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Grottaminarda ricorda San Tommaso. Il vescovo Melillo: una teologia che sa dialogare con il cuore

«Abbiamo posto una base importante per il prosieguo di questa iniziativa.  L’Amministrazione comunale attraverso un deliberato ha già istituzionalizzato una giornata evocativa del Santo. Con questo convegno abbiamo fatto un primo, significativo, passo attraverso gli interventi di professori universitari dotti della vita, delle opere e del pensiero filosofico di San Tommaso d’Aquino».  E’ un bilancio certamente positivo quello di Rocco Barrasso, organizzatore per conto dell’Amministrazione comunale di Grottaminarda della giornata dedicata alla figura di Tommaso d’Aquino, santo, teologo, filosofo e patrono del Comune di Grottaminarda. Nella prima parte  organizzate visite guidate all’interno del Castello d’Aquino mentre nella seconda,  nell’incantevole cornice dei Giardini Pensili, c’è stato il convegno sulla figura di Tommaso con la presenza di esperti e studiosi.

Presentando gli ospiti e ringraziando la Diocesi di Ariano e la Parrocchia di Santa Maria Maggiore per la sinergia creatasi, Barrasso ha sottolineato che l’obiettivo di tale collaborazione, è quella di ampliare la conoscenza del Santo e di divulgarla.

Presente all’iniziativa il Vescovo monsignor Sergio Melillo in quale, invitato ad un saluto, ha espresso ringraziamenti al Sindaco, ai presenti e agli esperti, ha ribadito l’attualità del pensiero del Santo: «una teologia che sa dialogare con il cuore».

É stata poi la volta del saluto del Sindaco, Marcantonio Spera, il quale ha raccontato del suo legame con il Santo, la cui figura ricorre spesso nella sua vita,  sia per motivi personali che per i suoi studi scientifici, sia per una serie di incontri casuali intrecciati con la religione. Ha quindi ribadito la volontà dell’Amministrazione di valorizzare una personalità di tale importanza storica, culturale e spirituale quale San Tommaso d’Aquino.

Il convegno è stato intramezzato dal alcune magistrali letture, da parte dell’attrice teatrale Marina Parrilli, brani su cui si sono poi snodati gli interventi degli esperti, tra questi  il Canto X del Paradiso della Divina Commedia ed un passo de “Commento al De Trinitate di Boezio”.

Nel vivo della tavola rotonda è entrato Sebastiano Valerio, Professore Ordinario di Letteratura Italiana e Direttore del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Foggia che ha relazionato sulle rappresentazioni letterarie di Tommaso d’Aquino, sviluppando il suo intervento partendo dal Canto X del Paradiso, spiegando che nella Divina Commedia c’è molto del pensiero tomistico, tant’è che Dante lo inserisce tra le anime che incontrerà nel Paradiso. San Tommaso, ha sottolineato Sebastiano Valerio, ha rappresentato per la filosofia, quella luce fioca che Dante incontra nel Canto IV dell’Inferno, ovvero ha cristianizzato il pensiero di Aristotele liberandolo dalle tenebre dei pregiudizi delle filosofie succedutesi nel tempo. Dottrina e poesia nella Cantica del Paradiso si sono intrecciate perché noi uomini, identificati in Dante, «non possiamo arrivare a capire il disegno divino senza rappresentazioni, che ci fornisce la poesia». Anche Gian Battista Marino, nel 1400, ha ripreso l’immagine di San Tommaso in una sua opera in cui metaforicamente ha rappresentato la verità dei classici illuminata dalla religione cristiana. Quindi una verità attualizzata.

Il pomeriggio è proseguito con l’appassionata relazione sul rapporto tra San Tommaso e la filosofia di Alessandra Beccarisi, Professoressa Ordinaria di Filosofia Medievale presso l’Università di Foggia. Il suo intervento è iniziato con la spiegazione di cosa significasse “essere filosofo” nel periodo medievale, non intenso nell’accezione contemporanea ma, significava “essere uomo di scienza”. San Tommaso, spirito curioso e brillante, era convinto che ragione e fede fossero due aspetti della stessa realtà poiché Dio ha reso l’uomo unico proprio donandogli la ragione e quindi la possibilità di conoscenza del mondo reale “Hic homo intellegit”.  L’uomo quindi poteva conoscere con l’esperienza, partendo dall’osservazione della natura, testimonianza di Dio, quindi con l’intelletto poteva conoscere Dio. Per tale motivo, riallacciandosi al discorso del Professor Sebastiano, «la poesia che procede per metafore e allegorie, a differenza della filosofia che procede per dimostrazioni, si avvicina alla conoscenza di Dio. Non esiste quindi contraddizione tra ciò in cui si crede e ciò in cui si conosce perché entrambe derivano dalla stessa fonte: Dio».

L’incontro è terminato con la relazione sul rapporto tra sapienza e saggezza  di Frate Giuseppe Busiello, padre domenicano, Docente di Filosofia Teoretica presso il Seminario interdiocesano della Basilicata che ha sottolineato i due aspetti bibliografici della vita del Santo ovvero l’incontro nella città di Napoli sia del frate Domenico di Guzmàn, fondatore dell’ordine dei predicatori 1216, sia della filosofia aristotelica che per lui fu illuminante. In un testo di Aristotele rimase colpito dal concetto della parola phronesis che in greco corrisponde al nostro concetto di saggezza, differente dal concetto di sapienza che invece per Aristotele indicava il possesso della perfezione spirituale teoretica che portava ad una vita virtuosa. Alla luce della Rivelazione, San Tommaso, precisa questo termine con prudenza, che non è certo ciò che intendiamo noi contemporanei ma è la virtù più necessaria per la vita umana perché consiste nel ben operare cioè, mediante una scelta o decisione retta non guidata dall’impulso e dalla passione. Sapienza e saggezza, spiega il Professore, rappresentano due modi di essere rispetto alla verità, la saggezza appartiene alla vita contemplativa mentre la sapienza alla vita attiva, quindi l’uomo deve necessariamente trovarla nella propria vita perché solo così si collegherà alle verità naturali».

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