle imprese del Sud) è stato l’ultimo atto del Governo prima della chiusura estiva del Parlamento. Con questo decreto si è chiusa la fase due. Ora, sotto l’incalzare del generale agosto, si va tutti in vacanza sperando che il sole non dia in testa ai nostri parlamentari, ma che, al fresco degli ombrelloni, tra una nuotata e una bibita rinfrescante, siano in grado di riordinare le idee ed essere pronti a settembre per affrontare la terza fase con la responsabilità, il senso dello Stato e, nella esclusiva ottica del bene comune, con il coraggio e la determinazione che occorrono per elaborare un piano finalizzato al rilancio l’economia, così come ci chiede anche l’Europa. Il momento è cruciale! Si sta su un crinale: dove si può raggiungere la vetta o lasciarsi precipitare a valle e non essere più in grado di risalire. Di qua o di là. Con la stessa determinazione e fiducia con la quale l’Italia ha partecipato a fondare prima il MEC e poi l’Europa ci si deve convincere che o ci avviciniamo ai Paesi più sviluppati della Comunità o precipitiamo irreversibilmente fa quelli sottosviluppati. Non vi sono altre alternative: tertium non datur. Dovrebbero capirlo tutti i nostri politici, compresi quelli dell’opposizione che dovrebbero anteporre l’interesse nazionale a quello di bottega, non come fa Salvini che ha cominciato la sua campagna elettorale allo scopo di prendere il posto di Conte anche se non spiega agli italiani cosa farebbe e le misure che intenderebbe prendere, una volta al Governo. Per quelli della maggioranza, invece, è un imperativo categorico. Uscire dalla crisi e porre le basi per lo sviluppo del Paese e l’unica opzione sul tavolo. Non ce ne sono altre. Se il M5S ritrovasse le sue stelle, se Renzi smettesse di considerarsi ancora lo statista di cui ha bisogno l’Italia, se il PD riscoprisse i valori di sinistra e se tutti insieme si convincessero che le vere riforme si fanno in modo radicale non avendo paura di scontentare quelli che non le vogliono, mettendo in atto una rivoluzione culturale, allora si potrebbero nutrire concrete speranze di resurrezione. Ma ne saranno capaci? Saranno così lungimiranti da fare una nuova legge elettorale e altre norme collaterali che, garantendo anche ai piccoli partiti il diritto di tribuna, tenesse conto dell’esigenza di assicurare la governabilità del Paese e adeguasse i collegi e il Parlamento alla riduzione del parlamentari che quasi certamente sarà confermata dal referendum di settembre? Se non ora quando? La Storia non si ripete e le opportunità non sfruttate sono perdute per sempre. Con queste premesse ogni accordo è possibile, senza di queste si continuerà a scendere la china. Il mese di settembre sarà durissimo e preparerà un autunno molto caldo. In ballo ci sono la riapertura in sicurezza delle scuole, una possibile ripresa del virus, le elezioni europee, il referendum sulla diminuzione del numero dei parlamentari, la nuova legge elettorale e il piano di sviluppo per l’utilizzazione dei fondi europei del Recovery fund che l’Europa non ci concederà se non facciamo le riforme che ci chiede e che, a prescindere, sono preliminari a qualsiasi piano di riscossa. Fisco, Scuola, drastica riduzione dei tempi dei processi civili, sburocratizzazione effettiva della Pubblica Amministrazione, politica industriale e del lavoro sono ormai indifferibili. La materia è vasta e complessa e non ammette che si possa continuare a cincischiare e a parlare d’altro come di un eventuale rimpasto nel Governo e di sondaggi e del futuro di Conte. Non è in ballo il futuro di Conte ma dell’Italia! L’alternativa è ritrovarsi con la peggiore destra ed il sovranismo al Governo e con il distacco definitivo del nostro Paese dall’Europa. E’ questo che vogliamo?

di Nino Lanzetta

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